Il lavoro è un diritto o una conquista?

Questo è il dilemma!

Ai giorni nostri si parla sempre più di diritti (e sempre meno di doveri, aggiungerei... ma non mi voglio dilungare su questo argomento).

C'è il diritto allo studio, ad esempio. E sempre più spesso si sente parlare di diritto al lavoro.

Ciascuno di noi ha bisogno di un sostentamento. Di solito con questo si intende la possibilità di vivere autonomamente del proprio lavoro (o con il proprio lavoro).

E adesso il problema: il lavoro ce lo dobbiamo creare noi, oppure deve essere qualcosa di garantito dallo Stato?

Molti giovani, dalle idee geniali, sono riusciti a crearsi delle attività lavorative davvero originali che gli hanno consentito di vivere del proprio lavoro. Ma la creatività è un dote che non tutti possiedono, quindi esisteranno tante persone che dovranno fare un lavoro più "normale". Nella nostra società servono ancora i vigili, i bibliotecari, i poliziotti, i professori, i bidelli, ecc... Sono, anzi, ruoli fondamentali, quindi è necessario che qualcuno li ricopra.

La sostanza del problema è che, appena ho ottenuto un titolo di studio adeguato (laurea o diploma che sia), il posto di lavoro che si potrebbe svolgere con quel titolo non c'è!

Succede da tanti anni ormai: un laureato spesso non potrà svolgere il lavoro per cui ha studiato. Ma allora cosa dovrebbe fare? Lasciare perdere l'Università, o deve lasciare perdere quel lavoro?

Questo è il dilemma! ;-)

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Commenti

  1. ciao Michele di http://pianetatempolibero.blogspot.com/ hai proprio ragione? e' un dilemma. E che forse dobbiamo rassegnarci e convincerci che lo studio e' una cosa il lavoro tutt'altra cosa! In Italia sembra che i lavori sono o di basso livello o per geni! Non esiste qualcosa di normale per persone normali? Bo...........

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  2. La verità è che lo studio dovrebbe essere finalizzato all'arricchimento culturale, invece noi lo intendiamo come un modo per trovare un posto di lavoro dove si lavora di meno e si guadagna di più ;-)

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