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Alfred Adler: il primo eretico della psicoanalisi

Dopo aver parlato in questo blog di Freud e di Jung, adesso passiamo ad un altro dei cosidetti "padri" della psicanalisi. Si tratta di Alfred Adler, austriaco, nato a Rudolfheim il 7 febbraio 1870 e morto ad Aberdeen il 28 maggio 1937. Egli è considerato il primo eretico della psicoanalisi perché spostò l'attenzione dagli aspetti biologici della mente umana agli aspetti sociali. Secondo Adler l'istinto più importante è quello sociale da cui derivano i sentimenti di amore, amicizia, tenerezza, altruismo e i loro contrari.

Nel dettaglio della teoria psicanalitica di Adler, che egli chiamò psicologia individuale, ci sono due istanze innate: la volontà di potenza, che è il bisogno di sopravvivere ed affermarsi e il sentimento sociale che si deve intendere come il sentimento di cooperare con la comunità in cui si vive. L'equilibrio tra queste due istanze corrisponde alla buona salute mentale, il loro conflitto porta invece alla nevrosi.

Adler notò che ogni individuo, nel corso della sua esistenza, cerca sempre di crescere cioè cerca di muoversi da una posizione vissuta come inferiore, ad una meta di superiorità. Da qui nasce il termine volontà di potenza, di matrice nietzcheana, che spiega il motivo per cui l'individuo tende a reagire alla propria inferiorità spostandosi verso l'alto, usando gli artifici nevrotici nel suo cammino.

Adler era di salute precaria e soffriva di rachitismo e questa sua condizione influenzò enormemente il suo pensiero che è largamente incentrato sul sentimento di inferiorità e i problemi di socializzazione. Il sentimento di inferiorità caratterizza il bambino alla sua nascita ed è normale nell'infanzia. Si trasforma in complesso di inferiorità nell'adulto quando vengono a mancare le condizioni educativo-ambientali che consentono al bambino di liberarsene nel corso della crescita. Ad accentuare il complesso di inferiorità possono concorrere quella che Adler chiama inferiorità d'organo, intesa come insufficienza fisica o estetica e la costellazione familiare intesa come rivalità fra i fratelli a cui Adler attribuisce un'importanza maggiore che ai genitori. La compensazione è una delle modalità che la volontà di potenza usa per superare il sentimento di inferiorità. La compensazione non deve essere vista solo come espediente nevrotico ma anche come elemento di superamento dell'inferiorità. Adler fa una distinzione tra compensazioni e supercompensazioni e tra compensazioni positive e negative: quelle negative e la supercompensazione interferiscono con il sentimento sociale. La progettazione di piani di vita può comportare una valutazione di sé e del mondo che smettono di essere oggettive, producendo quelle finzioni che restano nell'ambito della normalità psichica finché non distanziano troppo l'individuo dai suoi simili e non alterano la coerenza del pensiero.

Per una più ampia trattazione visitate: Filosofico

Commenti

  1. Sono veramente felice quando leggo qualcuno che parla in questo modo della psicoanalisi.
    Grande!!

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