sabato 10 dicembre 2011

Le leggi di Kirchhoff

Nelle applicazioni è spesso indispensabile calcolare le correnti che fluiscono in un circuito complesso come quello della figura presentata sotto, essendo note le tensioni ai capi dei generatori e i valori delle resistenze. A questo scopo, se si hanno n correnti incognite, occorre scrivere un sistema lineare di n equazioni. Lo si può fare utilizzando le leggi di Kirchhoff, che esprimono le proprietà fondamentali di qualunque circuito ohmico (che, cioè, contiene soltanto generatori di tensione costante nel tempo e resistori).
La prima di tali leggi si applica nei nodi e la seconda alle maglie del circuito. Un nodo è un punto (come il punto A della figura sotto, oppure il punto B) in cui convergono tre o più conduttori. Una maglia è invece un tratto chiuso di circuito, come quello suggerito dalla evidenziazione gialla che vediamo nella figura.

Leggi di Kirchhoff

Sopra vediamo uno schema elettrico che rappresenta un circuito formato da due generatori dl tensione e tre resistori, le cui  caratteristiche sono note. Nei diversi rami del circuito fluiscono correnti elettriche di intensità i1, i2 e i3. I punti A e B, in cui convergono più correnti, sono detti nodi del circuito. Esso ha tre maglie, che sono percorsi chiusi descritti sul circuito. Una di esse, che contiene i due generatori di tensione, è evidenziata in giallo. Una seconda è data dal percorso che contiene le resistenze R1 e R2, mentre la terza contiene R1 e R3.

Nella rappresentazione di un circuito si suppone sempre che i fili di connessione, rappresentati da linee sottili, abbiano resistenza nulla. Quindi, per la prima legge di Ohm, ai loro estremi non si ha alcuna variazione di potenziale.

 

La prima legge di Kirchhoff

La prima legge di Kirchhoff (o legge dei nodi) stabilisce che la somma delle intensità di corrente entranti in un nodo è uguale alla somma di quelle uscenti.

Se si ha la convenzione di considerare positive le correnti entranti e negative quelle uscenti, la legge dei nodi può essere espressa dicendo che la somma algebrica delle m correnti entranti in un nodo è sempre uguale a zero: 

dove i simboli ik, con 1 ≤ k ≤ m. indicano le intensità (con segno) delle m correnti che convergono nel nodo.
La prima legge di Kirchhoff è una conseguenza del principio di conservazione della carica elettrica. Infatti, se il secondo membro dell'equazione precedente fosse positivo, in corrispondenza del nodo si avrebbe creazione di carica elettrica. Al contrario, si avrebbe scomparsa di carica elettrica (o creazione di carica elettrica negativa) se tale quantità fosse minore di zero.

 

La seconda legge di Kirchhoff

La seconda legge di Kirchhoff (o legge delle maglie) afferma che la somma algebrica delle differenze di potenziale che si trovano percorrendo una maglia è sempre uguale a zero.

Se, percorrendo una data maglia, si incontrano p variazioni di potenziale ΔVk, con 1 ≤ k ≤ p, la legge delle maglie può essere espressa mediante la formula

La legge delle maglie esprime semplicemente il fatto che, descrivendo un percorso chiuso lungo il circuito, ritorniamo allo stesso potenziale da cui eravamo partiti. Quindi la differenza di potenziale totale attraversata, eguale alla somma algebrica delle singole differenze di potenziale incontrate, è uguale a zero.


Albero di Natale oro

Oggi finalmente ho trovato il tempo di fare l’albero di Natale. Come colore dominante ho scelto l’oro, ma le luci intermittenti ho lasciato quelle multicolori degli anni scorsi. Credo di avere ottenuto un bell’effetto, a parte, ovviamente, la soggettività dei gusti personali Sorriso.

Ecco una foto del mio albero di Natale oro. Spero che vi metta un po’ di allegria Occhiolino.

Albero di Natale oro


giovedì 8 dicembre 2011

Zoofobia: la paura degli animali

Zoofobia è la paura ingiustificata e patologica degli animali. Freud ammise che è normale per i bambini da 2 a 4 anni avere paura di alcuni animali. Ovviamente si tratta di animali che fanno parte del loro mondo come il cane, il gatto, il cavallo e sono quelli stessi animali che conoscono attraverso le fiabe e che circondano di timori immaginari. La paura degli animali di solito diminuisce fino a scomparire, a meno che un brutto ricordo (ad esempio un morso ricevuto da un cane) non la faccia riaffiorare  nell’età adulta.

zoofobia

Gli studiosi hanno potuto verificare che, nel caso in cui la paura degli animali continui anche nell’età adulta, entrano in gioco anche fattori di “apprendimento”: le paure dei genitori vengono spesso trasmesse ai figli. E’ anche vero che sovente le paure degli adulti si concentrano su animali dall’aspetto repellente (come ragni o topi), a volte pericolosi, come i serpenti, ma in altri casi hanno per oggetto animali innocui e di aspetto tutt’altro che sgradevole, come i piccioni.

La zoofobia si manifesta spesso, quando non alla presenza diretta dell’animale, con incubi: l’individuo sogna di trovarsi di fronte, all’improvviso, un enorme ragno oppure di venire aggredito da uno stormo di uccelli o da una schiera di topi.

Ecco alcune delle zoofobie più diffuse.

 

Aracnofobia

Il ragno è uno degli animali di cui si servono di più i creatori di film dell’orrore per cercare di spaventare gli spettatori. Il suo aspetto non molto gradevole, con le lunghe zampe sproporzionate rispetto al corpo peloso, non fa che aumentare la sua cattiva reputazione. Oltre a ciò, gioca a sfavore del ragno la sua fama di predatore: egli tesse la sua tela per attirare lentamente la vittima che finisce per cadere in suo potere. Per questo motivo, il ragno è da sempre, per l’inconscio di ogni uomo, simbolo delle relazioni “soffocanti”, in cui uno dei partner voglia, in un certo senso, impadronirsi dell’altro e “divorarlo”, annullandone la personalità. Anche per questo, quindi, il ragno continua ad essere un animale temuto da molte persone: queste associano nel loro inconscio l’immagine dell’animale davanti a loro con ciò che esso rappresenta a livello simbolico e ne hanno timore.

Nel filmato il trailer del film Aracnofobia (1990). I ragni sono un soggetto tipico dei film dell’orrore.

 

La paura dei topi (musofobia)

Anche i topi sono penalizzati dal loro aspetto sgradevole, ma altresì il loro movimento nervoso, a scatti, imprevedibile fa sì che vengano guardati con poca simpatia. Nell’inconscio delle persone che temono questi animali, essi sono il simbolo dei rapporti dominati appunto dal nervosismo, dall’incostanza, dall’imprevedibilità. Si tratta di soggetti che vivono con grande ansia questo tipo di relazioni.

Ecco alcune scene del film Willard e i topi (1971). Nella storia Willard Stiles è un mite disadattato sociale con una strana passione per i topi. Non sono pochi i film horror che ricorrono ai topi nelle scene più disturbanti.

 

La paura degli uccelli (ornitofobia)

Il film Gli uccelli di Afred Hitchcock sembra essere stato ideato proprio in seguito al racconto di una persona che patisse questa particolare fobia. Si parla infatti, nell’opera cinematografica, di un attacco improvviso condotto dagli uccelli nei confronti degli uomini. Gli incubi delle persone che soffrono di una fobia degli uccelli hanno per oggetto aggressioni da parte di questi animali. L’individuo può sognare di non riuscire a tenere fuori dalla casa uno stormo di uccelli che con i loro becchi vogliono sfondare la porta, oppure venire assalito dai piccioni mentre cammina per la strada.

Ecco una scena tratta dal film Gli Uccelli di Hitchcock (1963).


[Bibliografia: Complessi, da Edipo a Biancaneve, Daniela Tosi, Ed. Biesse]


Asteroide Icaro

Icaro è un piccolo asteroide scoperto dall’astronomo tedesco Wilhelm Heinrich Walter Baade il 27 giugno 1949. Icaro è un cosiddetto asteroide Apollo: appartiene ad una sottoclasse di asteroidi che orbitano non lontano dalla Terra. Deve il suo nome al fatto di avvicinarsi molto al Sole, come fece il mitico Icaro greco. Ogni 19 anni Icaro passa molto vicino sia a Mercurio, sia alla Terra. Per questo motivo viene utilizzato per la misurazione della massa di Mercurio e di quella del sistema Terra-Luna.

asteroide Icaro

(Eccentricità orbitale dei pianeti interni del Sistema Solare confrontata con quella della cometa di Halley e con quella dell’asteroide Icaro. Si noti come Icaro abbia un’orbita fortemente eccentrica che lo porta oltre l’orbita di Marte all’afelio e ben all’interno dell’orbita di Mercurio al perielio.)

L’ultima volta che si è verificata questa situazione di vicinanza è stata nel 1997. Nel 1968 Icaro passò a 600000 Km dal nostro pianeta. Un evento simile accadrà nuovamente il 15 giugno 2015, ma stavolta Icaro passerà a 8,1 milioni di chilometri dalla Terra. L’asteroide Icaro ha colpito la fantasia dello scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke (l’autore di 2001 Odissea nello Spazio), che nel 1962 scrisse il racconto Estate su Icaro. Clarke narra di un astronauta che resta prigioniero sul piccolo asteroide.

Icaro era un personaggio della mitologia greca. Il padre Dedalo lo dotò di ali fissate con della cera per fuggire dal labirinto dell’isola di Creta, dove viveva il pericoloso minotauro. Icaro volò troppo in alto, si avvicinò al Sole e la cera delle sue ali si sciolse. Il ragazzo precipitò nel mare Egeo. Oggi porta il suo nome anche un tratto di mare nei pressi dell’isola di Samo. La letteratura ha elevato il giovane Icaro a simbolo dell’avventura e della volontà di superare i limiti umani.

Di seguito potete vedere un filmato dedicato all’asteroide Icaro. Buona visione.


lunedì 5 dicembre 2011

Conosci te stesso

Conosci te stesso. Questa frase è talmente famosa che pochissimi di voi non l’hanno mai sentita dire. Per quei pochissimi che non hanno avuto questa fortuna dico solo che si tratta di un motto greco antico (scritto sul tempio dell’Oracolo di Delfi) che ha un significato ben preciso. Significa che la “verità” o la vera conoscenza (qualunque cosa significhi “vera conoscenza”) si può trovare solo dentro sé stessi e non osservando il mondo esterno. Questo perché di solito si identifica il mondo dell’interiorità come la vera fonte della saggezza, mentre il mondo che ci circonda è un “mondo di apparenze”.

conosci te stesso

Einstein ad esempio era di opinione diametralmente opposta. Cito una sua frase molto significativa:

Il possesso intellettuale di questo mondo extrapersonale mi balenò alla mente, in modo più o meno consapevole, come la meta più alta fra quelle concesse all'uomo.

Secondo lo scienziato tedesco era lo studio del mondo esterno alla nostra mente che era la vera fonte di una conoscenza che valeva la pena ricercare anche per tutta la vita.

Sulla dicotomia quasi inconciliabile tra percezione interiore ed oggettività della realtà che ci circonda si sono scritti fiumi di parole e fino a questo momento nessuna delle due posizioni è mai arrivata a prevalere nettamente sull’altra.

Io credo che però il problema non sia così complesso come sembra. Le nostre menti possono inventare, percepire, interpretare la realtà che ci circonda, ma non credo che siano in grado di “crearla”. Ma questo è un discorso che mi porterebbe troppo lontano.

Tuttavia c’è una cosa che mi inquieta nel discorso del “conosci te stesso”. Nella mia vita ho avuto la fortuna di osservare la vita di molte persone che praticano la meditazione e altre svariate discipline “esoteriche”. Si tratta di persone che applicano nella pratica quotidiana l’esortazione del conosci te stesso. Hanno cominciato per svariati motivi, di solito relativi a problemi legati ad insoddisfazioni personali. Dopo anni e anni di “ricerca interiore” la loro insoddisfazione è enormemente aumentata. Anziché trovare una serenità interiore o una maggiore soddisfazione personale, il loro sgomento è aumentato esponenzialmente con l’aumentare delle loro idee esoteriche sempre più tendenti al fanatismo.

Tutto questo “guardarsi dentro” non li ha resi affatto più consapevoli di altri delle loro azioni o dei loro pensieri, ma li ha resi solo più “illusi” di essere consapevoli. La mia potrebbe essere solo un’impressione, ma è un’impressione che loro stessi più volte mi hanno confermato parlando delle loro crescenti insoddisfazioni.

Così sembra che l’estremizzare il concetto di “conosci te stesso” non porti a grandi benefici. Tutto questo scavo interiore non giova realmente ad avere la consapevolezza cosmica che si cerca di avere.

E quelli che invece cercano una conoscenza del “mondo esterno”? Sembra che siano notevolmente più soddisfatti. Anche se è una conoscenza che non promette affatto di abbracciare un’olistica e misteriosa illuminazione cosmica, non sembrano scomporsi per questo “difetto”.

Sembra che per coloro che cercano la conoscenza definitiva cosmica il detto più adatto non sarebbe “conosci te stesso” ma il più saggio “chi troppo vuole nulla stringe”!


Conservare la luce in un barattolo!

Esistono gadget simpatici, gadget inutili, gadget esteticamente molto belli, gadget geniali e gadget che non si sa nemmeno a cosa servano. Il gadget che vi presento non è facile da inserire nelle categorie che elencato prima.

Si tratta di un gadget che è in grado di conservare la luce in un barattolo. Detta così sembra qualcosa tra il magico e l’inutile, ma è basato su qualcosa che in realtà rappresenta addirittura il futuro energetico del nostro pianeta. Più che un gadget è un simbolo!

barattolo solare

Sto parlando del “barattolo solare” disegnato dal designer Tobias Young. Non è altro che un barattolo per conserve, ermeticamente chiuso, dotato di un pannello solare e di una lampada a led al suo interno. In questo modo con il pannello solare “raccoglie” la luce del sole ed è come se questa restasse intrappolata nel barattolo. Geniale trasposizione di un simbolismo che coinvolge concetti importantissimi come le energie rinnovabili, l’ecologia e la vita che ci dona la nostra stella.

conservare la luce in un barattolo

Il barattolo solare è formato semplicemente da un barattolo in vetro opaco, una lampada a led ricaricabile in un tempo di circa 5 ore. Dispone di accensione automatica e anche manuale. La batteria ricaricabile è inclusa. Ovviamente la sua parte più importante è il piccolo pannello solare che funge da tappo.

E’ possibile acquistarlo presso il sito Miotti.it ad un prezzo di 32 euro. Potrebbe essere un’ottima idea per fare un regalo di Natale, se per voi il prezzo non è un problema. Personalmente lo trovo davvero un bel gadget, ma il prezzo fa diminuire decisamente il mio entusiasmo. Peccato, perché se fosse costato un po’ meno ci avrei fatto un pensierino anche io Occhiolino. Per il momento farò a meno di questo barattolo solare.


domenica 4 dicembre 2011

Internet è una malattia? No, è una immensa perdita di tempo…

Per molti internet non è una malattia, è una cura… Per altri è un lavoro, per alcuni è addirittura la fonte della sua fortuna finanziaria (vedi il fondatore di Facebook), ma per la maggior parte delle persone sembra che internet sia solo una gran perdita di tempo.

internet perdita di tempo

Secondo il Pew Research Center's Internet & American Life Project il 53% dei navigatori su internet di età compresa tra i 18 e i 29 anni va su internet solo per giocare o per passare tempo. Lo studio statistico effettuato mostra anche che l’uso “perditempo” di internet diminuisce con l’età. Solo il 12% dei navigatori con età superiore ai 65 anni hanno dichiarato di essersi collegati senza un motivo particolare. Nella fascia di età compresa tra i 50 e i 64 anni il 27% degli intervistati hanno risposto allo stesso modo.

Questa statistica dimostra solo una cosa, secondo la mia modesta opinione, e cioè che internet è una perdita di tempo come qualsiasi altra. Se per magia questo mondo web sparisse, i giovani troverebbero rapidamente altri modi per perdere tempo, ma sarebbe pur sempre “tempo perso”. Quelli della mia generazione “pre internet” giocavamo a carte, a pallone, a calcio balilla o semplicemente passeggiavano tra le vie della città e “i grandi” dicevano che eravamo una generazione di fannulloni.

La cosa non è cambiata, infatti l’uso proficuo di internet dipende dalla maturità raggiunta e anche dalle conoscenze raggiunte. Molti ragazzi giovanissimi che hanno un’ottima conoscenza informatica riescono a usare internet con minori perdite di tempo. Chi sa a malapena accendere un pc riesce a usare solo Facebook e poche altre cose. Inoltre è statisticamente provato che con l’età la tendenza a giocare diminuisce gradualmente.

Il fatto poi che, anche quando si cercano informazioni “serie” e “utili” o ci si lavori, internet sia talmente dispersivo da creare una perdita di tempo davvero inaspettata, è sicuramente un’altra storia… Occhiolino


Come in alto così in basso

Come in alto così in basso è una delle frasi più conosciute fra coloro che hanno anche una minima conoscenza di esoterismo e di alchimia. Essa è attribuita al leggendario Ermete Trismegisto che sembra sia vissuto in età ellenistica. Stupisce quindi trovare una frase del genere come titolo di una bellissima foto dell’Astronomy Picture of the Day della NASA.

In realtà la foto, che vi presento anche io, ha ben poco di esoterico o di mistico, ma è lo stesso molto significativa.

(clicca sull’immagine per vederla alla massima risoluzione)

Sembra un’immagine irreale, ma è incredibilmente vera. E’ stata ottenuta con una lunga posa e in essa possiamo vedere in basso le luci della città di Zagabria (Croazia) filtrate da uno strato di nubi, in alto le tracce delle stelle che nel loro moto apparente attorno al polo celeste Nord hanno lasciato delle brevi tracce sulla foto.

Anche se le luci della città sono state rese spettacolari dalle nubi che le filtrano, non credo che stavolta Ermete Trismegisto abbia davvero ragione. La bellezza del cielo stellato non può essere nemmeno lontanamente paragonabile alle luci e alla confusione di una città. Inoltre le luci cittadine sono un grave problema per gli astronomi, perché nelle grandi città l’inquinamento luminoso ci ha sottratto il piacere di vedere le stelle e ha reso difficile l’osservazione agli astronomi anche a grande distanza dai centri abitati.

Mi sa che stavolta ciò che è in basso NON è come ciò che è in alto


sabato 3 dicembre 2011

La scienza non è dogmatica

Da molto tempo si è già instaurata una “corrente di pensiero” che considera la scienza un insieme di dogmi che non possono essere messi in discussione. Molti, ad esempio, considerano il darwinismo scientifico un dogma che gli scienziati divulgano con autoritarismo e che molti accettano acriticamente. Altri non accettano la teoria del Big Bang e ci sono persino quelli che rifiutano la sfericità della Terra ed il fatto che essa orbiti attorno al Sole.

In questa confusione di credenze e non credenze bisogna fare un po’ di ordine. Cercherò di fare capire che la scienza non è affatto dogmatica e per farlo prenderò in considerazione la scienza in cui sono più competente (o almeno credo di esserlo): la Fisica.

Spesso mi sento dire da persone che non accettano quella che loro chiamano “l’autorità della scienza” una frase del tipo: molte delle cose che ci sono scritte nei libri scientifici sono sbagliate. L’affermazione è molto bizzarra, soprattutto se si parla di una scienza sperimentale. Di solito nei libri di Fisica non sono esposti dogmi ma semplicemente risultati di esperimenti.

Cosa significa esattamente risultati di esperimenti? Quando si enuncia una legge fisica, questa non viene data come un comandamento religioso, ma più umilmente come un risultato sperimentale. Faccio un esempio per farmi capire meglio.

Prendiamo come puro esempio una delle leggi fondamentali della Fisica (che si trova enunciata in qualsiasi libro di Fisica): il secondo principio della dinamica, detto anche legge di Newton. Esso afferma, in parole povere, che la forza causa un accelerazione. In particolare afferma che la forza e l’accelerazione (che è una variazione di velocità) sono direttamente proporzionali. Direttamente proporzionali significa che quando la forza raddoppia, raddoppia anche l’accelerazione, quando la forza triplica, triplica anche l’accelerazione e così via. Ma questa affermazione può essere “vista” con i propri occhi? Ovviamente sì, basta fare una verifica sperimentale e chiunque può vedere che la forza produce una accelerazione e che forza e accelerazione sono direttamente proporzionali. Quando dico chiunque, intendo dire proprio chiunque. Potete fare l’esperimento anche a casa vostra! In questo modo, chi crede che la scienza è dogmatica avrà una inaspettata sorpresa: non c’è nessun dogma, è solo un risultato sperimentale, una osservazione, una constatazione, chiamatela come volete. Guardate come fare un esperimento del genere in questo video:

Avete visto cosa succede? La forza prodotta dal peso che scende fa accelerare il carrello, ma la cosa più interessante è che se il carrello è più carico, lo fa accelerare di meno. In altre parole, potete osservare che se il carrello è sempre carico allo stesso modo ma raddoppiate il peso che lo tira, vedrete che il carrello raddoppierà la sua accelerazione, se invece il peso che lo tira è sempre lo stesso e raddoppiate il carico del carrello, l’accelerazione diventa la metà. Questo discorso così lungo, anche se molto semplice, si può riassumere utilizzando un linguaggio più conciso: quello della matematica.

Infatti la legge di Newton si può scrivere come una brevissima formula matematica:

F = m a

Cioè: la forza su un corpo è uguale al prodotto tra la massa e l’accelerazione. L’esperimento, che chiunque può ripetere in qualsiasi momento, conferma questa formula e ci mostra la cosa più importante che volevo far capire: questa legge non è un dogma e soprattutto non mi sembra il caso di dire che è sbagliata.

Questo era solo un esempio, ma ho considerato una delle leggi fondamentali della Fisica per mostrare che le fondamenta della Fisica non sono così traballanti come alcuni credono.

La notizia è che si possono fare esperimenti per verificare tutte le leggi della Fisica. Alcuni di questi esperimenti sono facilmente realizzabili anche a casa propria, altri richiedono attrezzature più sofisticate, ma è sempre la stessa cosa.

Nel fare trainare un carrello da un peso che cade legato con una cordicella che scorre su una carrucola, qualcuno potrebbe vedere dogmatismo? Ha visto arroganza? Ha percepito conservatorismo? Non credo! Anche se è una legge che è stata enunciata oltre 300 anni fa, non mi sembra che sia scaduta! Quando si legge che Einstein ha confutato Newton non si intende che le leggi della Fisica enunciate la Newton sono sbagliate, ma solo che valgono in particolari condizioni che non implicano velocità vicine a quelle della luce o campi gravitazionali intensissimi come quelli che ci sono nei pressi di buchi neri o stelle di neutroni. In pratica, nella nostra vita quotidiana, la Fisica di Newton è valida con una altissima precisione. Per questo motivo non si può accusare la scienza di essere “conservatrice”, le descrizioni della realtà non sono mai del tutto complete, ma teorie e osservazioni successive finiscono per “completare” le leggi enunciate prima. Le vecchie teorie diventano casi particolari di teorie più ampie e generali. La Relatività ingloba la descrizione newtoniana come un caso particolare quando le velocità sono basse e i campi gravitazionali sono deboli.

Bisogna dire che anche la chimica e la biologia sono scienze basate su esperimenti. L’astronomia è basata su osservazioni. Tutte le scienze non possono mai essere considerate dogmatiche, autoritarie e conservatrici se le si vuole vedere per quelle che sono, con lo sguardo sgombro da preconcetti e da ideologie. Se qualcuno ha ancora qualche curiosità in proposito può andare a leggere il mio post, di argomento simile, dal titolo: Perché le leggi della Fisica sono giuste?


Sorvolare la Luna senza spostarsi da casa

Vi sarebbe piaciuto sorvolare la Luna a bordo di un’astronave? Purtroppo la nostra tecnologia non consente ancora di fare una cosa del genere a basso prezzo in modo che diventi un’esperienza per tutti. Per fortuna è possibile avere l’impressione di sorvolare la Luna con altri mezzi meno costosi di una sonda lunare e per di più senza spostarsi da casa.

Così, per provare l’ebrezza di un viaggio lunare “low cost”, con il mio telescopio ho realizzato due filmati della Luna ad alto ingrandimento, tenendo spento il moto orario che segue il movimento diurno degli oggetti astronomici per tenerli sempre al centro del campo dell’oculare.

Il risultato è stato davvero quello di avere la sensazione di sorvolare la superficie lunare.

Per la ripresa ho utilizzato un telescopio Celestron CPC 800 xlt, oculare Celestron ortoscopico 9 mm, fotocamera Casio Exilim EX-Z1050. Il movimento di “ebollizione” che disturba le immagini è la micidiale “turbolenza atmosferica”.


giovedì 1 dicembre 2011

A cosa serve un blog?

Molte volte mi sono fatto questa domanda: a cosa serve un blog? La risposta me la sono sempre data da solo: serve a divulgare e condividere qualcosa che ritengo che sia importante o comunque interessante. Per me il blogging è sempre stato questo. Però questo modo di vedere la cosa mi è sempre sembrata una prospettiva molto “piatta”. Possibile che i blog non possano servire per altre cose che non siano solo informare, istruire, condividere e poco altro? Qualcuno mi dirà: ma informare, istruire, condividere non è mica poco, cosa vuoi di più di questo?

Non lo so cosa voglio di più, forse voglio che trasmettano anche un’emozione profonda, che abbiano una “dimensione” in più. Non è facile dirlo, ma credo che ormai si debba pensare al web 3.0. Se ne parla già dal 2006, ma ancora non si sa bene come si evolverà il web. Personalmente mi sembra di notare delle vaghe somiglianze tra il web e una sorta di “memoria collettiva” un po’ simile al pianeta Gaia inventato dal genio di Asimov. In questo pianeta immaginario tutti avevano una memoria personale ma potevano attingere ad una memoria collettiva telepatica dell’intero pianeta racchiusa nelle rocce. In realtà le somiglianze sono un’impressione del tutto soggettiva, ma Asimov poteva aver colto già nel 1986, un’era decisamente pre-internet, un desiderio di collettivizzazione delle esperienze e delle emozioni. Forse il fatto che Facebook abbia attualmente tanto successo non è un caso…

Ma ancora non sono riuscito a rispondere alla domanda iniziale: a cosa serve un blog? Ci sarà qualcuno che riuscirà a inventare qualcosa che lo “supera” a livello di efficacia comunicativa nel web? Oppure si tratta di un metodo di comunicazione ormai obsoleto, come la stampa su carta? In questo caso sarebbe destinato a scomparire molto presto.

Io, ad esempio, immagino blog del futuro in cui i post che appaiono non sono solo quelli propri, ma anche quelli di altri, in una dinamica danza di informazioni che possono accavallarsi, ma anche dividersi in vari argomenti. Sarebbe un misto di un blog e un forum di discussione, ma non per forza su argomenti omogenei, in una totale libertà di creare contenuti, anche di tipo grafico o video. Forse è un’idea banale, ma ad esempio vedo che nei forum c’è sempre la tendenza a separare la comunicazione in “topic” distinti, mentre su Facebook, Twitter, Friendfeed, ecc… questa limitazione non esiste. Anche i blog tendono ad essere monografici, anche perché molti sono “monoautore”. Io sin dall’inizio ho rifiutato l’idea di un blog monografico per il Potere della Fantasia. Lo so, un blog ha già la possibilità di far accedere un certo numero di autori di post, ma questa è un’opzione che viene usata più per i blog “grossi” e commerciali, ma poco praticata per i blog personali. Si preferisce Facebook, ma qui c’è un altro “muro mentale” che non viene quasi mai valicato, quello che su FB bisogna metterci prevalentemente i fatti propri! O è un vizio?

Se ci fosse uno strumento che eliminasse tutte le barriere mentali sarebbe questa un’evoluzione del web. Oppure siamo noi che dobbiamo superare le barriere mentali e gli strumenti non c’entrano niente?

Comunque sulla mia idea di blog-forum-social-foto-video ho intenzione di tornarci in qualche post tra un po’ di tempo. Giusto il tempo di capire se è un’idea sensata…


Space X Starship: il nuovo tentativo di lancio del 18 novembre 2023.

Vediamo un frammento della diretta del lancio dello Starship del 18 noembre 2023. Il Booster 9, il primo stadio del razzo, esplode poco dopo...