Krakatoa 1883: una delle più grandi eruzioni vulcaniche conosciute

 

Una delle eruzioni esplosive più grandi della storia recente è quella che si verificò nei giorni 26-28 agosto 1883 nello Stretto della Sonda, fra le isole di Giava e Sumatra, all'isola Krakatoa (o Krakatau).

Prima dell'eruzione l'isola era formata da tre coni vulcanici insediati su una caldera sommersa, dalla quale emergevano soltanto due piccoli tratti del recinto, formando gli isolotti di Verlaten e Lang Island. Il più grande dei tre vulcani, il Rakata, giace sull'orlo meridionale dell'antica caldera preistorica, gli altri due, Danan e Perbuwatan, nel suo interno.

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La situazione dell'isola di Krakatoa prima della grande eruzione del 1883. La linea tratteggiata disegna la caldera sommersa su cui giacevano i tre vulcani attivi.

 

Nel 1680 si ebbe una piccola eruzione con modeste esplosioni ed una piccola colata dal Perbuwatan, alla quale fece seguito un periodo di calma di oltre 200 anni.

Il 20 maggio del 1883 al Perbuwatan iniziarono lanci di ceneri e pomici, dopo una settimana le esplosioni diminuirono di violenza, fino a cessare del tutto, subentrando così un breve periodo di quiete.

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Una fotografia del Krakatoa che mostra una delle eruzioni esplosive che si verificarono prima dell'eruzione che determinò la distruzione dell'isola.



II 19 giugno iniziò una nuova attività esplosiva e qualche giorno dopo si aprì un cratere ai piedi del Danan, anch'esso modestamente esplosivo; l'11 agosto anche il Rakata entrò in azione. Ebbe inizio così la grande eruzione: alle ore 13 del 26 agosto si verificò una violenta esplosione, che fu udita fino a 160 km di distanza; un'ora dopo un'esplosione ancora più forte lanciò ceneri e pomici a 27 km di altezza. Seguirono esplosioni di breve durata, ma con violenza crescente, che continuarono per tutta la notte, i cui boati furono uditi a Sumatra e a Giava. In un raggio di 160 km caddero ceneri in grande abbondanza determinando una tale oscurità, da costringere gli abitanti ad accendere fiaccole e lanterne per tutto il giorno a Batavia (oggi Jakarta) e per ben due giorni nelle vicine località di Sumatra!

L'esplosione di massima violenza si ebbe il 27 agosto: essa formò una nube di ceneri che raggiunse gli 80 km di altezza ed una fitta pioggia di pomici e ceneri cadde su un'area di 770000 chilometri quadrati (due volte e mezzo l'Italia). I boati si udirono fino a 4800 km di distanza. A questa prima esplosione ne seguirono altre due, altrettanto violente, nello stesso giorno. Durante la notte la forza dell'eruzione diminuì ed il 28 agosto la grande eruzione ebbe fine.

L'isola Krakatoa, per fortuna disabitata, e le coste delle isole di Sumatra e Giava, invece densamente popolate, furono completameùte distrutte dai maremoti (tsunami) causati dalle eruzioni. Oltre 36 000 abitanti trovarono la morte per annegamento. Per tutta la notte del 26 agosto violente onde invasero le spiagge a più riprese, causando molti danni. La più forte di tutte investì in pieno la città di Telukbetung con tale violenza da strappare una cannoniera, ancorata presso la costa, sollevarla e scaraventarla nel centro della città. Ma il maremoto successivo fu ancora più violento e la stessa nave fu ritrovata poi in piena giungla. A Telukbetung l'onda di maremoto raggiunse i 25 m, nella costa dello Stretto della Sonda i 30 m, raggiungendo la massima altezza (40 m) a Merak sulla punta nord-occidentale di Giava. Nella Baia del Pepe (Pepper Bay) l'onda invase la terraferma, inoltrandosi per 16 km nell'entroterra.

Fu una delle catastrofi più grandi causate da eruzioni vulcaniche. Successivamente, quando subentrò la calma, si potè constatare che due terzi dell'isola Krakatoa non esistevano più. Erano scomparsi i vulcani Perbuwatan, Danan e la metà del Rakata, separato in due da una nuova caldera, semisommersa dalle acque.

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Ecco come si presentava Krakatoa dopo la grande eruzione. Il Danan e il Perbuwatan si sono completamente disintegrati, il Rakata è diventato il bordo di una nuova caldera sommersa dal mare. Gli isolotti sono diventati più grandi a causa degli strati di cenere e pomici che vi si sono depositati.

Le ceneri, che erano state lanciate in alto, furono trasportate dai venti a grandissime distanze. L'area da loro ricoperta era di circa 4 milioni di chilometri quadrati (13 volte l'Italia!). Le ceneri più fini, si disse, fecero tre volte il giro della Terra, schermando sensibilmente le radiazioni solari e producendo splendidi tramonti di un rosso intenso.

Per molto tempo la navigazione nello Stretto della Sonda fu ostacolata da enormi banchi di pomici, spessi fino a 3 metri!

Un rilevamento dettagliato dei prodotti dell'eruzione rivelò che sulle isole Verlaten e Lang Island si erano depositati una trentina di strati di materiali sciolti, come ceneri, sabbie, pomici e lapilli. Ogni strato era dovuto ad una singola esplosione, il cui materiale, lanciato in aria, veniva classato durante la caduta. A queste prime esplosioni fecero seguito altre più violente e con nubi ardenti ricadenti, che depositarono sopra questi strati circa 60 metri di tufo caotico.

Lo studio petrografico rivelò che il 95% del materiale depositato era formato da pomici e ceneri fresche e solo il 5% da blocchi e lapilli provenienti da vecchie lave frantumate del Danan e del Perbuwatan.

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Nel 1927, al centro della caldera dell'eruzione del 1883, si formò un nuovo vulcano, Anak Krakatoa (letteralmente: il figlio di Krakatoa), che è attivo ancora oggi.

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[Bibliografia: "I vulcani", Alfred e Loredana Rittmann; Istituto Geografico De Agostini Novara, 1976]

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