giovedì 31 gennaio 2008

Si parla sempre di vari tipi di inquinamento, ma mai di quello luminoso.

I vari media parlano sempre (giustamente) dell'inquinamento del mare, dell'atmosfera, dei terreni. Di solito, però, si ignora un altro tipo di inquinamento, non meno grave dei precedenti: l'inquinamento luminoso.

L'inquinamento luminoso ha diversi gravi effetti: ci toglie il piacere della visione del cielo stellato, impedisce l'osservazione scientifica del cielo, crea disturbo agli animali e alle piante, che sconoscono il susseguirsi del giorno e della notte. Per ovviare a questo problema, ad esempio, gli astronomi sono stati costretti a costruire gli osservatori astronomici in luoghi deserti e lontani dalle grandi città. Un altro modo per non avere il disturbo delle luci cittadine è mandare i telescopi in orbita, nello spazio, dove non c'è nemmeno l'atmosfera che può disturbare le osservazioni.

Negli ultimi anni l'inquinamento luminoso ha raggiunto proporzioni incontrollabili, tanto che le osservazioni celesti da parte di osservatori sulla Terra stanno diventando sempre più difficili. L’inquinamento luminoso, infine, costituisce un inutile spreco energetico, di risorse e, quindi, di denaro ed è il tipico segno di illuminazione inadeguata.

Per limitare in modo efficace l'inquinamento luminoso occorre minimizzare tutta quella parte di esso che è evitabile in quanto non assolutamente necessaria per produrre l'illuminazione richiesta: per far ciò le leggi e le norme dovrebbero applicare le seguenti regole, contemporaneamente (i loro effetti si sommano) e in ogni luogo (l'inquinamento luminoso si propaga a grandi distanze e si somma con quello prodotto dalle altre sorgenti):

1) Il primo criterio irrinunciabile per un’efficace limitazione dell’inquinamento luminoso è quello di non sovrailluminare. Questo significa limitare i livelli di luminanza ed illuminamento delle superfici illuminate a quanto effettivamente necessario. Significa anche non applicare livelli superiori al minimo previsto dalle norme di sicurezza, quando presenti, in modo da garantire la sicurezza senza produrre eccessivo inquinamento luminoso. Quando non siano presenti norme specifiche, i livelli di luminanza dovrebbero essere commisurati a quelli delle aree circostanti (nelle migliori leggi e nei migliori regolamenti si applica il limite di una candela al metro quadro).

2) Prevedere la possibilità di una diminuzione dei livelli di luminanza e illuminamento in quegli orari in cui le caratteristiche di uso della superficie lo consentano. I livelli di illuminazione necessari per la sicurezza o per il buon uso di un certo tipo di area dipendono infatti dal tipo di utilizzo della superficie. Se in certi orari cambia l'uso di una certa superficie l'illuminazione può essere ridotta (ad es. quando termina lo scarico di merci dagli autocarri in un area industriale o diminuisce il traffico di una strada). Se poi l'illuminazione dopo una certa ora non viene più utilizzata, si eviterebbe inutile inquinamento luminoso e spreco di energia spegnendo l'impianto.

3) Minimizzare la dispersione diretta di luce da parte degli apparecchi di illuminazione al di fuori delle aree da illuminare. In una legge efficace contro l'inquinamento luminoso è fondamentale e irrinunciabile l'obbligo di utilizzare apparecchi di illuminazione totalmente schermati in tutti gli impianti, pubblici e privati (ossia aventi un emissione di 0 cd/klm a 90 gradi ed oltre rispetto la verticale verso il basso). Infatti anche quando il flusso luminoso emesso verso l'alto dagli apparecchi di illuminazione sembra trascurabile rispetto a quello riflesso dalle superfici, in realtà esso costituisce la parte fondamentale del flusso inquinante ad una certa distanza dalle sorgenti.

Fonte: http://www.inquinamentoluminoso.it/cinzano/indexit.html

 

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1 commento:

  1. Non so se hai notato il Belgio...in effetti lì da loro sono fissati, è noto che abbiano un'inquinamento luminoso incredibile...
    ^_^

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