martedì 9 ottobre 2007

L'Eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo, la più famosa del mondo. In questo articolo una ricostruzione degli eventi più salienti.

Gli antichi romani non si erano resi conto che il monte Somma (nome antico del Vesuvio) fosse un vulcano. La fitta vegetazione che lo ricopriva non ne permetteva un riconoscimento sicuro.

Nessuno degli abitanti della zona compresa tra Pompei, Ercolano, Napoli e Nocera sapeva a cosa stava andando incontro. In realtà c'erano state delle avvisaglie: nel 63 d.C. una serie di terremoti aveva colpito la zona e le scosse si dovevano essere ripetute negli anni tra il 63 e il 79, visto che Plinio il Giovane riporta che, nei giorni immediatamente precedenti all'eruzione:

"per molti giorni si erano succeduti terremoti, ma non temevamo perché essi sono comuni in Campania"

La grande eruzione comincia il 24 agosto alle ore 13, con una grande colonna di cenere, gas e lapilli. Plinio il Giovane, da Capo Miseno (21 km dal vulcano), può osservare la colonna eruttiva in tutto il suo sviluppo. La sua descrizione è tanto efficace che il termine pliniano viene utilizzato nella vulcanologia moderna per indicare una fase eruttiva durante la quale si forma una colonna sostenuta, formata da una miscela di cenere, pomici e gas. Questa nube, che nella forma somiglia ad un pino, si ritiene abbia raggiunto un'altezza di 26 km s.l.d.m.

In seguito comincia la caduta delle ceneri nei territori intorno al vulcano. A questo punto il flusso di magma diventa talmente copioso che la nube non è più in grado di salire verso l'alto e collassa. Un denso flusso di ceneri incandescenti "rotola" lungo i fianchi del vulcano, investendo tutto ciò che trova lungo il suo cammino. Si tratta del "flusso piroclastico" detto anche "nube ardente". Questa è la fase eruttiva che produce il massimo dei danni a cose e persone.

Nella fase finale dell'eruzione avviene l'evento più violento in assoluto: il crollo di parte dell'edificio vulcanico, accompagnato da violenti terremoti.

Plinio descrive con un crescendo di tensione questa fase dell'eruzione, con questa frase:

"Vedevamo il mare ritirarsi quasi ricacciato dal terremoto"

I danni provocati dall'eruzione furono davvero immensi e decretarono il collasso dell'economia dell'intera Campania. Oltre alla distruzione totale di Pompei ed Ercolano, non si devono dimenticare la perdita di raccolti per anni interi. Uno strato di cenere di alcuni centimetri è in grado di rovinare i raccolti da un terreno per quasi 10 anni.

Le morti e i danni materiali causati dal Vesuvio furono tanto gravi che l'Imperatore Tito incaricò due ex-consuli (Curatores Restituendae Campaniae) di sovrintendere ai lavori di ricostruzione e di risolvere le questioni legali sorte per la scomparsa di così tante persone.

La memoria delle città sepolte perdurò per secoli. In ogni lavoro di scavo e nella coltivazione dei campi emergevano continue vestige di una città che veniva chiamata "La Civita". Gli scavi sistematici iniziarono a Pompei nel XVIII secolo, per volere di Carlo II, re delle Due Sicilie.

3 commenti:

  1. Sono passata per caso e questo articolo mi e' piaciuto molto.
    E anche le foto delle comete.
    ciao

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  2. Ti ringrazio. Ho dato un'occhiata anche ai tuoi blog e li ho trovati molto interessanti, con ottimi articoli, anche di argomento scientifico. Un saluto da Giuseppe.

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  3. Bellissimo argomento e molto emozionante x ki nn conosce l antichita e la storia di questi eventi

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