lunedì 28 febbraio 2011

La storia del pianeta Terra

 

Per più di 4,5 miliardi di anni una serie di eventi eccezionali hanno sconvolto la Terra. Impatti di violenza inaudita, eruzioni colossali e alluvioni catastrofiche ne hanno flagellato senza sosta la sua superficie. Quella che vi presento in questa serie di filmati è l’incredibile storia del pianeta Terra. Si tratta di uno spettacolo lungo 4 miliardi di anni, che può essere riassunto in poche, ma meravigliosamente suggestive, ore.

In realtà la storia del nostro pianeta è ancora ricca di misteri. La sua evoluzione si presenta come un enigma inspiegabile in cui ogni indizio del passato è stato accuratamente occultato. Ovviamente c’è qualcuno che sa dove cercare queste “tracce rivelatrici”.

A questo punto, sperando di avervi affascinati con questa presentazione Occhiolino, vi lascio guardare questo bellissimo documentario.

Buona visione.

L’incredibile storia del pianeta Terra

Il sistema operativo

 

Il sistema operativo è un software di sistema che agisce da intermediario tra l’utente e l’hardware del computer. È costituito da un insieme di programmi essenziali per il corretto funzionamento di un computer e delle sue periferiche.

sistema operativo

Facciamo l’esempio di alcuni tipi di sistemi operativi

Sistemi Batch

Sono i primi sistemi operativi comparsi sul mercato. Gli elaboratori del periodo erano capaci di eseguire e portare a termine un solo compito alla volta. Questo compito, chiamato job, veniva eseguito con una serie di processi automatici che non richiedevano l’intervento dell’utente. Tutti gli altri job venivano messi in attesa, la loro elaborazione iniziava solo quando il processo precedente terminava.

Tra un lavoro e un altro poteva trascorrere molto tempo, per questo si lasciava che l’elaboratore svolgesse tutto in automatico.

Gli elaboratori del periodo avevano un costo molto alto, impossibile per un singolo utente. Solo grandi società o istituzioni potevano permettersene l’acquisto. Esistevano pochi sistemi, ma utilizzati da più persone. Ancora oggi con il termine batch ci riferiamo ai processi svolti automaticamente dal pc.

Sistemi monoutente

I sistemi monoutente nascono insieme al pc. Ora il computer non ha più un prezzo proibitivo, di conseguenza l’uso non è più condiviso, ma personale. I sistemi monoutente permettevano il lancio di un solo programma alla volta. Questo programma veniva definito programma principale, perché a volte poteva essere accompagnato da una serie di utility.

Queste utility venivano lanciate periodicamente attraverso un timer hardware che interrompeva il processo principale per gestire operazioni in background. Il più conosciuto tra i sistemi operativi di questo tipo fu sicuramente l’Ms-Dos della Microsoft.

Sistemi multiprogrammati

Sono i sistemi operativi di tipo moderno. Rispetto ai precedenti vi sono due importanti differenze: 1) il sistema operativo riesce a gestire due o più programmi in esecuzione su uno stesso processore; 2) interazione diretta tra utente e programma.

Questa gestione multi programmata è in realtà un’illusione, perché il processore continua a lavorare su un solo programma per volta.

La CPU si dedica ad un programma per una certo intervallo di tempo, detto time slot, poi passa al programma successivo. Il passaggio si chiama context switch.

Questo passaggio è invisibile all’occhio umano perché avviene in una frazione di secondo. Il sistema operativo sfrutta le pause, che per il pc sono lunghissime, tra un comando e l’altro dell’utente.

Il context switch è regolato da un timer hardware che manda il segnale elettrico di interruzione alla CPU. In questo modo comanda alla CPU di passare la programma successivo. Il sistema operativo gestisce l’invio del segnale di interruzione alla CPU in base alle applicazioni in esecuzione.

Questo meccanismo viene chiamato time sharing. La durata del context switch non dipende da quali e quanti processi siano in esecuzione, ma ha un valore fisso. Maggiore è il numero di processi attivi e maggiore è il tempo che il processore impiega a completarli tutti. Questo oggi non è più un problema, perché la nuova generazione di pc è dotata di più processori.

Avere più programmi in esecuzione può creare problemi di conflittualità, dato che tutti i programmi usano le medesime risorse. Il sistema operativo dovrà quindi evitare questi conflitti, stabilendo la priorità con cui i programmi in esecuzione possono accedere alle risorse. Di conseguenza non possiamo avere una stima esatta del tempo necessario per completare un processo.

Sistemi realtime

Un sistema operativo realtime è un sistema specializzato per il supporto di applicazioni software realtime. Questi sistemi vengono utilizzati prevalentemente in ambito industriale e comunque dove sia necessario che il sistema risponda entro tempi prestabiliti (ad esempio una catena di montaggio).

Un sistema operativo realtime non deve essere necessariamente veloce, l’importante è che sia prevedibile.

Sistemi distribuiti

Un sistema distribuito si differenzia da un sistema comune perché ha la capacità di lavorare con risorse presenti su altre macchine, connesse tramite bus o reti. Alla base di questi sistemi vi sono delle macchine definite server. I server hanno il compito di mettere a disposizione delle altre macchine hardware e software. Gli elementi da condividere sono installati o collegati direttamente al server. Le altre macchine vi accedono attraverso il server stesso.

Possiamo quindi condividere tra una rete di pc varie periferiche o applicazioni software.

In alcuni casi è il sistema operativo stesso ad essere condiviso. Questi vengono chiamati clustering.


La gestione dei processi e della memoria

Abbiamo già visto come un sistema operativo multi programmato permetta l’esecuzione, apparentemente simultanea, di più programmi tramite il meccanismo di time sharing. Questo meccanismo, però, nel caso in cui i programmi in esecuzione dipendano da un input utente, potrebbe portare a un forte rallentamento del sistema. Per evitare un rallentamento si sospende il time sharing per i processi in questione.

Questi programmi, insieme a tutti i processi in attesa, vengono messi in coda ed esclusi dal lavoro della CPU, congelati fino a quando non ricevono i dati in input o siano pronti.

Di conseguenza possiamo dire che ogni processo attraversa tre stati distinti:

1) STATO ATTIVO: si trova in questo stato il processo in elaborazione del processore.

2) STATO PRONTO: si trova in questo stato il processo che può essere eseguito ma che non è al momento in esecuzione.

3) STATO DI ATTESA: si trova in questo stato il processo che attende un dato dall’esterno ed è escluso dal time sharing. Avremo quindi in ogni istante un solo processo attivo per ogni processore, vari processi pronti a diventare attivi e uno o più processi in attesa di dati. Naturalmente il processo ha anche uno stato iniziale e uno conclusivo:

- STATO INIZIALE o disponibile. Il programma viene richiamato dall’hard disk e posto nella RAM, vengono anche assegnate le risorse necessarie all’esecuzione.

- STATO FINALE o terminato. Il programma viene chiuso e vengono liberate tutte le risorse ad esso assegnate.

Quando un processo è in attesa, rimane congelato aspettando i dati dall’esterno. Se l’attesa si prolunga, il programma viene tolto dalla RAM e messo nel disco rigido in “memoria virtuale”. Verrà riportato nella RAM nel momento in cui l’utente inserisce i dati.

Questo processo prende il nome di swap in è swap out e serve ad evitare di occupare tutto lo spazio della RAM con programmi in attesa.

Il passaggio di un processo da uno stato ad un altro può essere automatico oppure conseguente a dei precisi fattori.

Vi è un apposito processo detto scheduler che si occupa di questi passaggi di stato. In base al passaggio di stato, interviene uno scheduler preciso.

- Scheduler a lungo termine: disponibile e pronto

- Scheduler a medio termine: swap in e swap out

- Scheduler a breve termine: attivo – pronto


La gestione della memoria

Uno dei compiti principali di un sistema operativo è quello della gestione della memoria RAM.

Il sistema operativo si occupa di suddividere la memoria fisica esistente sul sistema in sezioni, anche dette partizioni, e di assegnare le partizioni stesse ai processi in esecuzione, in base alla necessità e alle richieste di ognuno.

Il sistema operativo si comporta come un allocatore di memoria. I processi non interagiscono direttamente con la memoria fisica.

I compiti di un gestore di memoria sono:

Protezione: le partizioni non possono essere assegnate a più processi contemporaneamente. Per evitare la sovrascrittura.

Rilocabilità e trasparenza: i processi devono funzionare indipendentemente dalla partizione a loro assegnata e non devono risentirne se questa viene cambiata durante l’esecuzione.

Frammentabilità: un’area di memoria assegnata ad un processo deve poter essere costituita da più partizioni anche non consecutive, ma viste sempre come tali da processo.

Condivisione: devono esistere aree di memoria condivise da più programmi accessibili in sola lettura. Questo serve per condividere porzioni di codice utilizzate da più applicazioni.

IL CICLO DI ALLOCAZIONE

Il ciclo di allocazione si svolge in due fasi:

1) Fase di allocazione: un processo richiede memoria. Il sistema operativo verifica se c’è un’area abbastanza grande disponibile e le eventuali priorità.

2) Fase di recupero e deallocazione: il sistema si riprende aree di memoria ora libere e le rimette a disposizione.

Questo sistema di allocazione e recupero funziona grazie ad una mappa delle allocazioni e una lista di blocchi liberi.

Esistono diversi tipi di modelli di allocazione che variano sia per il modo in cui è suddivisa la memoria fisica e sia per il modo di assegnazione. Indipendentemente dai modelli vi sono delle porzioni di memoria che non vengono assegnate ai processi utente:

- Area riservata dal sistema operativo per le proprie operazioni

- Area occupata dal sistema operativo stesso

- Allocazione statica

Prevede la divisione della memoria in partizioni di uguale dimensione. È un metodo veloce e semplice. Il sistema operativo non deve scegliere la porzione di memoria più adatta che comporta uno spreco di risorse.

- Allocazione dinamica

Vi sono partizioni di dimensioni diverse, scelte sulla base delle richieste dei processi in corso. È un metodo che comporta un rallentamento. Il sistema operativo deve scegliere la partizione più adatta alle richieste del processo dell’allocazione, ma permette di ridurre lo spreco di risorse.


domenica 27 febbraio 2011

Le zecche

 

Le zecche appartengono alla classe degli aracnidi e all’ordine degli acari, un gruppo enorme e diversificato di circa 300 famiglie. Di zecche se ne conoscono oltre 800 specie e 39 di queste vivono in Italia.

Le zecche sono parassiti, si nutrono di sangue che prelevano attaccandosi alla pelle di altri organismi viventi, quasi sempre vertebrati. Il loro ciclo biologico può interessare più animali ospiti a seconda della specie e delle condizioni climatiche. L’intero ciclo può durare da alcuni mesi ad alcuni anni.

Alcune zecche sono di dimensioni millimetriche, altre, dopo essersi nutrite, aumentano la loro massa iniziale fino a 100 volte! La loro lunghezza in questo caso può superare il centimetro.

Come si prendono le zecche?

Esse non aggrediscono le loro vittime saltando o volando, ma appostandosi alle estremità delle piante, lasciandosi cadere al passaggio dei loro ospiti.

Quanto sono pericolose le zecche per gli esseri umani?

Nel seguente filmato potete avere tutte le informazioni utili sulle zecche e su come combatterle:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-092da044-ea00-4870-a5e5-d28ad8cc5b25.html?p=0

Di seguito potete vedere il filmato parziale:

Le zecche

Lucertola campestre

 

La lucertola campestre (Podarcis sicula) è quella che possiamo facilmente trovare nei campi (lo dice il nome stesso Sorriso). Essa spesso convive con la lucertola muraiola (Podarcis muralis) e da essa si distingue per la parte ventrale di colore chiaro, la muraiola è generalmente più scura.

La lucertola campestre è il rettile più diffuso vivente in Italia. In questo breve filmato possiamo ascoltare alcune semplici informazioni riguardo alla lucertola campestre e anche riguardo alla lucertola muraiola.

Buona visione.

La lucertola campestre

sabato 26 febbraio 2011

Il galleggiamento

 

A molti sarà capitato di trovarsi in piscina o a mare e di provare a sollevare un amico immerso in acqua. Non può sfuggire la sensazione di quanto sia stato sorprendentemente facile.

Si può sollevare facilmente un amico immerso in acqua perché il suo corpo galleggia. Il galleggiamento di un corpo è dovuto alla capacità di un fluido di esercitare una forza diretta verso l’alto su un corpo immerso in esso. Infatti, quando un corpo è immerso ad esempio nell’acqua, l’acqua esercita su di esso una forza diretta verso l’alto, rendendo più facile sollevarlo. Questa forza, che agisce in direzione opposta alla gravità, è detta spinta di Archimede.

Il galleggiamento di un corpo in un fluido è strettamente collegato al rapporto tra le densità del corpo e del fluido.

Ricordiamo che la densità è definita come rapporto tra la massa di un corpo e il suo volume, quindi:

dove d è la densità, M è la massa e V è il volume.

L’unità di misura della densità quindi sarà Kg/m3 (chilogrammi al metro cubo). L’acqua, ad esempio, ha una densità di 1000 Kg/m3, mentre l’acciaio ha una densità di 7800 Kg/m3.

Se un corpo ha una densità inferiore a quella del liquido in cui è immerso galleggia. Viceversa, se la sua densità è superiore a quella del fluido, affonda. Quanto detto si può schematizzare nel seguente modo:

se  allora il corpo galleggia,

se  allora il corpo affonda.

Anche tipi diversi di fluidi possono galleggiare l’uno sull’altro: l’olio, ad esempio, galleggia sull’acqua poiché è meno denso.

Per determinare se un corpo galleggia, analizziamo le forze che agiscono su di esso. Come si può osservare nelle figure, le forze che agiscono sono due: il peso e la spinta di Archimede. La forza di gravità ovvero il peso del corpo, è diretta verso il basso; la spinta di Archimede, uguale al peso del volume di fluido spostato, è diretta verso l'alto.

Quando la spinta di Archimede è uguale al peso del corpo immerso, il corpo galleggia oppure rimane sospeso, mentre il corpo affonda quando la spinta è minore del suo peso.


Corpo e fluido con uguale densità
Un corpo che ha la stessa densità del fluido in cui è immerso rimane sospeso, ovvero rimane in equilibrio nel fluido. In questo caso la spinta di Archimede che agisce sul corpo è esattamente uguale al suo peso. I sottomarini e alcuni pesci sono in grado di rimanere sospesi in acqua "modificando" la loro densità.

corpo resta sospeso

Forze uguali agenti sul cubo sommerso gli permettono di rimanere sospeso nel fluido: il cubo ha la stessa densità dell'acqua.


Corpo con densità maggiore del fluido
Se la forma dello scafo di una nave le permette di galleggiare, che cosa ne può determinare l'affondamento? Come ben si sa, quando il peso di una nave diventa maggiore della spinta di Archimede agente su di essa, la nave affonda. Questo può avvenire quando lo scafo della nave si danneggia e imbarca acqua: quando l'acqua entra nello scafo, il volume dell'acqua spostata dalla nave si riduce e di conseguenza si riduce la spinta di Archimede.

corpo affonda

Il cubo di metallo affonda perché il suo peso è maggiore della spinta di Archimede: il cubo è più denso dell'acqua.


Corpo con densità inferiore del fluido
Ci si può meravigliare del fatto che un pezzo di acciaio affonda, mentre una nave costruita in acciaio galleggia. Il galleggiamento di una pesante nave è legato alla forma del suo scafo: essa è tale da spostare un grande volume d'acqua, generando una grande spinta di Archimede sufficiente a contrastare l'enorme peso della nave.
La capacità di una nave di galleggiare in acqua può anche essere spiegata in termini di densità.

corpo galleggia

Il cubo di legno galleggia a una profondità per cui la spinta di Archimede e il suo peso sono uguali: il cubo è meno denso dell'acqua.


Il bikini solare

 

Quando si indossa un bikini a energia solare si può stare tutto il giorno in spiaggia ascoltando la propria musica preferita senza il rischio che il proprio iPod si scarichi! Sorriso

Per questo motivo Andrew Schneider ha progettato questo costume da bagno dotato di pannelli solari fotovoltaici a film sottile e di un collegamento USB. Si tratta di una curiosità che è stata sviluppata dall’Interactive Telecommunications Program dell’Università di New York. La versione maschile del costume da bagno è in via di sviluppo Occhiolino

bikini solare


venerdì 25 febbraio 2011

Epitaph King Crimson

 

I King Crimson sono stati un notevole fenomeno musicale degli anni ‘70. Il brano che ho selezionato per il “post musicale” di oggi è un pezzo davvero molto bello, impressionante per le visioni allucinate che ispira. Si tratta di Epitaph, tratto dall’album In the Court of the Crimson King del 1969.

Da ascoltare in religioso silenzio Occhiolino

Epitaph King Crimson

Testo e traduzione di Epitaph:

Epitaph

The wall on which the prophets wrote
Is cracking at the seams.
Upon the instruments of death
The sunlight brightly gleams.
When every man is torn apart
With nightmares and with dreams,
Will no one lay the laurel wreath
As silence drowns the screams.
Between the iron gates of fate,
The seeds of time were sown,
And watered by the deeds of those
Who know and who are known;
Knowledge is a deadly friend
When no one sets the rules.
The fate of all mankind I see
Is in the hands of fools.
Confusion will be my epitaph.
As I crawl a cracked and broken path
If we make it we can all sit back
and laugh.
But I fear tomorrow I'll be crying,
Yes I fear tomorrow I'll be crying.

 

Epitaffio

Il muro su cui scrivono i profeti
Si sta rompendo le cuciture
Sotto gli strumenti della morte
La luce del sole splende raggiante
Quando ogni uomo è fatto a pezzi
Con gli incubi e con i sogni
Nessuno toglierà la corona di foglie di lauro?
Mentre il silenzio sommerge le urla
Tra i cancelli di ferro del destino
Venivano seminati i semi del tempo
e annaffiati dalle scritture di coloro
Che conoscono e che sono conosciuti
La conoscenza è un amico mortale
Quando nessuno imposta le regole
Il destino di ogni tipo di uomo che vedo
E' nelle mani degli stupidi
La confusione sarà il mio epitaffio
Mentre striscio per un sentiero crepato e sfasciato
Se ce la facciamo possiamo sederci tutti
E ridere
Ma ho paura che domani starò piangendo
Si, ho paura che domani starò piangendo


Lavoro di una forza

 

Il lavoro compiuto da una forza costante applicata ad un corpo è uguale al prodotto scalare

tra la forza e il vettore spostamento del corpo.

Ciò equivale al modulo dello spostamento per la proiezione della forza nella direzione dello spostamento o, equivalentemente, al prodotto del modulo della forza per la proiezione dello spostamento nella direzione della forza.

Il lavoro è una grandezza scalare che, nel sistema S.I., si misura in (Newton per metro). Questa unità di misura si chiama joule e si indica con la lettera J.

Quanto i vettori forza e spostamento sono paralleli, il lavoro è dato semplicemente dal prodotti delle loro intensità (moduli). Quando sono perpendicolari il lavoro è uguale a zero. Il lavoro è positivo (lavoro motore), quando l’angolo tra il vettore forza e il vettore spostamento è acuto, negativo (lavoro resistente) quanto tale angolo è ottuso.

lavoro di una forza

- Lavoro compiuto da una forza variabile

In un diagramma cartesiano che ha lo spostamento sull’asse delle ascisse e l’intensità della forza su quello delle ordinate, il lavoro W compiuto da una forza non costante è dato dall’area della parte di piano compresa tra l’asse degli spostamenti, il grafico dell’intensità della forza e due rette parallele all’asse delle ordinate che definiscono il valore iniziale e quello finale della posizione dell’oggetto.

lavoro di una forza variabile


giovedì 24 febbraio 2011

Strano fenomeno!

 

Questo filmato ci mostra uno strano fenomeno che avviene in assenza di peso. Facendo girare un oggetto a forma di T, nello specifico una maniglia di installazione, si nota che la rotazione presenterà due stati distinti che si alternano al passare del tempo. Un fenomeno davvero curioso che si può osservare facilmente grazie all’assenza di peso.

Perché succede questo? Qualcuno riesce a formulare una spiegazione?

Buona visione del filmato.

Fenomeno strano in assenza di peso

La malaria: come agisce e come danneggia il corpo umano.

 

La malaria veniva un tempo chiamata anche “paludismo” perché si credeva che fosse una malattia trasmessa dalle paludi e dall’aria stagnante. In realtà è una malattia ancora molto diffusa, soprattutto nei paesi poveri.

Le ultime statistiche mostrano che il 40% della popolazione mondiale rischia di contrarre la malaria e per questo è una delle emergenze sanitarie più urgenti a livello internazionale.

La malaria viene trasmessa dalla zanzara Anopheles che fa entrare un parassita nel corpo umano, il Plasmodium.

In questo filmato possiamo vedere una interessante lezione riguardo a cosa sia la malaria, come agisca ed in che modo danneggia il corpo umano. Il video è interessante perché si concentra non sulle cause della trasmissione della malattia, ma sul meccanismo di azione all'interno del corpo.

Buona visione (il filmato è in spagnolo, ma non ci sono grandi problemi di comprensione).

La malaria

mercoledì 23 febbraio 2011

Misura della costante elastica di una molla

 

La legge di Hooke ci mostra che l’allungamento di una molla è direttamente proporzionale alla forza che l’ha provocato. Dal punto di vista matematico la legge di Hooke si può esprimere così:

dove F è la forza, x è l’allungamento e k è la cosiddetta “costante elastica”. Il segno meno è dovuto al fatto che la forza si oppone all’allungamento. La costante elastica dipende dalla molla e può essere misurata con un semplice esperimento, come possiamo vedere in questo filmato realizzato in una scuola. Basta davvero poco: un supporto per tenere la molla, un metro, dei pesi, una molla (ovviamente Occhiolino), carta e penna per scrivere i dati e per fare i calcoli. Adesso tocca a voi Sorriso

Buona visione del filmato. Guardatelo bene, così potrete facilmente replicare l’esperimento.

Misura della costante elastica di una molla

martedì 22 febbraio 2011

La piccola era glaciale

 

Tra il 1430 e il 1850 l’Europa del Nord attraversò una “piccola era glaciale”. Non fu rigida come una glaciazione vera e propria, ma il clima si fece più freddo, i raccolti fallirono e molta gente morì di fame. Nei primi anni dell’800 l’Inghilterra, ad esempio, conobbe alcuni dei suoi inverni più rigidi. Il Tamigi gelò permettendo la formazione di una grande "fiera del ghiaccio" (Frost Fairs) nel cuore di Londra, con la costruzione di baracche, accensioni di fuochi per arrosti, giochi, sfilate ed altro ancora nel mezzo del corso d'acqua congelato.

piccola era glaciale

A volte il tempo migliorava senza preavviso e la temperatura saliva: la gente si allontanava in fretta mentre il ghiaccio si crepava sotto i piedi… L’ultima gelata del Tamigi risale al 1814.


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Permafrost

 

Per permafrost si intende un suolo perennemente gelato, presente in regioni con climi invernali molto rigidi e dove la temperatura media rimane comunque sotto lo zero per molti anni consecutivi (regioni polari o subpolari).

Il permafrost può estendersi in profondità per centinaia di metri. Lo strato superficiale, che durante la breve estate può sgelare per uno spessore di solito non superiore al metro, è indicato come strato attivo o mollisol, mentre quello permanentemente ghiacciato viene chiamato tjale in Lapponia, merzlota in Siberia e pergelisol in lingua francese.

permafrost

Grazie alle bassissime temperature, nel permafrost si sono potuti conservare per migliaia di anni i resti di alcuni importanti organismi animali, tra cui quelli di molti mammut.

La formazione del permafrost viene denominata pergelo.


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Pastorizzazione

 

La pastorizzazione è un procedimento termico usato per la conservazione temporanea e la sterilizzazione degli alimenti liquidi, come il latte, il vino, l’aceto, le puree di frutta e la birra.

Il nome “pastorizzazione” deriva dal chimico e biologo francese Louis Pasteur, che provò che era possibile distruggere i microrganismi batterici presenti negli alimenti utilizzando il calore, senza alterare le qualità nutritive del prodotto. Esistono due diverse tecniche di pastorizzazione: la pastorizzazione lenta, usata soprattutto nelle piccole latterie, che sfrutta una bassa temperatura (da 63 a 66 °C) e un lungo periodo di contatto (30 minuti); la pastorizzazione rapida, usata a livello industriale, che può essere effettuata a 72-75 °C per 15 secondi (HTST) oppure a 90 °C per un secondo (UHT cioè Ultra High Temperature).

pastorizzazione UHT

Il latte pastorizzato attraverso una procedura lenta è più nutriente, ma si conserva meno a lungo del latte pastorizzato ad alte temperature.


lunedì 21 febbraio 2011

Paperino nel mondo della matemagica (1959)

 

Paperino nel mondo della matemagica è un film della Disney del 1959. E’ un esempio davvero mirabile di divulgazione scientifica che fa uso dei cartoni animati e del divertimento. Per quanto riguarda la divulgazione matematica è, secondo me, un documentario ancora insuperato. Attenzione per chi odia la matematica! Paperino potrebbe convertirvi e potrebbe riuscire a farvi capire che la matematica non è affatto inutile come credete!

Guardare per credere Occhiolino

Buona visione e buon divertimento.

Paperino nel mondo della matemagica (prima parte)

 

Paperino nel mondo della matemagica (seconda parte)

 

Paperino nel mondo della matemagica (terza parte)

domenica 20 febbraio 2011

Non tutto il male viene per nuocere

 

Questo modo di dire potrebbe essere un buon incentivo in questi tempi duri. Infatti talvolta certi eventi che sono (o appaiono) dannosi, sono viceversa anche giovevoli. Non tutto il male viene per nuocere: invita a considerare gli aspetti positivi che possono esservi anche negli eventi negativi, oppure a riflettere se certe cose spiacevoli (delusioni, insuccessi, ecc…) non siano in realtà da apprezzare come stimoli e avvertimenti vantaggiosi. Nel primo senso può considerarsi come la versione ottimistica del detto “ogni medaglia ha il suo rovescio”, e come il contrario di “non c’è rosa senza spine”.

non tutto il male viene per nuocere


Fusione fredda. Perché tanto entusiasmo ingiustificato?

 

Alla fine del mese di marzo 1989 nei quotidiani di tutto il mondo, rimbalzando dai giornali inglesi e americani, cominciò a dilagare una notizia sensazionale, dapprima con prudenziali trafiletti e poi con inchieste a pagina intera e titoli a caratteri cubitali…

Come mai tanto rumore e tanta agitazione? Il fatto è che sembrava di essere giunti a un punto di svolta epocale per quanto riguarda la storia dell’energia e della sua produzione. Due scienziati anglosassoni avevano annunciato di essere riusciti a ottenere il processo di fusione (cioè quella reazione in cui due nuclei leggeri si uniscono, formando un nucleo più pesante e liberando energia) senza la necessità di arrivare alle temperature elevatissime dell’ordine di centinaia di milioni di gradi previste dalla fusione tradizionale.

reattore a fusione fredda

Anzi, il procedimento risultava particolarmente semplice e venne battezzato fusione fredda. Qualcuno volle vedere nella scoperta addirittura la rivalsa della chimica sulla Fisica!

Oggi capita di sentire o di leggere della fusione fredda nel senso di una celebre illusione. Ma già circa un mese dopo i due ricercatori in questione dichiaravano si essere “perseguitati, come Galileo”!

Perché fu possibile prendere una simile cantonata in un settore tanto rigoroso come quello scientifico? In realtà, in quei giorni furono molti gli scienziati che si mostrarono scettici fin dal primo momento. In ogni caso c’era una motivazione che giustificava l’entusiasmo iniziale. Da un punto di vista scientifico, il metodo della fusione fredda non era completamente nuovo: era noto che con l’aiuto di una particella più pesante dell’elettrone, chiamata mesone mu, si poteva ottenere a freddo e per semplice reazione chimica la fusione di due nuclei leggeri. Dunque, la teoria era plausibile, c’era un contesto di conoscenze che la rendeva accettabile in linea di principio.

E poi c’era anche un fattore che oserei definire “psicologico”. L’uomo ha sempre sognato di poter risolvere i propri problemi energetici con una scoperta o un’invenzione dal sapore magico… Una sorta di “lampada di Aladino” che, una volta strofinata, esaudisce ogni nostro desiderio. Ma questa lampada non c’è e prima lo accetteremo e prima eviteremo di incorrere nuovamente in errori ed illusioni come la fusione fredda.


sabato 19 febbraio 2011

Il tornio

 

Il tornio è una macchina utensile che serve per lavorare i metalli. In questi due filmati possiamo vedere una lezione pratica sull’uso del tornio facendo uso di un linguaggio semplice. Si parte della descrizione delle varie parti del tornio per fare capire bene a cosa servono, fino ad arrivare all’uso di vari accessori.

Si tratta di una utile guida adatta a chi vuole iniziare ad usare un tornio, ma ancora non se sa nulla Sorriso

Buona visione.

Il tornio: prima parte


Il tornio: seconda parte

venerdì 18 febbraio 2011

Ikea a Catania. Ecco il catalogo dei prodotti!

 

Stamattina a Pedara (Ct) ci siamo svegliati con una sorpresa: il catalogo dell’IKEA si trovava davvero dappertutto! Un’invasione di cataloghi dell’IKEA degna di un film di fantascienza. E’ evidente che l’apertura dell’IKEA a Catania è davvero vicina (è prevista per il 9 marzo 2011) e quindi la campagna pubblicitaria è giunta al suo atto finale! Occhiolino

catalogo IKEA Catania

L’apertura avverrà nella Zona industriale Nord (vedi mappa sotto).

IKEA a Catania

Orari di apertura: dal lunedì alla domenica, dalle ore 10:00 alle 21:00. Il parcheggio è gratuito.


Zichichi - Hack

 

In questo filmato possiamo vedere un divertentissimo confronto, sotto forma di intervista doppia, tra due grandi scienziati italiani: Antonino Zichichi e Margherita Hack. In poche domande le differenze tra la loro visione della scienza, della vita, della politica, della religione e in definitiva dell’esistenza stessa.

Buona visione.

Zichichi–Hack


La polarizzazione

 

La polarizzazione in Fisica si verifica quando un fenomeno, come la propagazione della luce, perde delle simmetrie nel suo comportamento. Nel 1808 il fisico francese Étienne Louis Malus (1775 – 1812), servendosi di  uno specchio, osservò che, in particolari condizioni, i riflessi dei raggi del Sole proiettati sui vetri di una finestra “scomparivano” dalla vista.

Questo accadeva solo quando il raggio di luce colpiva lo specchio e, successivamente, la finestra, con certi angoli di incidenza; variando l’inclinazione dello specchio rispetto alla finestra, invece, la luce tornava a essere visibile ma con intensità ogni volta differenti.

Questo fenomeno, che può essere osservato nella vita di tutti i giorni, è dovuto alla polarizzazione della luce e dipende dal fatto che l’onda luminosa, che normalmente oscilla in modo caotico in tutti i piani perpendicolari alla sua direzione di propagazione, viene costretta dal vetro a vibrare all’interno di un piano solo e manifesta, così, effetti particolari.

onda elettromagnetica

In natura si possono osservare diversi esempi di luce polarizzata; la luce dell’arcobaleno è polarizzata totalmente, mentre quella riflessa da superfici lisce, come quelle del vetro e di un lago, è parzialmente polarizzata. La polarizzazione della luce può essere prodotta anche in altri modi, per esempio per rifrazione. Per produrre e studiare la luce polarizzata si utilizzano dispositivi chiamati polaroidi; si tratta di lamine realizzate con materiali speciali che lasciano passare solo certe oscillazioni luminose e bloccano le altre.


giovedì 17 febbraio 2011

Azoto

 

L’azoto è un elemento chimico non metallico, con simbolo N, numero atomico 7 e peso atomico 14. È un gas che si trova in natura principalmente allo stato libero (concorre per il 78% alla composizione dell'aria). L'azoto è uno degli elementi fondamentali che costituiscono la materia vivente. Assieme al carbonio, all'idrogeno e all'ossigeno contribuisce alla composizione delle proteine animali e vegetali, degli acidi nucleici, di vitamine e di altri materiali organici indispensabili per lo svolgimento dei processi vitali delle cellule. È un gas incolore e inodore.

L'azoto è impiegato per la preparazione di molti composti come l'ammoniaca, i sali di ammonio, l'acido nitrico e altri. Inoltre è utilizzato nell'industria dei fertilizzanti e degli esplosivi.

Si chiama ciclo dell'azoto (vedi immagine sotto) il complesso delle trasformazioni che l'azoto subisce nell'ambiente e attraverso le quali viene assicurato agli esseri viventi l'apporto continuo e regolare di materiali azotati indispensabili per le funzioni vitali. L'azoto, a differenza dell'ossigeno, non può infatti essere utilizzato direttamente dalla maggior parte degli esseri viventi. Deve essere prima trasformato (fissato) in composti inorganici (per esempio, in forma di ammoniaca, di nitrati e di nitriti) a opera di microrganismi specializzati (azotofissatori) o mediante processi industriali.

ciclo dell'Azoto

L'azoto fissato industrialmente può essere somministrato ai vegetali sotto forma di fertilizzanti azotati. I vegetali utilizzano i composti inorganici dell'azoto (naturali o industriali) per produrre le molecole organiche che compongono le loro strutture. Gli animali, incapaci di utilizzare l'azoto minerale, si nutrono delle sostanze organiche azotate sintetizzate dai vegetali, soprattutto proteine. Parte dell'azoto alimentare viene eliminato nelle urine e come composti semplici nelle feci. Quando gli organismi animali e vegetali muoiono, la materia organica che li compone viene distrutta da microrganismi demolitori che riportano in forma minerale le componenti azotate.


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Pulp fiction: la scena del ballo con Uma Thurman e John Travolta

 

Il film Pulp Fiction, diretto da Quentin Tarantino (1994), mi lasciò a bocca aperta quando lo vidi al cinema. Era uno stile originale, graffiante, pieno di ritmo. Mi colpì anche una scena che è rimasta nella storia del cinema: il ballo, protagonisti Uma Thurman e John Travolta. Un ballo straordinario nella sua semplicità, ma che richiede una interpretazione magistrale per non sembrare banale.

Guardatelo e capirete perché questa scena è rimasta nella storia del cinema.

Buona visione.

Pulp Fiction: la scena del ballo


mercoledì 16 febbraio 2011

Gatto delle nevi Lego Mindstorms con pannello solare

 

Questo stupendo gatto delle nevi è stato realizzato con il Lego Mindstorms NXT ed è davvero bellissimo. Riesce a camminare realmente sulla neve ed è alimentato anche da un piccolo pannello solare. Da ammirare Sorriso

Nel filmato sono riportati anche i dettagli costruttivi.

Buona visione.

Gatto delle nevi Lego Mindstorms NXT


Disinstallazione dittatori…

 

Un po’ di sana satira politica non guasta. E su facebook la satira politica non manca mai ed è proprio lì che ho trovato questa:

disinstallazione dittatori

Se fosse così semplice non sarebbe male Occhiolino


martedì 15 febbraio 2011

I fratelli Wright: gli inventori del volo

 

Wilbur e Orville Wright, inventori e costruttori aeronautici statunitensi. Proprietari di una fabbrica di biciclette, divennero pionieri dell'aeronautica, interessandosi sin dal 1896 alle esperienze e agli studi sul volo di mezzi più pesanti dell'aria.

Per apprendere i rudimenti dell'aerodinamica, i Wright progettarono una specie di galleria del vento, nella quale effettuarono centinaia di prove e, sulla base delle conoscenze raccolte, iniziarono a costruire dei biplani a motore.

La carta vincente dei due fratelli, la tessera mancante per completare la costruzione di un velivolo funzionante, fu un motore a benzina a quattro cilindri da 15 cavalli, in grado di muovere le due eliche del biplano. Il 17 dicembre del 1903, Orville Wright si sollevò dalle dune di sabbia di Kitty Hawk, nella Carolina del nord, a bordo del Flyer I, coprendo una distanza di 266 metri in 49 secondi.

fratelli Wright
Le prove di volo dei fratelli Wright documentate dal Journal des Voyages, nel 1908. Dopo i primi successi, i Wright fondarono a Dayton, nel 1911, una fabbrica sperimentale di aerei: ancora oggi la città resta uno dei maggiori laboratori di ricerche aeronautiche degli Stati Uniti.

Al Flyer I seguì, nel 1904, il Flyer II, con un motore potenziato. Su un campo fuori mano dell'Ohio, i Wright riuscirono a compiere delle virate e altre manovre con variazioni di altitudine e direzione. Nel 1905, Wilbur riuscì a volare per quasi 38 minuti, un vero record per l'epoca. I fratelli, che compresero presto le potenzialità anche commerciali della loro invenzione, lavorarono in segreto, ma quando resero pubblici i risultati del proprio lavoro si scontrarono con una diffidenza generalizzata.

Le riserve degli scettici vennero sciolte solo nel 1908, anno del viaggio di Wilbur Wright in Europa: la dimostrazione di volo compiuta 1'8 agosto a Le Mans, in Francia, mise a tacere tutti i detrattori.


La stella polare

 

La stella polare si trova nella costellazione boreale dell’Orsa Minore, composta da sette stelle principali disposte in forma di carro (da cui il nome di piccolo carro), di cui la stella polare rappresenta il timone, ed è la stella visibile ad occhio nudo più vicina al Polo Nord Celeste, il punto cioè in cui il prolungamento dell’asse terrestre incontra la sfera celeste.

come trovare la stella polare

Trovandosi in questa posizione la stella polare appare quasi immobile in cielo, mentre tutte le altre sembrano ruotarle intorno. Le stelle che ruotano attorno alla polare, senza scendere mai sotto l’orizzonte, si definiscono circumpolari.

L’attuale stella polare è una supergigante con una temperatura di 7200 K, una luminosità 2200 volte superiore a quella del Sole e un diametro 30 volte maggiore e dista da noi circa 430 anni luce.

A causa delle precessione degli equinozi, il polo si sposta sulla volta celeste, quindi la stella polare non è sempre stata la stessa nel corso del tempo: secondo i calcoli, nel 3000 a.C. la stella polare era alfa Draconis, nel 7500 d.C. sarà alfa Cefei, nel 14000 d.C. sarà Vega.

La stella polare è usata fin dai tempi più antichi come punto di riferimento: viene menzionata nelle più antiche tavolette assire ritrovate dagli archeologi.


La rosa dei venti

 

La rosa dei venti è la rappresentazione grafica delle direzioni da cui soffiano i venti che corrispondono ai punti cardinali.

rosa dei venti

Nella forma classica, la rosa dei venti è costituita da un cerchio che contiene il disegno di una stella; le punte della stella indicano la direzione di provenienza dei venti principali e la loro distanza angolare rispetto al nord: tramontana (N, 0°), grecale (NE, 45°), levante (E, 90°), scirocco (SE, 135°), austro o mezzogiorno (S, 180°), libeccio (SW, 225°), ponente (W, 270°), maestrale (NW, 315°).


Arcobaleno

 

Pochi fenomeni atmosferici hanno affascinato l’umanità come l’arcobaleno. Prima ancora che qualcuno mi dica che amo distruggere la poesia, lo anticipo e vi fornisco subito una definizione scientifica: l’arcobaleno è un fenomeno ottico dell’atmosfera frequentissimo dopo i temporali, o quando i raggi solari colpiscono goccioline d’acqua finemente disperse nell’aria da cascate o grosse fontane.

Appare come un semicerchio formato da sottili strisce concentriche di diverso colore nell’ordine dello spettro visibile: violetto, indaco, blu, verde, giallo, arancio, rosso. La scomposizione della luce nei colori dell'iride è dovuta a fenomeni di riflessione, rifrazione e diffrazione: i raggi solari attraversano le gocce d'acqua disperse nell'atmosfera e si scompongono come attraverso una lente. Quando la luce penetra all'interno di una goccia si rifrange, mentre sulla parete opposta si riflette, come su uno specchio concavo. Uscendo dalla goccia, il raggio si rifrange nuovamente, ed è proprio la doppia rifrazione a scompone la luce solare bianca nei sette colori dello spettro.

L'intensità e la larghezza delle strisce colorate dipendono dal diametro delle goccioline di acqua. Concentrico ed esterno al primo arcobaleno è spesso osservabile un secondo arco colorato, detto arcobaleno secondario, con colori meno intensi e disposti in ordine inverso (violetto all'esterno).

L'arcobaleno secondario è dovuto a una doppia riflessione. Fu lo scienziato Isaac Newton a darne per primo la prova. Espose a un raggio di sole un prisma di vetro provocando la formazione di un fascio di colori. Dimostrò che la luce bianca è una mescolanza di colori. Le gocce di pioggia agiscono sui raggi del sole come tanti minuscoli prismi.

arcobaleno

Origine della parola arcobaleno.

Certe parole sono talmente graziose che tutti le vogliono e così un gruppo di persone ha fatto quasi a gara per cercare di capire la storia di arcobaleno. Innanzitutto bisogna dire che nel passato l'arcobaleno veniva chiamato, per la sua forma, solo "arco" oppure arco delle stelle, arco della pioggia, arco celeste. A un certo punto compare l'arcobaleno, e per alcuni studiosi quel "baleno" non è nient'altro che il "lampo”. Altri studiosi di parole si oppongono, perché, sostengono, l'arcobaleno non appare né scompare all'improvviso, come fa il lampo. Affascinati più dal mare che dal cielo, essi pensano che il nome nasca da arco e balena, il grosso cetaceo che guizza e si inarca, nel mare, come un arcobaleno. E il francese arc-en-ciel "arco in cielo", l'inglese rainbow "arco di pioggia", lo spagnolo arcoiris "arco dell'iride"? Davvero tanti nomi quanti sono i colori!


Come oscilla un pendolo su Giove? (filmato)

In questo filmato possiamo vedere una bella rappresentazione di come cambia il periodo di oscillazione di un pendolo semplice in vari corpi ...