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sabato 13 settembre 2014

Nati per comprare (recensione)

La pubblicità nei tempi moderni è diventata sempre più pervasiva e onnipresente. Soprattutto la pubblicità rivolta ai bambini. Juliet B. Schor nel suo libro "Nati per comprare" (titolo originale: Born to Buy), analizza il mondo della pubblicità rivolta ai bambini nella società degli Stati Uniti. La maggior parte degli elementi del suo studio sono facilmente adattabili anche alle situazioni del nostro Paese.

L'infanzia negli ultimi decenni è stata commercializzata e attorno ai bambini è stata costruita una mostruosa macchina del marketing. Questa macchina è caratterizzata da una efficienza, ricchezza e impudenza sempre crescenti. Il cambiamento sociale che ha permesso tutto ciò dipende dal fatto che i bambini hanno sempre più voce in capitolo sugli acquisti della famiglia. Più i bambini crescono e maggiore è la loro influenza.

Inoltre si è potuto stabilire che i bambini sono molto legati a particolari marche commerciali. I designer affermano che sono i bambini a "guidare le tendenze", ma prima li bombardano pesantemente di pubblicità.
Ci sono molti modi per bombardare i bambini di pubblicità. Infatti la grande attenzione e il coinvolgimento dei bambini per il mondo dei media elettronici ha indotto a postulare un nuovo tipo di bambino postmoderno, dominato da televisione, internet, videogiochi, film. I danni di tutto ciò si cominciano a vedere a partire dall'alimentazione scorretta. Infatti la maggior parte dei bambini mangia cibi non adatti, e ne mangia troppi. Una ricerca svolta nel 1997 ha rivelato che il 50% delle calorie assunte dai bambini proviene dai grassi aggiunti e dallo zucchero, e che le diete del 45% dei bambini non soddisfacevano gli standard della piramide nutrizionale della USDA. Di conseguenza sono aumentati anche i casi di ipertensione, di diabete e di obesità infantili. Per contro si registra una attenzione compulsiva nei confronti del peso e dell'immagine legata al proprio corpo. Un numero senza precedenti di ragazze segue una dieta, e comincia a farlo a un'età sempre inferiore.

Gli psicologi hanno osservato che l'adozione di valori troppo orientati al materialismo insidia il benessere, perché porta le persone ad essere più depresse, ansiose e meno vitali.

Ma quali sono le tecniche pubblicitarie che hanno maggiore successo? Su quali aspetti psicologici dei bambini fanno leva?
Innanzitutto si nota che le pubblicità propongono una netta separazione tra i sessi. I bambini maschi vengono proposti come sportivi, avventurosi e ribelli. Le bambine sono elegantissime, truccate e smaccatamente oche. Le pubblicità quindi tendono ad inculcare anche degli stereotipi sessisti.

Ma c'è di più. Come vengono descritti gli adulti nelle pubblicità rivolte ai bambini? Spesso vengono fatti apparire come negligenti,  incompetenti, insignificanti. Gli adulti impongono un mondo repressivo contrapposto al mondo dei bambini pieno di gioia e divertimento.

Ma quando ai bambini e agli adulti piacciono cose diverse? Viene usata le tecnica del “Dual Messaging”, cioè uno spot pubblicitario che raggiunge sia le mamme sia i bambini. Un esempio è determinato da quelle pubblicità di prodotti alimentari che sono allettanti per i bambini, ma che contengono anche ingredienti e vitamine che fanno bene al bambino e che dovrebbero invogliare gli adulti a comprare il prodotto accontentando il figlio.

Un’altra strategia per raggiungere i bambini è quella di prendere oggetti di uso quotidiano e trasformarli in giocattoli o in quella che l’industria chiama “trans-toying”. Alcuni esempi di trans-toying sono da diverso tempo sono sotto i nostri occhi; fra questi, gli spazzolini da denti o i tappi degli shampoo che rappresentano dei personaggi. Le aziende di prodotti preconfezionati si ingegnano nello sforzo di trasformare tutto ciò che si può mangiare in oggetti con i quali i bambini possano giocare. Susan Linn, psicologa dell’Università di Harvard ha dichiarato: “Il marketing vorrebbe farci credere che lo scopo del cibo è il gioco. Non è un valore ripugnante , quando ci sono persone nel mondo che muoiono di fame?

La cosa più inquietante è che la maggior parte dei bambini sotto i 5 anni non sono capaci di distinguere la pubblicità dal contesto dei programmi televisivi, quindi sono molto più facili da suggestionare rispetto ai bambini più grandi e agli adulti. Questo è un risultato che ci deve fare riflettere ogni volta che facciamo vedere la televisione ai bambini più piccoli. Dopo i 10 anni di età il 100% dei bambini è perfettamente in grado di distinguere la pubblicità dagli altri programmi.

A questo punto ci si chiede: qual è la pubblicità più efficace? Gli esperti del marketing non hanno dubbi: è quella che fa sentire alle persone che senza quel prodotto sono dei perdenti. I bambini sono molto sensibili a questo. Se dici loro che saranno degli sfigati se non lo comprano, allora hai fatto breccia nella loro mente.

Tutto ciò ci fa capire che costruire un’infanzia meno commercializzata non sarà facile. Le grandi aziende non cederanno il loro dominio mediatico e le leggi a favore dei consumatori non saranno sufficienti a fermare questa marea dilagante. Per migliorare la situazione occorrerà l’impegno di tutti.


domenica 27 maggio 2012

Sindrome da pagina bianca

La sindrome da pagina bianca non colpisce soltanto gli scrittori o i giornalisti, ma anche i blogger. Eccolo! E’ arrivato uno che non sa più cosa scrivere e adesso scrive qualcosa sulla sindrome da pagina bianca. In realtà non è affatto vero che non so cosa scrivere. Cose da scrivere ne avrei a volontà, ma ultimamente i miei impegni personali mi stanno tenendo un po’ più lontano dal blog.

Per fortuna adesso ho un po’ di tempo e mi è venuto in mente di scrivere un post dedicato a tutti coloro che sentono venir meno la loro “vena da scrittore”. Secondo me il rimedio migliore quando non si sa più cosa scrivere e le idee non arrivano più è di mettersi sdraiati sul letto o sul divano e lasciare vagare la mente. Bisogna rilassarsi per fare questo, magari mettendosi in penombra, oppure con le cuffie per ascoltare la propria musica preferita. Per fare rifluire buone idee nella propria mente occorre scacciare via l’ansia della giornata e gli eventuali problemi personali.

Ovviamente bisogna “disattivare” i filtri logici ed estetici della propria mente. In altra parole anche se le idee che vi verranno vi sembreranno bizzarre o stupide, in questa fase non dovete essere dei giudici troppo severi. Accettate queste idee da cui ne potete fare nascere altre che in seguito valuterete se sono veramente interessanti.

Un taccuino sempre a disposizione dove prendere appunti potrebbe essere un altro metodo per avere sempre idee “fresche” senza dimenticarle. Molto spesso le idee non ci mancano, ma le dimentichiamo pochi minuti dopo averle formulate oppure la nostra mente le “rimuove” perché i nostri filtri mentali le giudicano immediatamente stupide o inutili. Il taccuino deve essere rigorosamente cartaceo! Scrivere le idee sulla carta è sempre molto più efficace di scriverle su un file al computer. Il computer ci distrae troppo in troppe attività da svolgere, quindi gli appunti sulle idee al computer secondo me non sono molto efficaci. Finiremo col non prendere affatto appunti.

Con queste mie personalissime tecniche spero di avervi fornito altre idee per migliorare la vostra creatività e per “curare” la vostra sicuramente provvisoria sindrome da pagina bianca.


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mercoledì 5 ottobre 2011

Libri per Natale 2011, alcuni consigli

Non è mai troppo presto per pensare ai regali di Natale. Sappiamo bene che nei giorni che precedono il 25 dicembre le città e i negozi diventano insopportabilmente affollati e le cose che avevamo pensato di regalare non si trovano più da nessuna parte.

Quelli che vi propongo di regalare a Natale 2011 però non sono libri che troverete in librerie troppo affollate, né esiste il rischio che vadano esauriti (magari Occhiolino), perché sono libri che potete tranquillamente acquistare su Internet. Ovviamente bisogna pensarci un po’ prima di Natale, perché i tempi di spedizione sono quelli che sono…

La cosa fondamentale di dire è che questi libri li ho scritti io Occhiolino. Sono due romanzi di fantascienza che ho scritto alcuni anni fa e che possono essere una valida alternativa ai romanzi scritti da autori famosi ma assolutamente commerciali, di cui non faccio i nomi, ma che conoscete benissimo Sorriso.

Quindi se non volete regalare il solito libro di cucina o il solito polpettone di Moccia (ecco, un nome l’ho fatto Sorriso) potete fare un pensierino ai miei romanzi di fantascienza, purché li regaliate ovviamente a persone che amano questo genere.

Ecco i due romanzi.

Le Due Lune

Uno scienziato (un archeologo spaziale), in un remoto pianeta della Galassia trova un antichissimo manoscritto che racconta una storia del passato di quello stesso pianeta. La storia narra di due lune nel cielo e di un mondo dominato da terribili e giganteschi esseri che terrorizzano gli umanoidi che vivono pacificamente in una piccola città. Una bambina idealista e coraggiosa, una misteriosa razza aliena dotata di impressionanti poteri mentali, una oscura profezia di estinzione di massa, un uomo anziano che guida due fanciulle in una pericolosa avventura, sono gli ingredienti di questa storia. Alla fine nessuno dei protagonisti immagina cosa sta per accadere in realtà...

Per ordinarlo segui questo link.

 

Inclassificato

Una bambina viene rapita da un misterioso alieno e viene perduta nello spazio. Dopo mille anni di viaggio nella Galassia in stato di ibernazione, viene trovata da uno scienziato del pianeta Tatmanut. Da quel momento comincia l'avventura della dolce Dorine, che viene allevata come un guerriero, ma in lei resta fortissimo il desiderio di trovare il suo pianeta d'origine...

Per ordinarlo segui questo link.


domenica 13 febbraio 2011

Ray Bradbury

 

Ray Bradbury è uno scrittore statunitense nato a Waukegan, Illinois, nel 1920. Bradbury, nelle sue opere, mescola generi narrativi diversi come la narrativa fantastica, la fantascienza sociale e la satira.

Ray Bradbury

Si è affermato come autore di fantascienza con Cronache marziane (1950), la storia della colonizzazione di Marte da parte dei terrestri, che ricalca la storia della colonizzazione americana. Il suo romanzo più famoso resta però Fahrenheit 451 (1953) da cui François Truffaut ha tratto nel 1966 un film visionario e di successo.

Ha scritto diversi romanzi di genere fantastico come Io canto il corpo elettrico (1969) e il romanzo giovanile Il gioco dei pianeti (1951), di cui pure fu fatta una trasposizione cinematografica (L’uomo illustrato).

Ha pubblicato numerose raccolte di poesie: Poemi (1982) e L’arte del Playboy (1985) ne sono due esempi. Particolarmente riusciti sono i suoi racconti con i bambini per protagonisti come Il popolo dell’autunno (1962) o Il piccolo assassino (1964).

E’ anche autore di drammi, raccolti ne Lo splendido vestito di gelato e altri drammi (1972), e di saggi sulla scrittura Viaggio oltre la metafora: ulteriori saggi sulla creatività, sulla scrittura e sulle arti (1999).

Nel seguente filmato (vi cito solo il link, perché l’incorporamento è disattivato) possiamo vedere un frammento molto significativo tratto dal film Fahrenheit 451 (1966) di François Truffaut e tratto dal romanzo omonimo, dove viene proposta una attualissima riflessione sulla cultura e sui libri. Lo si potrebbe intitolare: “noi dobbiamo essere tutti uguali

Buona visione.

http://www.youtube.com/watch?v=AkaGCGTNVKI


mercoledì 15 dicembre 2010

L'allenamento emotivo: una proposta per i genitori

 

John Gottman è un professore di psicologia all'Università di Washington. Nel 1997 ha scritto un libro, The Heart of Parenting, il cui titolo italiano, Intelligenza emotiva per un figlio, richiama il concetto reso popolare dai libri di Daniel Goleman. Nel suo testo, in cui ha sviluppato gli aspetti della teoria di Goleman che riguardano più da vicino l'educazione familiare, e in particolare l'educazione alle emozioni, Gottman classifica i genitori in 4 tipologie: noncuranti, censori, lassisti e allenatori emotivi. Quest'ultima tipologia è quella che Gottman propone come modello da seguire.

intelligenza emotiva per un figlio

Il cosiddetto “allenamento emotivo” si sviluppa in 5 fasi:

1. diventare consapevole dell'emozione del bambino;
2. riconoscere in quell'emozione un'opportunità di intimità e di insegnamento;
3. ascoltare con empatia e convalidare i sentimenti del bambino;
4. aiutare il bambino a trovare le parole per definire le emozioni che sta provando;
5. porre dei limiti, mentre si esplorano le strategie per risolvere il problema in questione.

Si riportano qui alcuni brani del testo di Gottman in cui si spiega perché l'allenamento alle emozioni dovrebbe costituire il cuore della relazione con i figli.

“Sorprendentemente, la maggior parte dei consigli che comunemente vengono dati ai genitori ignora il mondo dell'emozione. Essi si basano, al contrario, su teorie educative interessate al fatto che i bambini si comportino male, ma che ignorano i sentimenti che sottendono a quei comportamenti. In ogni caso, il fine ultimo dell'educazione dei figli non dovrebbe consistere meramente nell'ottenere un individuo docile e obbediente. La maggior parte dei genitori spera in molto di più. Si vuole che i figli diventino persone rette e responsabili, diano il loro contributo alla società, abbiano la forza per fare le proprie scelte nella vita, godano della realizzazione dei propri talenti, della vita e dei piaceri che essa può offrire, intrattengano buoni rapporti con gli amici, abbiano un matrimonio riuscito e, a loro volta, diventino buoni genitori.”

“Nel corso delle mie ricerche ho scoperto che l'amore da solo non è sufficiente. Genitori attenti, affettuosi, assidui, spesso hanno nei confronti delle proprie emozioni e di quelle dei figli atteggiamenti che interferiscono con la capacità di comunicare con i figli quando questi ultimi sono tristi o spaventati o in collera. Ma, se l'amore da solo non è sufficiente, incanalare questo affetto in alcune competenze di base che i genitori esercitano mentre "addestrano" i figli nell'area dell'emotività è sufficiente. Il segreto consiste nel modo in cui i genitori interagiscono con i figli quando le emozioni diventano intense. Abbiamo studiato genitori e figli nel corso di accuratissime ricerche di laboratorio e abbiamo seguito i figli durante la loro crescita. Dopo un decennio di studi nel mio laboratorio, la mia équipe di ricerca ha individuato un gruppo di genitori che, quando i loro figli si trovavano in situazioni emotivamente critiche, faceva cinque cose molto semplici.”

“Abbiamo chiamato queste cinque cose “allenamento emotivo” e abbiamo scoperto che i ragazzi che avevano genitori che li "allenavano" emotivamente intraprendevano una traiettoria di sviluppo completamente diversa rispetto ai figli di altri genitori. I genitori-allenatori avevano figli che in seguito sarebbero diventati quel tipo di persone che Daniel Goleman definisce «emotivamente intelligenti». Questi bambini emotivamente allenati dimostravano maggiori capacità nel campo delle proprie emozioni di quante non ne rivelassero bambini non allenati dai loro genitori. Tra queste capacità c'era anche quella di regolare il proprio stato emozionale. Quei ragazzi riuscivano meglio a calmarsi quando erano agitati. Riuscivano a rallentare i battiti del loro cuore più in fretta. Il fatto di ottenere migliori risultati in quella parte della fisiologia che entra in gioco nel ritrovare la calma e la tranquillità, rendeva quei ragazzi meno esposti alle malattie infettive. Riuscivano a concentrarsi meglio, a essere più attenti, a relazionarsi meglio con gli altri, anche nelle situazioni socialmente difficili tipiche dell'infanzia, come quando si viene stuzzicati, in cui essere troppo emotivi è una debolezza e non una risorsa. Riuscivano meglio a comprendere le altre persone. Stabilivano rapporti di amicizia più solidi con i coetanei. Erano migliori anche nel rendimento scolastico. In breve, avevano sviluppato un tipo di Q.I. (quoziente di intelligenza) che riguardava le persone e il mondo dei sentimenti, ovvero un'intelligenza emotiva.”

“L'Allenamento emotivo ci fornisce uno schema basato sulla comunicazione emozionale. Quando i genitori offrono empatia ai loro figli e li aiutano ad affrontare sentimenti negativi come la collera, la tristezza e la paura, gettano tra sé e loro un ponte di lealtà e attaccamento. All'interno di questo contesto, sebbene i genitori-allenatori pongano effettivamente dei limiti ai loro figli, il fatto che questi ultimi si comportino male non è più la questione più importante. La docilità, l'obbedienza e la responsabilità derivano da un senso di amore e di interdipendenza che il bambino percepisce all'interno della famiglia. In questo modo, le interazioni emozionali tra i membri della famiglia diventano il fondamento attraverso cui si trasmettono i valori e si crescono individui moralmente retti. I figli, in questo modo, si comportano secondo gli "standard" familiari perché comprendono intimamente che ci si aspetta che si comportino bene, che vivere rettamente è implicito nell'appartenenza al clan.”

“La chiave per essere genitori di successo non si trova in teorie complesse, in regole familiari elaborate o in contorte formule comportamentali. Essa si trova nei sentimenti più profondi di amore e di affetto per i figli, e si dimostra semplicemente, attraverso l'empatia e la comprensione. Una buona educazione dei figli comincia dal cuore dei genitori, e poi continua, momento per momento, nello stare vicini ai figli quando la tensione emotiva cresce, quando essi sono tristi, arrabbiati o spaventati. L'essenza dell'essere genitori consiste nell'esserci in un modo particolare, quando esserci conta davvero. [...] Chiamo i genitori che si sono fatti coinvolgere nei sentimenti dei figli «allenatori emotivi», «genitori-allenatori». Proprio come gli allenatori nell'atletica, essi insegnano ai figli delle strategie per affrontare gli alti e bassi della vita. Non si oppongono alle manifestazioni di collera, tristezza o paura dei loro figli. Ma neppure le ignorano. Al contrario, accettano le emozioni negative come un fatto della vita, e usano i momenti emozionali come opportunità per impartire ai figli lezioni di vita e costruire relazioni sempre più strette con loro. [...] Tra i genitori che non riescono a insegnare l'intelligenza emotiva ai loro figli, ho identificato tre categorie:

1) Genitori noncuranti, che sminuiscono, ignorano o sottovalutano le emozioni negative dei figli.
2) Genitori censori, che criticano le espressioni di sentimenti negativi e che possono arrivare a rimproverare o punire i figli per queste manifestazioni emotive.
3) Genitori lassisti, che accettano le emozioni dei figli e si dimostrano empatici, ma non riescono a offrire loro una guida o a porre limiti al loro comportamento.”

(J. Gottman - J. De Claire, Intelligenza emotiva per un figlio, trad. it. di A. Di Gregorio e B. Lotti, Rizzoli, Milano 1999, pp. 10-12 e 17-18).

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venerdì 2 luglio 2010

Libri di fantascienza. La Lorius – Il Pianeta Oscuro

 

Ogni tanto mi ricordo di essere un appassionato di fantascienza e mi dedico alla recensione di qualche bel romanzo di fantascienza :-) In questo caso si tratta di un romanzo davvero recente di un autore esordiente: Marco Bellante. Il titolo del romanzo è: La Lorius – Il Pianeta Oscuro.

Leggiamo di cosa tratta questo libro dalla descrizione che ci fornisce lo stesso autore.

Il Pianeta Oscuro è un libro di fantascienza, il primo di una serie nella quale narro la storia di una nave da guerra, La Lorius, e del suo equipaggio che, trovatisi alla fine di una guerra di fronte ad un bivio, decidono di disertare per fare la cosa che ritengono più giusta.
La guerra infatti era stata iniziata dal loro governo per opporsi ad una razza aliena emergente, i Nearth, che con la violenza aveva già sottomesso molti sistemi di pianeti, ma era stata condotta con l’arroganza e la superficialità tipica di una classe dirigente trasformatasi oramai, dopo secoli di storia, quasi in una élite nobiliare. Un’élite che, separata dall’insieme di genti che governa e focalizzata solo su se stessa e sulla propria particolarissima idea di un Impero Federale perfetto, arriva ad accettare, vistisi direttamente minacciati, di porre fine prima del tempo ad una guerra non ancora persa, nonostante ciò comporti il sacrificio degli abitanti di alcuni pianeti di confine.
L’equipaggio si trova così catapultato in una situazione critica, alla fine di una guerra, per varie ragioni isolato e bloccato nello spazio ma con il tempo sufficiente perché il suo giovane capitano, Alan Ordes, si soffermi a ragionare su ciò che sta realmente accadendo.
Viene allora presa la decisione di continuare a lottare anche a costo di disertare, con uno svilupparsi della vicenda che li porterà in questo primo libro ad intraprendere, per trovare i mezzi per continuare a combattere, la carriera piratesca, a cercare un pianeta perduto e ad affrontare alcuni contrabbandieri.
Questo primo libro oltre ad essere un’introduzione all’atmosfera e al mondo costituiti dall’Impero Federale di Talarin e dalla guerra contro i Nearth, è anche un’introduzione alle vicende della lotta personale di questo equipaggio che, fin da subito, si trova alle prese non solo con le difficoltà di un universo freddo e spietato ma anche con quello che è il mondo non certo facile dei fuorilegge. Il tutto sullo sfondo di una crescita che questa esperienza, lontano dal mondo soltanto all’apparenza perfetto della federazione, produrrà nell’arco dei tre libri in molti dei giovani personaggi di questa serie.

Affascinante, vero? Non mi resta altro che consigliarne la lettura, ora che in piena estate molti di voi (lo spero) avranno più tempo :-)

P.S. Se volete comunicare con l’autore, potete collegarvi al suo blog personale: http://lalorius-ilpianetaoscuro.blogspot.com/

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giovedì 25 febbraio 2010

1000 visualizzazioni per il booktrailer della raccolta di racconti Miaplacidus

 

1000 visualizzazioni? In mezz’ora? In un giorno? In un mese? Niente affatto! In quasi tre anni! Questa “audience” da record la dice lunga sull’interesse che hanno gli italiani per la lettura ;-) Infatti alcuni dicono che in Italia quelli che scrivono sono molti di più di quelli che leggono. Io ho scritto tre libri, ma fortunatamente ho avuto la soddisfazione di averne letti almeno 500 ;-)

Ok, buona visione del booktrailer della raccolta di racconti “Miaplacidus:

lunedì 15 febbraio 2010

Case editrici che pubblicano esordienti, nuove strategie da cui guardarsi

 

Tutti coloro che hanno cercato di pubblicare un libro di solito hanno avuto almeno una volta un impatto “duro” con le case editrici che pubblicano con “contributo da parte dell’autore”. Si tratta di contributi che si aggirano intorno a qualche migliaio di euro per poter stampare qualche centinaio di copie del libro.

Tutti hanno capito benissimo che si tratta di vere e proprie speculazioni ai danni degli scrittori esordienti. Una casa editrice che si fa pagare dall’autore per stampare e diffondere un libro è una casa editrice che non è in grado di capire le potenzialità dello scrittore e non è nemmeno in grado di vendere il libro.

Di solito poi queste case editrici rispondono agli autori con lettere piene di lodi sperticate nei confronti del testo che gli è stato mandato in valutazione. Come dire: “è tutto un capolavoro, basta che mi dai i soldi per pubblicarlo!”. Questo ovviamente è poco etico.

Ultimamente, visto che gli scrittori esordienti, attraverso le informazioni che riescono a reperire su Internet, sono diventati più smaliziati, sono comparse nuove piccole case editrici che usano una “tattica” più raffinata.

Vi spiego in cosa consiste questa tattica. Innanzitutto mettono bene in evidenza che “loronon pretendono alcun contributo da parte dall’autore. Perfetto, allora cosa c’è di meglio che provare a mandare il proprio sofferto manoscritto a una casa editrice del genere? C’è solo una piccolissima cosa da fare… se si vuole che il proprio libro sia valutato in breve tempo (di solito meno di un mese) e che venga stilata una esauriente scheda di valutazione del libro in cui vengono messe in evidenza pecche e difetti (insomma, per essere sicuri che se lo sono letto veramente…), occorre comprare alcuni libri scelti dalla loro produzione.

E’ vero che in questo modo si evita, eventualmente, di incappare in una spesa di svariate migliaia di euro per pubblicare un libro (che non si sa nemmeno se sia davvero bello), ma mi sembra che il problema di fondo non si risolva.

Il libro viene venduto perché piace ai lettori, oppure viene venduto solo perché la casa editrice costringe gli aspiranti scrittori a comprarseli per vedere a loro volta manoscritti valutati?

In questo modo queste case editrici hanno creato una perfetta editoria “autoreferenziale”. Gli scrittori pagano per avere i loro lavori valutati, se questi vengono pubblicati, vengono facilmente venduti ad altri scrittori esordienti che vogliono essere valutati. Geniale! La pubblicità è efficace, perché basata sul fatto che la casa editrice non chiede contributo! Ma in realtà il contributo lo chiede, solo che lo chiede in un altro modo…

A questo punto mi potrebbe persino venire un sospetto: io editore (che casualmente faccio anche lo scrittore) attiro molti esordienti con lo specchietto per le allodole del “non contributo” e per valutare i loro libri gli vendo quelli che ho scritto io (o anche quelli dei miei amici). I “polli” restano “quasi” soddisfatti perché per la prima volta trovano una casa editrice che i loro lavori se li legge veramente, pur criticandoli in maniera distruttiva (e non li pubblica ovviamente). Ma io nel frattempo gli ho venduto i miei libri!

Non ci crederete, ma case editrici del genere ne ho trovate davvero! Basta guardare i nomi degli autori dei libri che vendono, che coincidono (casualmente) con il nome dello stesso editore! Fateci caso a questo dettaglio. Non faccio nomi, per carità, ma se cercate bene, lo noterete anche voi.

Una cosa è sicura, non manderò mai un mio manoscritto ad una siffatta casa editrice e invito anche voi a fare lo stesso. Occhio! Non alimentiamo la putrescente editoria “autoreferenziale”. Meglio non essere pubblicati mai!

p.s. ricordati di lasciare un commento a questo articolo.

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domenica 3 gennaio 2010

Libri gratis di fantascienza. I miei libri online.

Non è difficile trovare libri gratis su Internet, soprattutto se sono segnalati. Allora segnalo i miei libri gratis. Si tratta di due romanzi che è possibile scaricare gratuitamente in formato pdf. La stampa in formato cartaceo con copertina in cartone morbido purtroppo non è gratis, ma ha un prezzo conveniente.

Se siete arrivati in questo post, allora significa che siete interessati allo scaricamento gratis. La cosa mi fa piacere lo stesso, perché così potete aiutare la diffusione dei miei romanzi e il passaparola. Se avrete la pazienza di leggerli e vi piaceranno, allora aiutatemi in questo passaparola: fate in modo di mandare il link ad amici e parenti. Se volete leggere qualcosa che difficilmente potete trovare in libreria, siete arrivati nel giusto blog. Forse nel futuro i libri online sostituiranno i libri in formato cartaceo, quindi faremmo bene ad abituarci a leggere i libri al computer ;-)

Buona lettura.

Clicca sulle copertine per scaricare i romanzi.






sabato 19 settembre 2009

Fantasticare

 

Per poter scrivere un romanzo di fantascienza, dobbiamo essere in grado di fantasticare. Senza questo requisito “mentale” non credo sia possibile ideare una trama di un romanzo di fantascienza, né tantomeno poter fare qualcosa di creativo.

Per questo motivo bisogna fantasticare, perché non solo è un’attività piacevole che ti riporta ad una condizione infantile, ma perché aumenta la tua creatività.

Mi capita spesso di fantasticare ma non lo faccio in maniera sistematica come ad esempio “mi siedo in una poltrona in penombra e inizio a fantasticare”. In realtà mi capita in qualsiasi posto e in qualsiasi istante. Mentre cammino, mentre parlo, mentre aspetto qualcuno, mentre dormo (e sogno), mentre mangio e mentre guardo la tv. Mi capita anche quando scrivo al computer e, soprattutto, mentre scrivo molti post di questo blog.

Anche in questo momento sto fantasticando e immagino voi che leggete questo post, nelle vostre case o nei vostri uffici e che leggendo cominciate a fantasticare anche voi, su qualsiasi cosa vogliate fantasticare, basta che fantastichiate. Ovviamente chi si trova in ufficio non esageri! :-)

Gli psicologi dicono che fantasticare fa bene, perché quel momentaneo estraniamento rende la vita più bella e sopportabile. Non è affatto vero che chi si concede spesso di questi momento è un frustrato che non riesce ad accettare la propria vita. La fantasticheria non è né una rivalsa, né una fuga dalla realtà, è invece una rielaborazione creativa che ci permette di trovare nuove idee e nuovi punti di vista per interpretare e vivere la nostra esistenza. E, per chi ha la passione di scrivere, è la prima fonte di idee.

La fantasia ha sempre un certo potere… ;-)

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Leggi anche:

>> Scarica gratis i miei romanzi di fantascienza

>> Il bacio che non ti ho dato

>> Tanto scappo lo stesso. Romanzo di una matta.

>> Il booktrailer del romanzo di fantascienza Le Due Lune

>> I tre libri che ho scritto

>> Tra costellazioni e misteri, l'esordio di un nuovo scrittore.

>> Le Due Lune

>> Inclassificato: una trilogia che vi farà sognare.

>> I grandi autori di fantascienza: Isaac Asimov, l'inventore del termine "robotica".

>> Dylan Dog, l'investigatore dell'occulto, un successo straordinario che dura da più di 20 anni.

>> Le saghe fantasy

sabato 11 luglio 2009

Un buon libro sotto l’ombrellone? Io te ne propongo due!

 

Ogni tanto mi ricordo che, oltre ad essere un blogger appassionato, sono anche uno scrittore appassionato! Appassionato di fantascienza, ovviamente.

Anche se non sono un professionista della scrittura, vi propongo (anzi, ri-propongo) i miei libri.

Questa estate, invece di leggere quelle schiappe di Dan Brown o Moccia, provate con Giuseppe Nicosia ;-) Al massimo rischiate di addormentarvi sotto l’ombrellone :-)

Si tratta di due romanzi di fantascienza. Se volete leggere l’e-book, lo potete scaricare gratis, se invece volete il libro cartaceo, si può fare lo stesso ;-)

Ecco i due libri:

Le Due Lune

Uno scienziato (un archeologo spaziale), in un remoto pianeta della Galassia, trova un antichissimo manoscritto che racconta una storia ambientata in quello stesso pianeta. La storia narra di due lune nel cielo e di un mondo dominato da terribili e giganteschi esseri che terrorizzano gli umanoidi che vivono pacificamente in una piccola città. Una bambina idealista e coraggiosa, una misteriosa razza aliena dotata di impressionanti poteri mentali, una oscura profezia di estinzione di massa, un uomo anziano che guida due fanciulle in una pericolosa avventura, sono gli ingredienti di questa storia. Alla fine nessuno dei protagonisti immagina cosa sta per accadere in realtà...

Scarica l’e-book gratis

Ordina il libro cartaceo

E poi…

Inclassificato

Una bambina viene rapita da un misterioso alieno e viene perduta nello spazio. Dopo mille anni di viaggio nella Galassia in stato di ibernazione, viene trovata da uno scienziato del pianeta Tatmanut. Da quel momento comincia l'avventura della dolce Dorine, che viene allevata come un guerriero, ma in lei resta fortissimo il desiderio di trovare il suo pianeta d'origine...

Scarica l’e-book gratis

Ordina il libro cartaceo

A questo punto non mi resta che augurarvi buona lettura! :-)

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Leggi anche:

>> Il bacio che non ti ho dato

>> Tanto scappo lo stesso. Romanzo di una matta.

>> Il booktrailer del romanzo di fantascienza Le Due Lune

>> I tre libri che ho scritto

>> Due romanzi di fantascienza nati dalla fantasia di un autore italiano (che sarei io...). Ogni tanto vi rompo le palle!

>> Tra costellazioni e misteri, l'esordio di un nuovo scrittore.

>> Le Due Lune

>> Inclassificato: una trilogia che vi farà sognare.

>> I grandi autori di fantascienza: Isaac Asimov, l'inventore del termine "robotica".

>> Dylan Dog, l'investigatore dell'occulto, un successo straordinario che dura da più di 20 anni.

>> Le saghe fantasy

martedì 17 marzo 2009

Scarica gratis i miei romanzi di fantascienza

 

Come alcuni sanno, mi diletto a scrivere racconti e romanzi e nel passato ho scritto due romanzi di fantascienza. A partire da oggi è possibile scaricarli entrambi gratuitamente in formato pdf.

Inclassificato

Descrizione:

Una bambina viene rapita da un misterioso alieno e viene perduta nello spazio. Dopo mille anni di viaggio nella Galassia in stato di ibernazione, viene trovata da uno scienziato del pianeta Tatmanut. Da quel momento comincia l'avventura della dolce Dorine, che viene allevata come un guerriero, ma in lei resta fortissimo il desiderio di trovare il suo pianeta d'origine...

Scaricabile gratuitamente a questo indirizzo.

Le Due Lune

Descrizione:

Uno scienziato (un archeologo spaziale), in un remoto pianeta della Galassia, trova un antichissimo manoscritto che racconta una storia ambientata in quello stesso pianeta. La storia narra di due lune nel cielo e di un mondo dominato da terribili e giganteschi esseri che terrorizzano gli umanoidi che vivono pacificamente in una piccola città. Una bambina idealista e coraggiosa, una misteriosa razza aliena dotata di impressionanti poteri mentali, una oscura profezia di estinzione di massa, un uomo anziano che guida due fanciulle in una pericolosa avventura, sono gli ingredienti di questa storia. Alla fine nessuno dei protagonisti immagina cosa sta per accadere in realtà...

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martedì 2 dicembre 2008

Come mai ci hanno sempre inculcato che "ma però" è un'espressione sbagliata?

Ce l'hanno inculcato a partire dalle scuole elementari: "ma però" non si dice e non si scrive!

Ma sarà davvero un errore così grave?

In realtà, ci avvertono gli esperti della lingua italiana, che questa espressione non è davvero sbagliata, perché non è una ripetizione, ma un rafforzamento.

A questo punto sarebbe molto peggio scrivere espressioni del tipo: "ma d’altra parte, ma peraltro, ma in compenso", dove d'altra parte, peraltro, in compenso, hanno un significato perfettamente analogo al ma. Queste sì che sono vere ripetizioni. Stranamente vengono usate e nessuno le critica...

Ma però sono sbagliate! :-)

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lunedì 24 novembre 2008

Il bacio che non ti ho dato

Ogni tanto leggere una bella poesia non può fare altro che bene :-)

Poesia di Pedro Salinas.

Il bacio che non ti ho dato.

Ieri ti ho baciato sulle labbra.
Ti ho baciato sulle labbra.
Intense, rosse.
Un bacio così corto durato più di un lampo,
di un miracolo,
più ancora.
Il tempo
dopo averti baciato
non valeva più a nulla ormai,
a nulla era valso prima.
Nel bacio il suo inizio e la sua fine.
Oggi sto baciando un bacio;
sono solo con le mie labbra.
Le poso non sulla bocca,
no, non più - dov'è fuggita?
Le poso sul bacio che ieri ti ho dato,
sulle bocche unite dal bacio che hanno baciato.
E dura, questo bacio più del silenzio, della luce.
Perchè io non bacio ora
né una carne né una bocca,
che scappa, che mi sfugge.
No. Ti sto baciando più lontano.

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sabato 18 ottobre 2008

Romanzo a puntate: L'uomo dalle mani invisibili - terza puntata

Ed eccoci ad un nuovo appuntamento con le avventure di Guglielmo Cantor. In questa terza puntata il nostro misterioso scienziato conosce un uomo davvero particolare...

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11 ottobre 2088.

In una notte serena si possono vedere al massimo circa 3000 stelle, ma quella notte non se ne vedeva nessuna. Un cielo plumbeo incombeva sui visitatori dell'Università di Regenau, fondata nel 2038, per festeggiare il cinquantesimo anniversario.
Guglielmo Cantor si trovava nella sua stanza, in uno degli innumerevoli appartamenti del grande edificio della facoltà.
Non avrebbe mai pensato che per l'anniversario sarebbero intervenute così tante personalità e così tanti curiosi. Lui non era il tipo da occasioni mondane e quindi stava cercando disperatamente di trovare una scusa per non andare alla commemorazione. Ma non aveva alcuna idea.
Tornò al lavoro che lo stava impegnando già da alcuni mesi e osservò divertito la scrivania della sua I.A. Mai c'era stato tanto disordine!
Una mente matematica dovrebbe essere ordinata, ma lui non lo era affatto.
Si stava occupando di un problema matematico che tormentava gli studiosi da molto tempo: la teoria di Yang-Mills che descrive la rottura della simmetria delle fasi primordiali dell'Universo. Da più di un secolo gli scienziati di tutto il mondo si erano confrontati con la teoria di Yang-Mills, ottenendo grandi successi, ma senza venire a capo di tutti i suoi aspetti. Un'altra cosa di cui si occupava, da molti anni, era un altro grande problema della fisica: la quantizzazione della forza di gravità.
Quella sera si sentiva molto ispirato e si era buttato anima e corpo nel lavoro e non si aspettava di ricevere una visita da parte di un uomo tanto misterioso quanto affascinante.
Sentì bussare alla porta e dopo aver aperto vide un uomo anziano, con un aspetto solenne. Magro e non molto alto, aveva uno sguardo deciso e penetrante, tipico di quegli uomini abituati a comandare. Ebbe l'impressione che fosse un ufficiale dell'esercito in pensione.
“Lei è il professor Cantor?” chiese gentilmente. La sua voce era melodiosa, ma il suo tono tradiva la sua autorità.
“Si, sono io” rispose, ancora immerso nel pensiero delle equazioni che stava studiando.
“Io sono Gan Seriph, presidente della commissione per le nuove tecnologie. Mi scusi se la disturbo a quest'ora, ma mi avrebbe fatto molto piacere conoscerla per parlarle di un progetto che vorrei proporle”
“Si accomodi, e scusi il disordine...” disse, facendo un gesto di invito con la mano.
L'uomo si tolse il soprabito scuro e lo posò sull'appendino. Era vestito in maniera austera, come si usava negli anni 50' del 21° secolo.
“Mi scusi se non le offro niente, ma non mi aspettavo...”
“Non si preoccupi professore, non è il caso che si disturbi. Sono venuto per parlare, non per bere...” disse con un sorriso.
“Allora si sieda, la ascolto”, disse Guglielmo, facendogli un gesto con la mano, indicandogli l'unica poltrona in quella stanza. Lui invece si accomodò nella sedia della scrivania, girandola in modo da poter vedere il suo interlocutore.
“Come le ho detto, io sono il presidente della commissione per le nuove tecnologie e sto portando avanti un progetto rivoluzionario in cui lei potrebbe trovare posto, viste le sue competenze”
“Di che si tratta?” chiese Guglielmo.
“Il nome in codice del progetto è: Torre di Babele”
“Il nome è affascinante! Mi lasci indovinare: è un acceleratore di particelle! Oppure un rivelatore di onde gravitazionali?” chiese Guglielmo.
“Direi che è qualcosa di più... Lei sa cosa è la Torre di Babele? Ricorda il passo della Genesi in cui si parla della Torre di Babele?” chiese l'uomo.
“In effetti... in questo momento mi sfugge” rispose Guglielmo, imbarazzato.
“Non si preoccupi, nemmeno io ricordo tutto a memoria” disse, e nel frattempo estrasse un libricino dalla tasca dei pantaloni.
“Se non fosse per i miei appunti, non riuscirei a ricordare nulla...” disse sfogliando le pagine di quello che adesso sembrava un taccuino.
“Ecco, mi pare che ci siamo: l'ho trovato. Le leggo la parte della Genesi che parla della Torre di Babele”
Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
“Bello, ma che attinenza ha con il progetto scientifico di cui lei è a capo? Volete arrivare a sfidare Dio?” disse Guglielmo, con un punta di ironia.
“Professor Cantor, lei ha già colpito nel segno! In effetti lei sa che qualsiasi progetto scientifico è di fatto una sfida a Dio. Ma la Torre di Babele è la sfida definitiva...” disse, restando in silenzio per un attimo.
“Ma ancora non mi sta dicendo di che si tratta esattamente...”
“Glielo dirò, ma prima sento il dovere di farle una premessa. In effetti è un progetto scientifico atipico, che stravolge molti dei concetti scientifici a cui si è abituati da secoli. Lei sa cosa è l'albero delle Sephiroth?”
“Senza offesa, ma credo che il progetto che lei si ostina a non illustrarmi, sia più vicino a qualcosa di esoterico che a qualcosa di scientifico!” disse Guglielmo.
“Non del tutto. Lei, ad esempio, mi sa dire qual è la reale differenza tra un alchimista e un chimico?”
“Che un alchimista credeva di poter trasformare il piombo in oro, mentre il chimico sa che per realizzare una simile trasmutazione occorrerebbe una profonda trasformazione a livello nucleare. Da ciò si deduce che gli alchimisti, in realtà, non sono mai riusciti ad attuare la loro agognata trasmutazione” rispose Guglielmo
“Lei ha capito benissimo, come sempre. Non ci sono riusciti perché gli mancava la tecnologia!” disse l'uomo con soddisfazione.
“Quindi, in pratica, cosa dovrebbe realizzare il progetto Torre di Babele?” chiese Guglielmo.
“Ciò che promette nella Genesi. Nel racconto si parla del Signore che ha paura degli uomini che cercano di costruire una torre che possa toccare il cielo. Per questo impedisce che gli esseri umani portino a compimento il progetto confondendo le loro lingue. La cosa interessante è quella secondo cui la torre tocca il cielo, ossia: arriva a Dio. Capisce cosa intendo?”
“Mi pare di capire... anche se mi sembra paradossale, che il vostro progetto sia di realizzare qualcosa che permetta di arrivare a Dio...” disse Guglielmo, sempre più spazientito.
“Lei è sempre molto sagace, professore. Ma per giungere a Dio non ci basta una torre, ma ci vuole anche una scala adeguata per salire sulla torre. Allora lasci che le illustri la teoria dell'Albero delle Sephirot: le Sephirot - per la Qabbalah ebraica - sono ciò che era uscito da Dio nell'atto della creazione. Il più delle volte si traduce con "emanazioni", comunque Dio si espande, col suo "soffio", e la sua espansione si divide, si ordina nei vasi che sono destinati a contenerla.
I primi tre, Kether, la Corona, Hokmah, la Sapienza o Saggezza, e Binah, l'Intelligenza, inizialmente reggono benissimo, e fanno da motore al movimento verso le altre. Ma poi ecco la catastrofe: quei vasi si spezzano, e tutta quell'energia, quella luce, si espande caoticamente, dando origine al caos primordiale... . Questa storia non le ricorda nulla?”
“Mi pare di no, in effetti...” rispose Guglielmo.
“In effetti... potrebbe ricordare alcune teorie cosmologiche moderne, ad esempio il Big Bang, la Teoria Inflattiva, il modello Standard, le Superstringhe. Non le pare?”
“Se c'è una somiglianza, mi sembra del tutto casuale, non le pare?”
“Se c'è una somiglianza, è dovuta al fatto che gli scienziati che hanno elaborato quelle teorie scientifiche, si sono ispirati all'albero delle Sephirot. La mia ipotesi è che l'abbiano fatto più inconsciamente che razionalmente, ma il risultato non cambia!” disse l'uomo.
“Ma cosa centra l'albero delle Sephirot con la scala per salire sulla Torre di Babele? Mi pare che mi sto confondendo in maniera incredibile!” disse Guglielmo, innervosito.
“L'albero delle Sephirot, come lo conoscevano i Cabalisti del medioevo, è una realtà fisica, e corrisponde ad un sistema di 10 dimensioni che è possibile raggiungere attraverso una tecnologia che stiamo sviluppando in segreto. La Torre di Babele è un dispositivo che permetterà ad un uomo, un solo uomo, di viaggiare in queste 10 dimensioni” disse l'uomo.
“E a quale scopo questo unico uomo dovrebbe viaggiare attraverso queste 10 dimensioni?” chiese Guglielmo.
“E' ovvio: per giungere a Dio... e sostituirlo nel governo dell'Universo!” disse l'uomo esibendo un sorriso tutt'altro che rassicurante.
“Ok! Questo colloquio è finito! E' stato un piacere conoscerla, ma si è fatto tardi e io domani devo alzarmi presto...”
“Sono sicuro che presto sarà lei a cercarmi, professor Cantor. Il piacere di conoscerla, la assicuro, è stato tutto mio!” lo interruppe l'uomo, mentre si alzava dalla poltrona e si avviava verso la porta prendendo il soprabito scuro posato sull'appendino.

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La prima puntata la potete trovare qui.

La seconda puntata la potete trovare qui.

La prossima puntata (la quarta) verrà pubblicata sabato 25 ottobre.

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sabato 11 ottobre 2008

Romanzo a puntate: L'uomo dalle mani invisibili - seconda puntata.

Eccoci al secondo appuntamento con il romanzo online L'uomo dalle mani invisibili. Cosa accadrà al nostro protagonista Guglielmo Cantor? Leggete, leggete ;-)

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Trovò un paio di guanti neri da mettere sopra le fasciature fatte con professionale precisione. Erano neri perché erano gli unici che aveva trovato in casa.
Così andò a lavoro e vi giunse con soli dieci minuti di ritardo. Nessuno notò quel trascurabile disservizio e se qualcuno gli chiedeva perché indossava quei guanti, lui rispondeva con un sorriso e un ammiccamento.
- Servono per non lasciare impronte digitali sospette... - diceva scherzando. Ma dentro di lui calavano le tenebre e l'angoscia lo rendeva infelice.
Cosa sarebbe successo se qualcuno avesse scoperto il suo segreto? Ogni volta che qualcuno veniva per compilare la scheda per i libri, aveva la sensazione di essere scrutato. Scrutato nell'intimo più insondabile. Era conscio che si trattava di una sua fissazione, ma se in alcuni casi fosse stato vero? Come avrebbe potuto saperlo? Stava diventando paranoico e col passare dei giorni si era convinto che alcuni erano in grado di indovinare i suoi pensieri più reconditi. La signora Meynard, quella vecchia arpia! Lo osservava con occhio sin troppo attento quella lì! Non lo aveva mai sopportato, sin da quando, dieci anni prima, era giunto in quella città ed era stato assunto come bibliotecario.
- Lei, signor Cantor, è così misterioso! Non dice mai nulla della sua vita privata. Ma è sposato? - gli aveva chiesto una volta con finta gentilezza, ma si capiva che era spinta da una irresistibile tendenza a farsi gli affari degli altri.
Guglielmo aveva risposto con altrettanta finta gentilezza che non era mai stato sposato e che non c'era alcun mistero nella sua vita. Mai una menzogna era stata più grande.
La signora Meynard non si era arresa e diverse volte gli aveva rivolto domande da cui si capiva che era una patologica ficcanaso.
Tuttavia non erano queste le persone che temeva di più.
Adesso, quando finiva il suo orario alla biblioteca, non aveva più nessuna voglia di fare una passeggiata lungo i viali alberati dell'Università. Si sentiva nudo con quei guanti che nascondevano il suo segreto. Cosa sarebbe successo se, per caso, se ne fosse sfilato uno mettendo a nudo un moncherino sanguinolento? Sarebbe stato un moncherino sanguinolento, ma da cui non usciva una sola goccia di sangue, perché dentro quelle mani invisibili era ancora tutto vivo. Cosa sarebbe successo? Cosa avrebbero detto i passanti? Quali espressioni di puro disgusto si sarebbero disegnate nei loro volti?
Andò di corsa a casa e si chiuse la porta alle spalle. Ma nemmeno lì si sentiva veramente al sicuro.
Si sedette pesantemente sulla poltrona e accese la televisione. Avrebbe passato una serata vedendo film comici, anche se non aveva più voglia di ridere. Dopo pochi minuti di distratta osservazione passiva dello schermo, decise che era arrivato il momento di andare a leggere qualcosa. Spense il televisore e si avvicinò alla libreria. Prese un volume qualsiasi dallo scaffale e si diresse di nuovo verso la poltrona. Si sedette pesantemente e aprì il libro in una pagina a caso.
Vi lesse: “Filoteo. Uno dunque è il cielo, il spacio immenso, il seno, il continente universale, l'eterea regione per la quale il tutto discorre e si muove. Ivi innumerabili stelle, astri, globi, soli e terre sensibilmente si veggono, ed infiniti raggionevolmente si argumentano. L'universo immenso ed infinito è il composto che resulta da tal spacio e tanti compresi corpi.”
Riconobbe di avere preso il “De l'infinito, universo e mondi” di Giordano Bruno. Stava leggendo l'inizio del terzo dialogo.
Pensò che il filosofo era riuscito ad aprire la sua mente per comprendere l'infinito, o almeno ci aveva provato, mentre lui in quel momento si sentiva compresso in uno spazio infinitesimo, senza dimensioni. Avrebbe potuto scrivere un saggio sulla claustrofobia esistenziale.
Lasciò cadere il libro per terra e proseguì nei suoi pensieri pigri e svogliati. Osservò ancora le sue mani guantate e pensò che in fondo avrebbe potuto essere un supereroe, se avesse avuto i superpoteri. Chissà cosa potevano fare le sue mani invisibili, oltre che suscitare una terribile vergogna.
Colpevole! Si sentiva colpevole. Ma cosa aveva fatto per diventare un mutilato senza mutilazioni?

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La prima puntata la puoi trovare a questo indirizzo.

La prossima puntata, la terza, sarà pubblicata il 18 ottobre.

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sabato 4 ottobre 2008

Romanzo a puntate: L'uomo dalle mani invisibili - prima puntata

Esistono vari modi per pubblicare un romanzo. Il più tradizionale e pubblicarlo in formato cartaceo, oppure in formato pdf per essere distribuito direttamente su Internet. In questo blog ho deciso di sperimentare il "romanzo a puntate". Lo so, non è una cosa originale, ma io non l'ho mai fatto :-)

L'uomo dalle mani invisibili è un racconto ispirato ad un sogno e l'ho scritto di getto. Ciò significa che mi perdonerete qualche piccola ingenuità nella forma e nella sostanza :-) Dopotutto il pregio di pubblicare un romanzo su un blog è che se c'è qualcosa che non capite, me la potete chiedere direttamente ;-) L'altro pregio è che posso sfogare tutta la mia creatività senza avere nessuna "ansia da prestazione". Insomma c'è più libertà e quindi più divertimento.

Buona lettura di questa prima puntata dell'Uomo dalle mani invisibili :-)

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Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Guglielmo Cantor si trovò con le mani invisibili. Osservò con indescrivibile disgusto i due moncherini dinanzi ai suoi occhi. Dai polsi in su le sue mani erano diventate completamente invisibili e qui, al confine tra il visibile e l'invisibile, poteva osservare un pulsare di sangue e tessuti vivi che lo angosciava. Appariva come una di quelle sezioni del corpo umano che si vedono nei libri di anatomia.
Si accorse che sentiva perfettamente le sue dita e poteva afferrare le coperte. Quindi le mani in realtà non erano sparite, ma erano divenute misteriosamente trasparenti. Sentì che il panico cresceva dentro di lui ed era sul punto di urlare. Si alzò dal letto e corse in bagno a vomitare dentro la tazza del water.
Trascorsero interminabili secondi di disorientamento e di annebbiamento della coscienza, secondi in cui restò paralizzato, chinato sul water. Appena tornò in lui un briciolo di lucidità, osservò ancora le sue mani.
Allo specchio non si vedevano. Poteva vedere il suo volto attraverso di esse riflesso allo specchio. Aprì il rubinetto del lavandino e vi lasciò scorrere l'acqua; sentì il flusso freddo dell'acqua e vide che questo flusso veniva perturbato dalla presenza delle mani, disegnandone la forma nello spazio. Sentì l'impulso di piangere disperatamente, di urlare, di scatenare tutta la sua rabbia e frustrazione.
Non c'era dubbio: era successo veramente, non era un incubo, ma una più terribile realtà.
Proprio a lui era successo, a lui che aveva assoluto bisogno di non essere notato.
Adesso doveva affrontare il problema più grave: cosa fare per nascondere questa sua inaspettata condizione. Era tardi e doveva andare a lavoro: pensò che un normale paio di guanti avrebbe risolto il problema in maniera elegante e se qualcuno avesse fatto qualche domanda di troppo, sarebbe stato sufficiente inventarsi la scusa di una allergia per scoraggiare qualsiasi ulteriore curiosità.
I guanti però non avrebbero risolto il mistero di quel fenomeno atipico. Quale terribile male dell'anima o del corpo rende le mani trasparenti? E se qualcuno gli avesse chiesto di toglierli per vedere le escoriazioni dell'epidermide dovute all'allergia? Cosa avrebbe potuto rispondere?
“No, non posso andare a lavoro! Non in queste condizioni...”.
Andò a sedersi sul letto per pensare qualcosa, ma non riusciva a pensare a niente. Solo vergogna, per ciò che gli era appena successo, solo questo riusciva a pensare. Sapeva che doveva essere colpa sua, ne era certo, anche se non era in grado di individuare con certezza cosa avesse fatto di sbagliato.
Ricordava che di notte era stato tormentato da vari incubi, ma non riusciva a ricordarne il contenuto. Ma forse non c'era alcuna correlazione tra i sogni e le mani.
Bisognava trovare una soluzione rapidamente. Se fosse arrivato in ritardo a lavoro, probabilmente non sarebbe successo niente, ma se non ci andava affatto avrebbe dato troppo nell'occhio, e lui non se lo poteva permettere.
Optò per la soluzione dei guanti, ma sotto avrebbe messo delle fasciature. Ai più curiosi avrebbe detto che il medico gli aveva raccomandato di non rimuoverle assolutamente per alcuni giorni. In questo modo avrebbe guadagnato tempo e avrebbe potuto decidere con più calma se continuare a vivere come se niente fosse oppure se fuggire per sempre.
Guglielmo Cantor non era sempre stato un modesto bibliotecario. Da giovane era stato una delle menti più brillanti della nazione; il suo unico difetto era che aveva conosciuto le persone sbagliate.

“Sono fuggito dal mio passato, ma il passato non si è limitato a raggiungermi: mi ha addirittura sorpassato e ora mi umilia con ferocia”.

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Continua... (il prossimo appuntamento, sabato 11 ottobre)

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lunedì 22 settembre 2008

Buon compleanno Topolino!

Quella di oggi è una ricorrenza davvero importante: si tratta del compleanno di Topolino! Un personaggio, insieme a Paperino, che ho sempre ammirato nell'infanzia e che continuo ad ammirare anche adesso che sono adulto (per non dire maturo...).

Sono 80 anni e direi anche portati molto bene!

Su Aetnanet ho trovato un interessante articolo dedicato proprio a questa ricorrenza, che vi ripropongo:

E’ proprio così, nel 1928, ottanta anni fa iniziava la storia fantastica di Walter Elias Disney e della sue “creature”, primo fra tutti il furbo e simpatico Topolino.
Walt Disney inventò questo topo colto e geniale, traendo spunto dall’osservazione empirica e scientifica della grande intelligenza di questi animali, secondi solo all’uomo.
Inizialmente gli diede il nome di Mortimer Mouse, ma su consiglio della moglie, cui quel nomignolo non piaceva proprio, cambiò il nome in Mickey Mouse (in Italia prenderà subito il nome di Topolino).
Topolino venne disegnato con dei tratti accattivanti (da cucciolo), come si riscontra in tutti i personaggi di Disney, dove anche i cattivi fanno sempre un gran tenerezza.
Grandi orecchie tonde, braccia e gambe molto sottili, che in origine sbucavano (invero più lunghe e più sottili di oggi) dagli immancabili pantaloncini rossi.
Il primo cartone animato della produzione, realizzato grazie anche alla collaborazione dell'amico disegnatore Ub Iwerks, aveva per titolo "Streamboat Willie" e aveva come protagonisti Topolino e la sua eterna fidanzata Minnie.
In realtà il primo cortometraggio di Topolino proiettato, è il terzo tra quelli realizzati, infatti nel 1928 erano già stati prodotti Plane crazy e Gallopin gaucho, entrambi muti. Appena Disney seppe della possibilità di avere il sonoro, decise di produrre "Streamboat Willie".
A proposito di sonoro, Disney fece eseguire diversi provini nel tentativo di dare a Topolino la voce che lui immaginava. Alla fine, non contento dei doppiatori, decise di dagli … la sua voce e lo doppiò per ventidue anni.
Streamboat Willie venne presentato in un cinema di New York ed era impreziosito da un ottimo commento musicale, sincronizzato con le scene animate.
Dopo questa anteprima, il produttore Louis B. Mayer, non volle firmare un contratto con Disney, in quanto ritenne che Topolino, visto come un grosso roditore ingigantito dallo schermo, avrebbe impaurito gli spettatori! Che errore clamoroso! Non gli sarà bastata una vita per pentirsi abbastanza.
Topolino entrò subito dopo nell’universo del fumetto, esattamente nel 1930. Intelligente e coraggioso, Topolino è uno straordinario detective, ma anche un personaggio avventuroso che con l’intuito e la ragione riesce a battere nemici cattivi e molto più forti (e violenti) di lui, come Gambadilegno e Macchia nera.
Tra le storie indimenticabili:"Topolino e il mistero di Macchia Nera", "Topolino sosia di re Sorcio", "Topolino giornalista", "Topolino e il mistero dell'uomo nuvola", "Topolino e il gorilla Spettro".
Lo studio Disney produsse da subito importanti lungometraggi a cartoni animati e grazie alla serie delle "Sinfonie allegre", vinse nel 1933, il primo dei 31 premi Oscar che avrebbe ricevuto nel corso della sua carriera.
Nel 1940 topolino è protagonista di quello che, ancora oggi, è considerato il miglior cartone animato di tutti i tempi, ovvero “Fantasia”, dove per la prima volta viene utilizzata la musica classica per tutta la colonna sonora: il sincronismo con le scene è ineguagliato.
Il grande e duraturo successo di Topolino si deve anche a tutti i personaggi che lo hanno affiancato nelle sue avventure, primo fra tutti Pippo, il suo migliore ed inseparabile amico.
Ma il successo e la longevità di questo eroe di carta, sono stati determinati anche dal costante aggiornamento e dalla modernizzazione dei personaggi, nella figura, nel modo di vestire, nei comportamenti sociali: le storie sono state sempre adeguate ai tempi.
Ancora oggi, dopo 80 anni, Topolino è uno dei fumetti più letti in tutto il mondo.
E’ nel Natale del 1932 che fa il suo ingresso nelle edicole italiane una nuova pubblicazione settimanale, dal titolo “Topolino”, e sul settimanale della Nerbini, trovano spazio soprattutto le strisce realizzate da Gottfredson, mentre il primo episodio in assoluto del Topolino a fumetti, realizzato dai suoi creatori nel 1930, sarà proposto in Italia solo nel 1934.
Il primo formato dell’albo è quello orizzontale, che consentiva di presentare le strisce in maniera fedele alle strip originali, senza dover rimontare le vignette.
L'11 Agosto 1935, Topolino giornale passa nelle mani della editrice Mondadori. La linea editoriale non cambia, anzi vengono incrementati gli spazi dedicati ai personaggi Disney.
La collaborazione tra la Walt Disney e la Mondatori durerà oltre trent'anni.
Verso la fine del ventennio fascista, quando le posizioni nazionaliste si radicalizzarono, il regime stabilì ulteriori restrizioni alla stampa e alla diffusione perfino dei fumetti.
Nel 1938 il Ministero della Cultura Popolare, vietò di editare i fumetti che avessero come protagonisti gli eroi delle strip popolari americane.
Topolino (incoerentemente) venne risparmiato, si suppone per le insistenze della Mondatori, appoggiate da diversi politici e gerarchi. Ma nel gennaio 1942, in piena guerra, anche Topolino dovrà arrendersi.
Il topo americano viene sostituito da un epigono nostrano: Tuffolino, un bimbetto molto somigliante, disegnato dal grande illustratore De Vita. La testata viene comunque soppressa nel Natale del 1943.
Topolino tornerà nelle edicole italiane a guerra finita, il 15 Dicembre del 1945.
Le avventure di Topolino attraversano con immutata freschezza, ben tre generazioni, le ultime due lo conoscono nel fortunato formato libretto, oggi settimanale, che naviga verso il numero tremila.
A Topolino e a tutta la banda Disney, generazioni di sociologi e psicologi, hanno riconosciuto un’alta valenza didattica e morale: un segno positivo nell’educazione di milioni di bambini in ogni parte del mondo.
Topolino a libretto esordì col numero 1 (vol.1), nell’aprile del 1949. Il nuovo giornalino venne ampiamente pubblicizzato sugli ultimi due numeri del formato giornale. Il nuovo modulo prevedeva cento pagine che contenevano solo storie dei personaggi Disney, al prezzo di 60 Lire.
Molto bella la copertina del n° 1, con il protagonista in “alta uniforme” da capo banda, immagine tratta dal Walt Disney's Comics and Stories del giugno 1941, e Minni in quarta di copertina che distratta dal passaggio dell’innamorato, recide un fiore.
Topolino libretto ha avuto tre diverse periodicità, mensile fino al n.39, quindicinale fino al n. 235, e settimanale dal n. 236 del 5 Giugno 1960 e ancora ai nostri giorni.
Molti i premi conquistati, a prescindere dagli Oscar, e le iniziative “sponsorizzate” dal piccolo topo geniale, dai parchi tematici alle canzoni, dai film agli spettacoli teatrali. Topolino è tra le figure più riprodotte in assoluto: dai gadget, alle magliette, e ancora su ogni tipo di oggetto. Insomma Topolino è un eroe a tutto tondo e a tutto campo in tutto il Pianeta.
Gli sono stati dedicati francobolli, monete, medaglie, è stato tradotto in tutte le lingue principali del mondo e persino in latino, col nome di Michaèl Musculus.
Nel 1935 venne perfino nominato “simbolo internazionale di buona volontà”, dalla Società delle Nazioni, (l’ONU di oggi), un ambasciatore virtuale dell’umanità presso l’umanità!
Bene, infine non ci resta che ringraziare Topolino per tutte le ore liete e spensierate che ci ha regalato: personalmente saldo oggi, con questo ricordo, sicuramente insieme a tanti altri ex bambini, un debito contratto con lui tanti anni fa, perché ho imparato a leggere con i suoi giornalini. Dei primi che mi capitarono tra le mani, mi limitai a guardare le figure, ma erano così belli e ammalianti, e la curiosità era così grande, che mi sforzai a tal punto che, seppure con lentezza epocale, riuscii sillabando a leggerne i testi. Grazie e … Buon Compleanno Topolino!

Giuseppe Di Bella

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