venerdì 30 novembre 2007

Saturno si avvicina al periodo di migliore visibilità. A dicembre puntate i telescopi verso il pianeta con gli anelli

Saturno: Sorge in tarda serata verso Est, e lo troviamo alto nel cielo in direzione Sud quando albeggia. E’ quasi stazionario nella costellazione del Leone, 8° a est della brillante Regolo. Saturno appare più brillante di Regolo e brilla di una luce fissa di colore giallo crema. Tuttavia, la luminosità del signore degli anelli è sovrastata da altri due pianeti: Venere, a circa 60° a sinistra, e Marte, alla stessa distanza ma nella direzione opposta.

Al telescopio Saturno mostra un disco di 19 arcosecondi, e gli inconfodibili anelli appaiono come uno stretto ovale largo 42 arcosecondi e alto 5. Si possono osservare anche molte delle sue lune apparentemente sparse attorno al disco del pianeta.

Ricordiamo che, per un breve periodo, il 4 settembre del 2009, gli anelli si Saturno saranno perfettamente di profilo rispetto al punto di vista della Terra e quindi saranno invisibili per la maggior parte dei telescopi.

Filmato spettacolare di un tornado! Chi lo ha realizzato è semplicemente pazzo!

In effetti, chi ha realizzato questo filmato di un tornado, ha rischiato un po' troppo, ma ne è venuto un video semplicemente spettacolare.

giovedì 29 novembre 2007

Avete mai visto il crollo di un intero vulcano? In questo filmato viene mostrato il monte St. Helens il 18 maggio 1980.

 

Il 18 maggio 1980: alle 8.32 senza alcun ulteriore avvertimento un terremoto di magnitudo 5.2 scuote il vulcano. Il fianco nord si stacca e frana a valle, e contemporaneamente un'esplosione provoca una nube di cenere incandescente che si sposta ad una velocità di oltre 100 chilometri all'ora. Una nuvola densa e nera si solleva nella stratosfera con esplosioni e fulmini ed oscura tutto nel raggio di 200 chilometri dal vulcano. L'attività sismica continua fino alle 8.44 per poi interrompersi fino alle 12.00. L'eruzione continua fino alle 18.30 circa.

Si è trattato di uno dei fenomeni eruttivi più intensi del XX secolo.

Altri filmati sul monte St. Helens

 

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L'affascinante storia del numero Zero. Una storia iniziata oltre 2000 anni fa.

Attorno al 300 a.C., i babilonesi iniziarono a usare un semplice sistema di numerazione in cui impiegavano due cunei pendenti per marcare uno spazio vuoto. Comunque, questo simbolo non aveva una vera funzione oltre a quella di segnaposto. Sembra infatti che l'origine del segno O sia da attribuire alla forma dell'impronta lasciata sulla sabbia da un ciottolo tondo (o gettone) dopo essere stato rimosso (e quindi mancanza del numero).

L'uso dello zero come numero in sé è un'introduzione relativamente recente della matematica, che si deve ai matematici indiani. Un primo studio dello zero, dovuto a Brahmagupta risale al 628.

Gli arabi appresero dagli indiani il sistema di numerazione posizionale decimale, e lo trasmisero agli europei durante il Medioevo (perciò ancora oggi in Occidente i numeri scritti con questo sistema sono detti "numeri arabi"). Essi chiamavano lo zero sifr: questo termine significa "vuoto" ma nelle traduzioni latine veniva indicato con "cephirum", cioè zefiro (figura della mitologia greca personificazione del vento di ponente).

Fu in particolare Leonardo Fibonacci (Leonardo Pisano) a far conoscere la numerazione posizionale in Europa: nel suo Liber Abaci, pubblicato nel 1202, egli tradusse sifr in zephirus; da questo si ebbe zevero e quindi zero. Anche il termine "cifra" discende da questa stessa parola sifr. Tuttavia già intorno al 1000 Gerberto d'Aurillac (poi papa col nome di Silvestro II) utilizzava un abaco basato su un rudimentale sistema posizionale. Anche nel libro inglese The Crafte of Numbynge, intorno al 1300, viene spiegato chiaramente l'uso dello zero nella rappresentazione dei numeri.

Lo Zero era usato come numero anche nella Mesoamerica precolombiana. Venne usato dagli Olmechi e dalle civilizzazioni successive.

Fonte: Wikipedia

 

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mercoledì 28 novembre 2007

Che cosa c'entra l'amore? Se pensate che la bellezza non conti, ripensateci.

Se pensate che la bellezza non conti, ripensateci. Per gran parte del 2003, Anna Kournikova è rimasta intorno al settantesimo posto della classifica femminile di tennis, eppure come testimonial ha guadagnato milioni di dollari in più rispetto a giocatrici molto più alte di lei in classifica. Nel caso vi stiate domandando come mai, eccovi un indizio: è anche apparsa due volte sulla copertina della rivista Maxim.

Per molto tempo si è creduto che i canoni della bellezza fossero in gran parte legati alla cultura; non qualcosa di innato, quindi, ma qualcosa di appreso. Studi più recenti condotti da Judith Langlois, psicologa della University of Texas ad Austin, hanno sovvertito questa credenza popolare. Per prima cosa, Langlois ha chiesto a soggetti adulti di classificare in base alla bellezza le foto di alcune donne bianche e di colore. Le foto sono state poi mostrate a coppie (una più bella dell'altra) a bambini divisi in due gruppi d età: da due a tre mesi e da sei a otto mesi. I bambini di entrambi i gruppi hanno guardato più a lungo i visi classificati come più attraenti. In modo analogo, si è scoperto che i bambini di un anno giocano per un tempo significativamente più lungo con bambole con un viso attraente.

Forse, quindi, esiste una preferenza per la bellezza, ma che cos'è che attrae uomini e donne? Il biologo Randy Thornhill, lo psicologo Steve Gangestad e l'etologo Karl Grammer hanno raccolto numerose prove che dimostrano come la simmetria sia un fattore chiave. Thornhill, Gangestad e i loro colleghi hanno misurato la simmetria di un migliaio di studenti in base a caratteristiche del volto e del resto del corpo per elaborare un indice complessivo di asimmetria. Mettendo in relazione questi dati con valutazioni di bellezza indipendenti, i ricercatori hanno scoperto che gli individui con visi e corpi meno simmetrici erano stati considerati meno attraenti.

Fonte: "L'equazione impossibile"; Mario Livio, Edizione Mondolibri.

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martedì 27 novembre 2007

Alcuni ricercatori hanno stabilito che il materialismo nei bambini e negli adolescenti è legato all'autostima.

Studi effettuati su tre fasce di età: dagli 8 ai 12 anni, dai 13 ai 16 e infine dai 16 ai 18, hanno mostrato che il materialismo è inversamente proporzionale all'autostima. Nei più giovani l'autostima è ancora alta, essa declina rapidamente nella fascia della prima adolescenza (dai 13 ai 16 anni) per poi aumentare di nuovo oltre i 16 anni. Nelle stesse fasce di età, si vede che il materialismo è basso nella prima fascia, aumenta rapidamente nella fascia di mezzo, per poi calare di nuovo nei ragazzi più grandi. A queste conclusioni sono arrivati i due ricercatori Deborah Roedder John, professoressa di marketing all'Università del Minnesota Carlson School of Management, e Lan Nguyen Chaplin, professore assistente di marketing all'Università dell'Illinois.

Questo tipo di ricerca è molto interessante, perché ci pone di fronte ad un nodo fondamentale del nostro tempo. In una società in cui i giovani sono continuamente bombardati da messaggi in cui dominano consumismo, violenza, sesso, l'autostima può essere un vero baluardo di difesa contro ogni tipo di cattivo messaggio.

Fonte (in inglese).

 

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Che fine ha fatto il postino? Una storia di normale disservizio all'italiana.

E' da più di un mese che nel palazzo in cui vivo, nel piccolo paese Etneo di Pedara, non arriva la posta. Non arrivano le bollette, non arriva il libro che avevo ordinato (un romanzo di fantascienza ovviamente...), non arriva niente di niente, e anche ai vicini di casa non è arrivato nulla (ho chiesto in giro). Ma è possibile che basta stare in un piccolo centro per avere questo tipo di disservizi? Domani andrò alla Posta centrale a fare reclamo e vediamo se si riesce a smuovere qualcosa.

Vorrei sapere se anche dalle vostre parti succedono cose del genere...

In ogni caso posso fare alcune ipotesi...

1) Il postino è stato rapito dagli alieni!

2) Soffre di una grave amnesia.

3) E' troppo occupato a leggere i miei romanzi! ;-)

lunedì 26 novembre 2007

Un satellite della NASA trova la prova dell'esistenza di un universo parallelo!

Lo scorso agosto, alcuni astronomi, lavorando all'analisi dei dati acquisiti dal satellite NASA WMAP (Wilkinson Microwave Anisotropy Probe), hanno annunciato di aver trovato un enorme vuoto nel cosmo. Un vuoto è una regione di spazio, che ha molto meno materiale (stelle, nebulose, polveri e altro materiale) rispetto alla media. Poiché il nostro universo è relativamente eterogeneo, spazi vuoti non sono rari, ma in questo caso l'enorme entità del vuoto è davvero fuori da ogni standard. Il "buco" trovato nella costellazione di Eridanus è larga circa un miliardo di anni luce, cioè è circa 10000 volte più grande della nostra galassia o 400 volte la distanza per Andromeda, la più vicina delle grandi galassie.
La dimensione del vuoto è talmente grande che, a prima vista, risulta impossibile da spiegare in base alle attuali teorie cosmologiche, anche se gli scienziati hanno avanzato alcune spiegazioni basate su alcuni modelli teorici che potrebbero prevedere l'esistenza di "nodi giganti" nello spazio topologico noti come difetti.
Tuttavia, la professoressa Laura Mersini - Houghton dell'Università del North Carolina a Chapel Hill ha fornito una interessante interpretazione di questa osservazione. La professoressa dice: "Il Modello Standard cosmologico non può spiegare un tale vuoto gigante" e va oltre affermando che l'enorme vuoto è "… l'inconfondibile impronta di un altro universo al di là del confine del nostro".
L'idea degli "universi paralleli" è sempre stata una speculazione più fantascientifica che scientifica, ed ha alimentato la fantasia di innumerevoli scrittori di fantascienza. Forse fino ad ora. Se Mersini - Houghton ha ragione, il vuoto gigante di Eridano sarebbe la prima prova sperimentale per l'esistenza di un altro universo.

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Drammatico filmato di un surfista che viene attaccato da ben 2 squali bianchi.

Non è una novità che i surfisti vengono attaccati da squali. Infatti gli squali scambiano la tavola da surf per una foca, animale di cui sono molto ghiotti.

 

domenica 25 novembre 2007

Non portate i vostri figli al circo!

Non nei circhi dove ci sono animali! Orsi, giraffe, foche, elefanti, tigri, ippopotami e altri animali che vivono in ambienti naturali molto ampi vengono ridotti a divertimento per esseri umani. Vengono tenuti spesso in condizioni non ottimali e costretti ad allenamenti duri e innaturali. Schiavi inconsapevoli della crudeltà umana.

Esistono già gli esseri umani, molto più avvezzi all'esibizione, che possono dare divertimento a grandi e piccini. Trapezisti, acrobati, clown sono già in grado di trasmettere quelle emozioni che fanno vero spettacolo. Gli animali danno già spettacolo quando sono osservati in natura, come ho già fatto vedere in alcuni filmati in questo blog.

Io non porterò mai i miei figli al circo, se ci sono poveri animali che si esibiscono.

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Ecco il famoso filmato della lotta all'ultimo sangue tra bufali, leoni e ci si aggiunge anche un coccodrillo!

Il filmato dura oltre 8 minuti, ma vale la pena guardarlo fino alla fine perché mostra come spesso i predatori non riescono a spuntarla con tutta quella facilità che si cerca di far credere nei documentari.



venerdì 23 novembre 2007

Foto di alieni dal 1950 al 2000. Quali sono vere e quali sono fake? (filmato)

In realtà la domanda è solo retorica, visto che non sembra che esistano foto di alieni che non siano fake. Ovviamente il dubbio resta, anche perché il dubbio è una componente indispensabile della ricerca scientifica. In ogni caso godetevi questa carrellata di immagini di alieni che sono diventate famose dal 1950 fino ai nostri giorni.

 

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Il Burnout: la sindrome psichiatrica che colpisce i soggetti che esercitano professioni d'aiuto.

Il burnout interessa di solito medici di base, insegnanti, poliziotti, vigili del fuoco, infermieri, psicologi, psichiatri, assistenti sociali, fisioterapisti, anestesisti, medici ospedalieri, studenti di medicina, guardie carcerarie, responsabili e addetti a servizi di prevenzione e protezione aziendali, ecc. Queste figure sono caricate da una duplice fonte di stress: il loro stress personale e quello della persona aiutata.

Ne consegue che, se non opportunamente trattati, questi soggetti cominciano a sviluppare un lento processo di "logoramento" o "decadenza" psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato ("burnout" in inglese significa proprio "bruciarsi"). In tali condizioni può anche succedere che queste persone si facciano un carico eccessivo delle problematiche delle persone a cui badano, non riuscendo così più a discernere tra la propria vita e la loro. Caratteristici del burnout sono anche l'esaurimento emozionale, la depersonalizzazione, un atteggiamento spesso improntato al cinismo e un sentimento di ridotta auto-realizzazione. Il soggetto tende a sfuggire l'ambiente lavorativo assentandosi sempre più spesso e lavorando con entusiasmo ed interesse sempre minori, a provare frustrazione e insoddisfazione, nonché una ridotta empatia nei confronti delle persone delle quali dovrebbe occuparsi.

Per misurare il burnout ci sono diverse scale ma è da ricordare la scala di Maslach: un questionario di 22 domande, atte a stabilire se nell'individuo sono attive dinamiche psicofisiche che rientrano nel burnout. A ogni domanda il soggetto deve rispondere inserendo un valore da 0 a 6 per indicare intensità e frequenza con cui si verificano le sensazioni descritte nella domanda stessa.

Il burnout si sviluppa attraverso alcune fasi: la prima, quella dell’”entusiasmo idealistico”, è caratterizzata da aspettative di onnipotenza e da obiettivi spesso irrealistici. Spesso avviene una perdita di confini, una iperidentificazione con chi deve essere aiutato: così si confondono i bisogni dell’altro con i propri, il coinvolgimento professionale con quello personale.

Segue una fase di “stagnazione”, connotata dai primi segni di fatica e dall’impatto con il divario esistente tra i risultati ottenuti (spesso difficilmente quantificabili) e le aspettative di partenza. La grande quantità di energie investita non ha un congruo riscontro in termini di soddisfazione. Questa fase è caratterizzata da un graduale disimpegno e da profonda delusione.

La fase di “frustrazione” è caratterizzata da vissuti di perdita e di crisi dei valori: l’operatore si sente bloccato e soprattutto sperimenta una forte sensazione di fallimento, mette in discussione le proprie capacità con seri rischi per l’autostima. In questa fase si sperimentano sensi di colpa, vergogna e, appunto, frustrazione.

A “chiusura” di questa fase può avvenire il superamento della situazione, attraverso un ridimensionamento delle aspettative o una modifica lavorativa, oppure essa può sfociare nella fase del burnout successiva, quella dell'"apatia”, contraddistinta da completa demotivazione, freddezza emotiva, impersonalità relazionale, insofferenza totale.

Per difendersi dal burnout è dunque importante trovare un equilibrio tra le ore di lavoro e quelle dedicate al tempo libero, non accettare o “tuffarsi” in ogni occasione di aiuto ed essere sempre in contatto con i propri bisogni personali, senza trascurare i campanelli d’allarme che possono verificarsi, come i primi segni di stanchezza e di coinvolgimento eccessivo con gli “utenti”, che spesso non termina neanche dopo aver “timbrato il cartellino”.

(Fonte)

 

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giovedì 22 novembre 2007

Trovato in Germania il fossile di uno scorpione gigante. In giappone invece vive il granchio gigante. Due esempi di gigantismo tra artropodi.

 

 

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ll più grande artropode mai comparso sulla terra visse circa 400 milioni di anni fa. Secondo gli studiosi, a chele distese poteva raggiungere i 3,5 metri di lunghezza L'esemplare è stato classificato come Jaekelopterus rhenaniae, uno scorpione d'acqua; un feroce predatore dei rigogliosi e popolati bassifondi salmastri del periodo Devoniano, circa 400 milioni di anni fa. L'esemplare, come spesso accade nei ritrovamenti paleontologici, si presenta tutt'altro che completo ed è sostanzialmente limitato a una delle chele che, presumibilmente, veniva utilizzata in modo del tutto analogo a quanto gli scorpioni fanno oggi.

 

Il Granchio gigante del Giappone (Macrocheira kaempferi Temminck, 1836) è il più grande artropode vivente. È una specie particolarmente vecchia di granchio, considerata un fossile vivente. È l'unica specie vivente del genere Macrocheira; altre specie del genere sono state descritte solo come fossili. Vive nelle profondità dell'Oceano Pacifico (200-300 m sotto il livello del mare) nei pressi del Giappone. Ha una vita media di circa 100 anni.

 

Il chupacabra trovato in Texas non ha resistito ad una seria indagine scientifica. L'analisi del DNA ha stabilito che si trattava solo di un Coyote!

Durante la trasmissione Voyager di lunedì 19 novembre, si è parlato molto del famigerato chupacabra. L'attenzione si è focalizzata su un ritrovamento di ben tre esemplari in Texas da parte della signora Phylis Canion. La notizia ha fatto subito il giro del mondo, perché immediatamente gli esemplari trovati sono stati classificati come appartenenti alla mitologica specie dei "chupacabra"! Il chupacabra è uno degli animali più misteriosi e ricercati degli ultimi decenni. Il suo nome viene dallo spagnolo e significa letteralmente "succhia capre", che ne descrive la sua attitudine di temibile predatore. L'animale infatti avrebbe la particolarità di penetrare nei tessuti e nelle ossa delle vittime iniettando una sostanza che impedisce il rigor mortis, la rigidità cadaverica, nelle vittime. Praticando tre fori triangolari all'altezza della giugulare e servendosi di quest'ipotetica appendice - si racconta - il Chupacabra dissangua la vittima cauterizzando la ferita all'istante, asportando anche organi interni e parti di materiale biologico, il sangue delle vittime stranamente non coagula. Fin qui la leggenda.

Nel giro di solo quattro giorni alcuni abitanti nella zona del Texas, a 140 chilometri da San Antonio, hanno infatti rinvenuto ai bordi delle strade addirittura tre animaletti misteriosi, uccisi dalle auto in corsa, e che non assomigliano a specie conosciute. E visto che nello stesso lasso di tempo, a fine luglio, nella sua fattoria sono state trovate 26 galline morte alle quali è stato apparentemente aspirato il sangue, Phylis Canion si dice sicura: quest'orribile bestia dev'essere il temibile Chupacabra!

Tuttavia nel servizio trasmesso su Voyager ci sono alcune cose che non convincono! La signora Canion intanto ha pensato bene di preparare l'esemplare trovato per una grottesca imbalsamazione! Lo vuole appendere al muro con una gallina in bocca! E gli altri due esemplari trovati, che fine hanno fatto? Se li è cucinati al forno? Inoltre la singolare signora ha conservato le ossa dell'animale in un secchio! Ma come? Uno dei ritrovamenti animali più importanti della storia, e poi mi butta le ossa in un secchio, come se fossero resti di un pollo!

Subito dopo Phylis Canion si lancia in una approfondita analisi della struttura dell'animale, mostrando in maniera abbastanza comica la sua ignoranza su argomenti di biologia. Alla fine dice che un campione del tessuto animale è stato affidato a dei biologi per l'analisi del DNA, e questa è l'unica cosa sensata che ha fatto (lo poteva fare subito, dico io!).

Durante una trasmissione televisiva, viene aperta la busta dove si potrà leggere il risultato dell'analisi del DNA.

Il risultato è incontrovertibile: si tratta solo di un Coyote! L'analisi del DNA mostra che le differenze tra in codice genetico di alcuni esemplari che vivono nella stessa zona del Texas e il chupacabra, è quasi del tutto trascurabile. In verdetto è quindi sicuro.

Come si spiega la mancanza di pelo nell'esemplare trovato? Si potrebbe trattare ovviamente di una malattia, oppure, visto il comportamento bizzarro della signora Canion, potrebbe essere stata lei stessa a tosare l'esemplare, spacciandolo per un animale misterioso allo scopo di ottenere l'attenzione dei mass media!

Che ne pensate? O sono io che sono troppo sospettoso? ;-)

mercoledì 21 novembre 2007

Il più grande mollusco esistente al mondo dotato di conchiglia pesa 300 kg ed è largo 1,5 metri.

Si chiama Tridacna Gigas ed è un mollusco Bivalve, appartenente all'ordine dei Veneroidi, famiglia dei Tridacnidi, presente nell'oceano Pacifico occidentale, in Malesia, Micronesia ed Indonesia, isole Taiwan, Marshall e Fiji; la classificazione delle varie specie è alquanto difficile perche contano solo la forma e le dimensioni delle valve, il colore del mantello è estremamente variabile da individuo ad individuo e quindi ininfluente.
Dalla forma relativamente a coppa, molto convessa, con le valve robuste, lunghe sino ad 1,5 metri, percorse da larghe costolature longitudinali, utilizzate per ancorare il mantello quando viene estroflesso; al centro del mantello è ben visibile il foro del sifone soffiante, prominente rispetto al tessuto intorno, al lato estremo è invece meno appariscente il foro del sifone aspirante.
Il mantello della T.Gigas appare sempre estremamente colorato per la presenza al suo interno di un gran numero di alghe Zooxantelle, le quali vivono in simbiosi con l'animale; per favorire la presenza delle Zooxantelle il mantello si estroflette al di fuori delle valve e inoltre, possiede dei particolari organi a forma di lente per concentrare la luce solare.
Tuttavia è la T. Gigas a trarre maggior giovamento dalla simbiosi in quanto moltissime alghe sono veicolate nella zona viscerale e qui fagocitate ed assimilate; questo fatto a permesso all'animale, originariamente un filtratore, di trarre la maggior parte del suo sostentamento dalla simbiosi con le alghe.
In natura, con i suoi quasi 300 Kg di peso, vive incastrato tra le rocce o le madrepore. Questa specie è giunta quasi all'estinzione a causa dell'indiscriminata caccia dovuta alla prelibatezza delle carni ora, grazie all'acquacoltura, praticata principalmente in Micronesia, nell'isola di Malakal, al di là di Koror, ove ha sede il Micronesia Mariculture Demonstration Center, un laboratorio di ricerca marina impegnato in tali progetti commerciali; è lontana da tale rischio.

 

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martedì 20 novembre 2007

Vita e morte nell'Universo.

Quali sono le condizioni fisiche che governano la nascita e l'evoluzione dinamica degli ammassi stellari? Era questa la domanda che ronzava in testa a Holger Baumgardt e Pavel Kroupa, ricercatori dell'Argelander Institut für Astronomie dell'Università di Bonn. Una domanda apparentemente banale, ma che ha sempre dato del filo da torcere agli astronomi. Si tratta, infatti, di riuscire a giustificare le differenti tipologie di ammassi stellari che si possono osservare in cielo partendo sostanzialmente dal medesimo processo fisico, vale a dire il collasso gravitazionale di una nube di gas interstellare.
Sappiamo che normalmente le stelle nascono in gruppo, dunque l'evoluzione di ciascuna di esse condiziona pesantemente quella degli oggetti vicini. E questo avviene fin dalla nascita. Quando le prime stelle di un ammasso cominciano a risplendere, infatti, le loro superfici emanano un potentissimo vento stellare costituito da incredibili ondate di particelle cariche e questo energico soffio spazza via il gas residuo presente nella nube. Per farla breve, le stelle che a quel punto sono riuscite ad accumulare materiale sufficiente per innescare le reazioni nel loro nucleo hanno davanti a sé un brillante futuro, mentre per le altre, quelle che non trovano più gas nemmeno a pagarlo, il futuro sarà un po' più malinconico.
Diventa dunque cruciale capire come il gas della nube non accumulato dalle stelle possa influenzare il destino futuro dei membri di un ammasso stellare. Per fare questo i due ricercatori hanno sviluppato un programma per un particolare calcolatore - il GRAPE Computer - in grado di operare mille volte più velocemente di un normale PC. Nonostante la velocità di calcolo, però, ogni simulazione richiede ugualmente alcune settimane di tempo per essere completata.
L'obiettivo principale delle simulazioni era quello di verificare quali potessero essere le condizioni iniziali in grado di assicurare una vita più lunga all'ammasso di stelle. Baumgardt e Kroupa hanno così scoperto che gli ammassi più piccoli vengono molto facilmente distrutti dalla radiazione delle stelle che li compongono, mentre per quelli più massicci le speranze di sopravvivenza sono decisamente più elevate.
Un secondo aspetto emerso dalle simulazioni è che sia gli ammassi più poveri di stelle che quelli decisamente più popolosi come gli ammassi globulari potrebbero avere una medesima origine. "Nell'infanzia dell'universo - sottolinea Kroupa - non si formarono solamente gli ammassi globulari, ma ci fu senz'altro posto anche per qualche ammasso di minori dimensioni. Tocca agli astrofisici trovare ciò che rimane di essi."
Indubbiamente una bella sfida, vedremo se qualcuno la raccoglierà.

(Fonte: Coelum).

Il nuovo processore AMD, il Phenom X4, delude le aspettative.

Doveva essere la nuova occasione di AMD per superare Intel, invece il nuovissimo processore quad core AMD, il Phenom X4, ha un po' deluso le aspettative.

Secondo alcuni benchmark, il modello di punta dei Phenom, il Phenom 9600, sarebbe addirittura il 4,3% più lento dell'Athlon X2 6400+, che era l'ultimo arrivato in casa AMD. La cosa più grave è che la stessa CPU sarebbe addirittura il 13,5% più lenta del più economico dei quad core Intel, l'Intel Core 2 Quad Q6600.

L'unico pregio che si potrebbe trovare nei nuovi processori AMD è che sono molto meno costosi dei quad core Intel (190 euro per il Phenom 9600 e 169 per il 9500), ma per molti appassionati questa non è che una magra consolazione.

Per maggiori info sui benchmark effettuati, seguite il seguente link:

http://www.tomshw.it/cpu.php?guide=20071120

lunedì 19 novembre 2007

Illusione ottica: di chi è la faccia nell'immagine?

Se ci si allontana e poi avvicina all'immagine nello schermo si riesce a vedere il viso di un famoso personaggio.

I filmati di UFO più spettacolari che circolano su YouTube!

Non vorrei dire che questi filmati di UFO che sto presentando siano per forza dei fake... ma lo dico! Nel futuro sarà piuttosto difficile riuscire a capire se un filmato UFO sia vero o falso (ammettendo che siano mai esistiti quello veri), perché ormai il progresso dell'informatica ha fatto sì che con un semplice computer quasi chiunque è in grado di riprodurre effetti speciali degni di Spielberg! In ogni caso, tra i filmati qui sotto, si vede benissimo che sono fake, basta un minimo di buon senso per capirlo ;-) Buona visione a tutti :-)

 

 

 

 

 

 

 

sabato 17 novembre 2007

Sei un bugiardo? Chiedilo al tuo cervello. Alcuni ricercatori hanno messo a punto una nuova tecnica per stabilire se si dice la verità.

La famosa "macchina della verità" che viene spesso citata nei racconti gialli e che a volte viene usata come supporto in alcune indagini reali, non è abbastanza affidabile.

Il semplice pensiero di essere interrogato - da un genitore, capo o altro significativo - è sufficiente a determinare l'aumento della pressione sanguigna, delle pulsazioni e del ritmo di respirazione. Ma contrariamente a quanto si crede, questi segni di ansia non sono affidabili indicatori dell'onestà di una persona. Invece, i ricercatori stanno studiando il cervello per separare i bugiardi dai sinceri.

L'atto di mentire o di sopprimere la verità produce un aumento del flusso sanguigno che viene ad irrorare la corteccia prefrontale del cervello. Sean Spence, un professore di psichiatria generale per adulti presso l'Università di Sheffield in Inghilterra afferma che: "Quando si conosce la risposta ad una domanda, la risposta è automatica, ma per evitare di raccontare la vera risposta occorre fare uno sforzo aggiuntivo".

Spence e colleghi fanno uso della risonanza magnetica funzionale (functional Magnetic Resonance Imaging: fMRI), tecnologia per determinare se qualcuno è bugiardo basata sulla capacità di rintracciare il flusso di sangue in alcune zone del cervello, flusso che indica l'attività dei neuroni e delle sinapsi. La fMRI è in grado di individuare un cambiamento nella proprietà magnetiche nel sangue. Più specificamente, le molecole di emoglobina nei globuli rossi presentano proprietà magnetiche diverse a seconda della quantità di ossigeno che contengono. Le regioni più attive del cervello quindi contengono più ossigeno.

Un fMRI è uno scanner in cui viene immerso tutto il corpo. Il spggetto è completamente immerso dalla macchina, che contiene microfoni, altoparlanti e una tastiera che consentono di comunicare con i ricercatori. Questi confrontano le immagini dei soggetti presi a riposo con quelli sollecitati da una serie di domande.

Spence e la sua équipe ha utilizzato un fMRI per studiare Susan Hamilton di Edimburgo, in Scozia, che nel 2003 è stata condannata per l'avvelenamento con il sale di una ragazza con diagnosi di condizione metabolica allo stato terminale. La Hamilton fu arrestata dopo che la ragazza fu trovata con alti livelli di sodio nel sangue. Nella cucina fu trovata una siringa piena di sale, ma l'accusata ha sempre negato di averla preparata lei. La donna è uscita dal carcere l'anno scorso e ha continuato a cercare in tutti i modi di professare la sua innocenza.

venerdì 16 novembre 2007

Come scrivere un post che finisce sicuramente in home page su OkNotizie!

hp Non si tratta di un post polemico, ovviamente. E' solamente una serie di consigli che posso dare agli "zero-karma", o simili, che si agitano su OkNotizie alla ricerca di quel po' di karma che possa dare loro un po' di visibilità. Questi consigli derivano principalmente dalla mia personale (e limitata) esperienza e, anzi, se qualcuno dei lettori volesse suggerire qualche altro consiglio, lo aggiungerò al mio personalissimo elenco.

1) Il post deve essere il più possibile "originale", cioè scritto di proprio pugno. Ovviamente anche un post tratto da materiale di wikipedia o da un libro può finire in home page, ma solo se l'argomento è di un certo interesse.

2) Non sempre è utile mettere titoli lunghi e sensazionalistici. Il titolo deve essere di lunghezza media e che rende l'argomento trattato immediadamente comprensibile.

3) Specificare nel titolo se nel post sono contenute immagini o video. In molti casi i post corredati da materiale video sono cliccati più volentieri.

4) Vanno bene anche argomenti "complessi" come scienza, filosofia, religione, psicologia, purché si tratti di problematiche attuali che sono nella coscienza colletiva.

5) Scrivete un post che fornisce consigli su come finire in home page... (ok scherzavo! Trascurate questo punto e passate al 6).

6) Non seccatevi ogni volta che NON finite in home page ;-)

7) Ovviamente non trascurate di postare anche notizie che provengono da altri siti/blog.

8) Non fossilizzatevi solo su ciò che piace a voi. Se siete amanti della musica o di informatica, non disdegnate anche di segnalare gossip o moda!

9) Non mi viene in mente più nulla!

10) Varie ed eventuali.

I simboli del sogno. Ecco la possibile interpretazione di un sogno molto comune: quello in cui con orrore vediamo di perdere i denti.

Nella simbologia onirica il riferimento ai denti è frequente. Si sogna di perderli, si vedono cadere, si sente che fanno male, che ci vengono strappati, raramente si sogna che ne crescano di nuovi. I denti, analogicamente alla loro funzione, rappresentano il desiderio di possedere, introiettare, triturare, distruggere. Generalmente collegati alla forza vitale nel suo senso più concreto, all'aggressività, alla virilità (secondo Freud). Le sensazioni che si provano spesso sono angosciose e orrende.

La tradizione popolare vuole che la perdita di denti nei sogni, preannunci la morte certa di qualche congiunto. Quest'idea, molto diffusa e radicata,  ha origini   antiche, infatti, sia  la cultura egizia che Artemidoro di Daldi,  attribuiscono al simbolo di caduta del dente una correlazione con la morte di un congiunto. E la stessa posizione del dente darà indicazioni precise sulla persona designata: gli incisivi  indicheranno persone giovani, i premolari persone di mezz'età ed i molari gli anziani; l'arcata superiore si riferirà a personaggi importanti (per il sognatore) e quella inferiore a persone meno care o meno vicine.

Da un punto di vista più scientifico, i denti che cadono nei  sogni, sono un segnale di  "perdita". Perdita  di sicurezza,  perdita di  qualche relazione importante per il sognatore, paura di perdere  qualcosa o  qualcuno.  Paura di perdere la propria prestanza fisica, di invecchiare, di non essere più "potente", non abbastanza forte e vigoroso, non abbastanza appetibile e gradevole ecc...  I denti che cadono possono essere legato anche all'impotenza fisica, alla perdita di virilità, di vitalità.

Sia Freud che Jung  considerano i sogni con denti che cadono,  essenzialmente di natura sessuale e molto legati all'autoerotismo (strapparsi un dente), alla frustrazione per un rapporto intimo non soddisfacente, alla paura della castrazione o ad un desiderio di maternità non soddisfatto.

La perdita onirica dei denti andrebbe tuttavia considerata anche in senso inverso: l'aspirazione a superare la violenza e gli eccessi di delle pulsioni aggressive, dunque come inconscio suggerimento di maturazione.

Per maggiori informazioni visitate questo sito molto interessante dedicato ai sogni (da cui ho preso spunti per questo articolo):

http://guide.dada.net/sogni/articoli_sui_sogni/

Morfina, nicotina e caffeina. Nonostante la dipendenza che esse producono, queste sostanze hanno cambiato il mondo.

Struttura chimica della morfina

 

Data la tendenza umana a desiderare le cose che ci fanno sentire bene, non sorprende che tre diverse molecole di alcaloidi - la morfina, tratta dal papavero da oppio, la nicotina, contenuta nel tabacco, e la caffeina presente nel tè, nel caffè e nella coca - siano ricercate ed apprezzate da millenni. Ma per ogni beneficio che queste molecole hanno portato all'umanità, hanno anche creato dei pericoli. Nonostante la dipendenza che esse producono, o forse proprio a causa di essa, hanno influito in molti modi su diverse società. E tutte e tre si sono incontrate inaspettatamente in un'unica congiuntura storica.

Verso la metà dell'Ottocento vi furono infatti le "guerre dell'oppio".

Con la prima guerra dell’oppio (1839-1842) si fa iniziare l'era dell'imperialismo europeo in Cina che porterà l'Impero cinese a diventare una semi-colonia delle potenze straniere. La guerra vede infatti la sconfitta delle truppe cinesi da parte degli inglesi, grazie alla superiorità tecnologica di questi ultimi e allo stato di corruzione e declino della dinastia Qing (o Manciù) e l'imposizione di condizioni favorevoli agli inglesi nei rapporti con la Cina con il trattato di Nanchino.

La seconda guerra dell'oppio, cominciò nel '56, in seguito all'attacco a una nave inglese nel porto di Canton, e si concluse nel '60, con una nuova capitolazione della Cina, costretta ad aprire al commercio straniero anche le vie fluviali interne e a stabilire normali rapporti diplomatici con gli Stati occidentali. Il governo imperiale,paralizzato dai contrasti fra le opposte tendenze,si mostrò incapace di reagire in modo adeguato e fu costretto a sottoscrivere il trattato di Tianjin nel 1858 e quello di Pechino nel 1860. In base al primo trattato la Cina, oltre a dover pagare una indennità più pesante rispetto a quella versata a seguito della prima guerra dell'oppio, dovette aprire altri porti e concedere la libera circolazione sul suo territorio a mercanti e missionari stranieri. Con il trattato di Pechino, le potenze Occidentali ottennero esenzioni doganali ed il libero accesso delle loro flotte alla rete fluviale cinese. E inoltre fu consentito di stabilire delle legazioni diplomatiche all'interno della capitale.

Oggi i risultati di questi conflitti vengono visti come l'inizio di un sistema sociale che è stato alla base della vita cinese per secoli. Il ruolo svolto da questi composti nella storia è stato però ancora maggiore. Coltivati in Paesi lontani dalle loro terre d'origine, oppio, tabacco, tè e caffè, hanno avuto effetti vistosi sulle popolazioni locali e sulle persone che hanno coltivato tali piante. Le molecole di alcaloidi prodotte da quest piante hanno stimolato il commercio, generato fortune, alimentato guerre, sostenuto governi, finanziato colpi di stato e ridotto in schiavitù milioni di persone: il tutto a causa del nostro eterno desiderio di una rapida ebrezza.

giovedì 15 novembre 2007

Spettacolari immagini della Terra e della Luna riprese dalla sonda Rosetta, quella che nel 2014 atterrerà su una cometa.

L'immagine sopra si riferisce alla Terra di Graham, nell'Antartico.

Il viaggio della Rosetta durerà 10 anni: nel 2014, la sua navicella diventerà la prima mai atterrata sul nucleo di una cometa. Per adesso la sonda sta effettuando un fly-by vicino alla Terra, di cui ha ripreso alcune spettacolari immagini.

La Terra ripresa il 13 novembre.

 

La Luna, fotografata il 14 novembre.

 

Una parte dell'atmosfera terrestre con le sue formazioni nuvolose, ripresa dalla sonda il 13 novembre.

Per maggiori informazioni sulla missione della sonda Rosetta:

http://www.esa.int/esaCP/SEM7RSYV1SD_Italy_0.html

Una ricerca di psicologia ha accertato che usando il bancomat al supermercato si arriva a spendere fino al 36% in più!

Questa notizia corrisponde esattamente ad una sensazione che ho sempre avuto, senza però prendermi mai la briga di controllare direttamente dalle cifre spese. Per fortuna che ci sono i ricercatori che si prendono il disturbo di fare esperimenti intelligenti! In conlusione, la cosa adesso è sicura: al supermercato si spende molto di più se si pensa di pagare con il bancomat. Lo hanno scoperto i ricercatori dell'università di Chicago: nel loro studio pubblicato dal "Journal of Consumer Research" hanno dimostrato che se si pensa di togliere i soldi dal conto invece che dal portafogli la spesa aumenta in media del 36%. La nostra sensazione "istintiva" quindi è perfettamente giusta :-)
I ricercatori hanno chiesto all'ingresso di un supermarket ad alcuni clienti di dire quanti soldi avevano nel portafogli, mentre ad altri quanto avevano in banca. All'uscita, i primi, che avevano pensato su piccola scala, avevano speso meno dei secondi.
La cosa interessante è anche che lo stesso meccanismo vale per le calorie. In un altro esperimento sono stati offerti dei cioccolatini, indicando ad alcune persone a che percentuale delle calorie del giorno corrispondevano, mentre ad altre a che percentuale delle calorie della settimana. In questo caso quelli che pensavano più in grande hanno mangiato addirittura il 118% in più di cioccolatini. "L'effettiva spesa non dipende dal benessere assoluto, ma dalla percezione - scrivono gli autori - ad esempio, in vacanza si è più portati a spendere perché si tengono più soldi in portafogli".

mercoledì 14 novembre 2007

Amanda Knox. Il fascino del (probabile) mostro. Era già successo anche con Erika (e Omar) e con Pietro Maso.

Non è solo bella, ma anche sospettata di un torbido omicidio. Riceve lettere di ammiratori e molti sono già perdutamente innamorati di lei. Non è la prima volta che succede una cosa del genere, era già successo per la giovane Erika de Nardo nel non lontano 2001. La allora sedicenne Erika, con la complicità del suo ragazzo Omar Mauro Favaro (17 anni), uccise a coltellate la madre ed il fratellino.

La differenza è che Erika è sicuramente colpevole, invece Amanda è solo sospettata. Ma ciò è già sufficiente per scatenare una valanga di messaggi da parte di ammiratori.

Ma non basta. Nell’aula bunker della Corte di Assise di Appello di Venezia, quando veniva celebrato il processo al matricida e parricida Pietro Maso (delitto che risale al 1990), erano presenti, fra gli altri, esponenti dei “Maso fans club”.

Come mai gli assassini (veri o presunti che siano) hanno tanti ammiratori?

Spesso gli psicologi hanno fatto sforzi enormi per comprendere questo fenomeno di "identificazione", senza mai raggiungere risultati davvero convincenti. Molti degli ammiratori dichiarano persino di comprendere le motivazioni che hanno mosso gli assassini! Non è facile capire come e perché qualcuno possa amare un assassino; una cosa sola mi viene in mente: si tratta di qualcosa di inquietante.

La "luce zodiacale". Un fenomeno celeste difficile da osservare.

La luce zodiacale può manifestarsi nella forma di un debole cono di luce che sale dall'orizzonte dopo il tramonto o prima del levar del Sole. Essa si estende sino a grande distanza dal Sole e in generale è osservabile per un periodo abbastanza breve solo dopo che il Sole è scomparso o prima che si sia affacciato all'orizzonte. In una notte limpida senza Luna, in condizioni ideali la luce zodiacale può contribuire per un terzo alla luminosità totale del cielo, e può essere più luminosa della regione media della Via Lattea. Essa è dovuta a particelle disseminate nel Sistema Solare lungo il piano principale del sistema e in prossimità di esso. Il diametro delle particelle è dell'ordine di 0,1-0,2 µm. (Un micrometro è uguale a un milionesimo di metro.) Poiché la luce zodiacale si estende lungo l'eclittica, è visibile particolarmente bene quando l'eclittica è più vicina alla verticale rispetto all'orizzonte, ossia fra febbraio e marzo e di nuovo fra settembre ottobre, agli equinozi di primavera e d'autunno.
La luce zodiacale fu scoperta da G. D. Cassini nel 1683. Egli suggeri correttamente che doveva essere causata da luce del Sole riflessa da «polvere» interplanetaria. (Un accenno alla luce zodiacale potrebbe perà trovarsi già in una quartina del poeta e scienziato persiano Omar Khayyam, vissuto fra l'XI e il XII secolo, che la chiama «fantasma del falso mattino».)

martedì 13 novembre 2007

Disturbo d'ansia generalizzato. Uno dei disturbi psichici più diffusi.

Quando una preoccupazione infondata e persistente diventa la reazione di una persona alla maggior parte delle situazioni, tale persona potrebbe soffrire di disturbo d'ansia generalizzato (GAD). Le persone che soffrono di GAD sono affette da ansia e preoccupazione immotivate ed eccessive verso le circostanze della vita (ad esempio, preoccupazioni su questioni finanziarie anche in assenza di "conti in rosso" o di grossi debiti). I pazienti affetti da GAD si sentono spesso insicuri, sostenendo di avere "i nervi tesi" e a volte di provare "un gran vuoto" a causa della tensione che sentono.

I sintomi psicologici del GAD sono inquietudine cronica ed esagerata, agitazione, tensione e irritabilità, che sembrano non avere alcuna causa, o che sono più intensi del normale in una data situazione. Le persone affette da GAD possono anche soffrire di problemi di concentrazione e di disturbi durante il sonno o la veglia. Oltre a questi sintomi psicologici, si manifestano spesso sintomi a livello fisico come tremori, mal di testa, capogiri, spasmi, tensione muscolare, dolori, disturbi addominali e sudorazione eccessiva.

L'ansia dovuta a una situazione reale, come i problemi finanziari conseguenti alla perdita del lavoro, non è un segno di GAD. La caratteristica essenziale del GAD è una preoccupazione persistente che non è una reazione logica alla situazione, e non è legata a nessun altro disturbo d'ansia. Un'ansia cronica ed eccessiva, relativa a situazioni che difficilmente si presenteranno diventa invece preoccupante. Inoltre, l'ansia nei soggetti affetti da GAD è difficile da controllare e causa notevoli complicazioni nella vita lavorativa quotidiana e nell'ambito sociale.

La maggior parte di coloro che soffrono di GAD sostengono di essersi sentiti ansiosi per tutta la vita, e il disturbo si manifesta spesso per la prima volta durante l'infanzia o l'adolescenza. Tuttavia l'insorgenza del disturbo in età adulta non è raro.

Gli esperti pensano che il GAD sia probabilmente causato da una combinazione di fattori biologici e di eventi della vita. Molte persone affette da GAD soffrono anche di altri disturbi medici, come depressione e/o attacchi di panico, che sembrano comportare cambiamenti nella chimica cerebrale, in particolare alcune anomalie relative ai livelli del neurotrasmettitore serotonina.

L'ansia è tra i disturbi mentali più curabili. Cure efficaci comprendono la terapia cognitivo-comportamentale, tecniche di rilassamento e "biofeedback" per controllare la tensione muscolare. In alcuni casi ci può essere bisogno anche di ricorrere ai farmaci. I farmaci ansiolitici più comunemente usati sono le benzodiazepine, come diazepam, alprazolam e lorazepam. Altri farmaci, come il buspirone, possono essere utili per alcuni soggetti.

(Fonte)

Gabriele Sandri non era un tifoso, era soprattutto un ragazzo. Secondo me non esiste un tifo sano: il tifo è sempre una malattia!

Sarà perché odio il calcio sin da quando ero bambino, ma io non riesco a capire bene perché solo con il calcio avvengono questi episodi di violenza. Ci sono appassionati sfegatati di automobilismo, atletica, motociclismo, tennis, basket, pallavolo, curling, sci, ecc... ma mai che si sia sentito che vanno in giro a distruggere tutto ogni volta che si arrabbiano!

In questo caso si è perso di vista completamente che Gabriele Sandri era soprattutto un ragazzo. Mi assale l'amaro sospetto che se non fosse stato un tifoso di qualche banale club calcistico, la notizia della sua morte non avrebbe avuto lo stesso impatto mediatico. Tuttavia, se non fosse stato un tifoso, siamo pur certi che gli ultras non avrebbero messo a ferro e fuoco l'intera città di Roma!

E penso anche a povero agente responsabile di questa tragedia. La sua responsabilità è ovviamente gravissima, ma se Gabriele non fosse stato un tifoso, lo ripeto ancora una volta, non sarebbe mai stato accusato addirittura di "omicidio volontario"!

A questo punto mi viene spontanea una riflessione: non esiste un tifo patologico e un tifo "pulito". Il tifo è pur sempre una malattia. Il tifoso, anche quando non è violento, è comunque una persona con una mentalità abbastanza ristretta, che ha come unico obiettivo quello di essere "folla", chi sta nella folla è un undividuo disperatamente solo. All'interno delle tifoserie i soggetti sono uniformati a pensare allo stesso modo, vestire allo stesso modo, parlare allo stesso modo (in maniera spesso colorita), ripetere gli stessi slogan. Anche la percezione del dolore è alterata in maniera preoccupante. Ho conosciuto una ragazza che, dopo che la sua squadra del cuore era scesa in serie B, ha detto: "mi sono rovinata tutta l'estate!". Molti arrivano a piangere per una sconfitta della propria squadra in maniera più disperata che se fosse morto un parente!

E poi ci sono quelli violenti... ma di costoro abbiamo visto le imprese in tutti i telegiornali.

lunedì 12 novembre 2007

Come si fa a misurare la distanza delle stelle

stella_1 Spesso si sente dire che una certa stella dista da noi un certo numero di anni luce. Ma come fanno gli astronomi a misurare la distanza delle stelle?

In effetti esistono vari metodi per avere una valutazione della distanza delle stelle. Si tratta comunque di una stima che prevede un certo grado di incertezza, come accade in qualsiasi misura scientifica.

I metodi più usati sono tre:

1) Metodo della parallasse. Si tratta di un metodo trigonometrico e funziona bene per le stelle più vicine (al massimo un centiniaio di anni luce).

2) Metodo delle Cefeidi. Le stelle variabili dette cefeidi presentano un periodo che è in stretta relazione con la loro luminosità assoluta; dal periodo osservato di una cefeide si ricava quindi la magnitudine assoluta e dal confronto con quella apparente la distanza.

3) Metodi spettroscopici. L'analisi dello spettro di una stella fornisce tra le altre cose una buona stima della sua magnitudine assoluta; il confronto con la magnitudine apparente fornisce una stima della distanza.

La distanza delle stelle più vicine (entro 100 anni luce circa) si misura con il metodo della parallasse.
Per metterlo in pratica si deve misurare due volte la posizione di una stella (rispetto alle stelle più deboli e quindi presumibilmente molto più lontane) a distanza di sei mesi. In questo periodo la Terra ha percorso metà della propria orbita, e quindi la seconda osservazione viene fatta a circa 300 milioni di Km di distanza dalla prima (il raggio dell'orbita terrestre è di circa 150 milioni di Km).

Parallasse

A causa di questo spostamento della Terra, che è il punto d'osservazione, si può constatare una modificazione apparente della posizione della stella rispetto alle stelle di sfondo. La misura precisa dell'angolo di spostamento (che per definizione è il doppio della parallasse) permette di risalire alla distanza della stella.

La relazione tra la distanza e la parallasse è data dalla formula:

d = r / sen p

nella quale d è la distanza della stella, r è la base di triangolazione (ovvero il semiasse maggiore dell'orbita terrestre, pari a 149597870 km) e p è l'angolo di parallasse.

Per misurare distanze maggiori di un centinaio di parsec e quindi, in definitiva, per fissare la scala delle distanze nell'Universo osservabile bisogna ricorrere a metodi diversi dalla parallasse. In base alla relazione che sussiste tra la magnitudine apparente e quella assoluta ecco che è necessario scoprire nelle altre galassie delle "candele" stellari, di luminosità assoluta nota, per potere effettuare una stima della loro distanza.

Conoscendo la legge con cui si attenua la luce in base alla distanza ecco che si può risalire, una volta nota la luminosità (o magnitudine) assoluta della stella alla sua distanza.

Uno di questi metodi è quello delle Cefeidi classiche. Chiaramente questo metodo si può applicare a galassie non troppo lontane in quanto condizione fondamentale è che in esse si possano risolvere le stelle che le compongono. Le variabili Cefeidi sono stelle pulsanti con periodi che vanno da 2 a 40 giorni. La signora Leavitt nel 1912 trovò, dopo avere effettuato centinaia di misure delle variabili Cefeidi nelle nubi di Magellano, una relazione tra il periodo P e la magnitudine assoluta Mv. In altri termini le Cefeidi più brillanti variano di luminosità più di quelle meno brillanti e quindi è possibile risalire dal periodo di variabilità alla magnitudine assoluta. Dal momento che la magnitudine apparente è sempre disponibile viene ad essere noto immediatamente il modulo di distanza e quindi la distanza stessa. Per questo motivo le Cefeidi sono dette indicatori di distanza o candele standard.

Scritto il primo manuale di Cold Reading, l'arte in cui si crea l'illusione di sapere tutto della persona che ci si trova davanti (passato, pr

Manuale di cold reading

Come fingere di sapere tutto sul conto degli altri
Introduzione di James Randi

di Ray Hyman

Ho tentato di creare questo volume come un manuale onnicomprensivo sulla lettura a freddo e sulla lettura psichica. Sono convinto che esso contenga tutto quello che vi occorre sapere per comprendere e realizzare letture di successo. Vi suggerirei di prenderlo a piccole dosi. Molto probabilmente riuscirete ad avere successo come lettori “psichici” mettendo in pratica solo uno o due dei suggerimenti contenuti in questo libro.
Col tempo, vi renderete conto che le vostre letture superano di gran lunga quelle del lettore medio che esercita questo mestiere quotidianamente.
Il mio intento non è fornire al mondo nuovi “sensitivi”. Piuttosto desidero impressionarvi con il potere di questa situazione sociale in miniatura. Vi fornirò i dieci “segreti” della cold reading. Perché proprio dieci? Riconosco che non c’è nulla di magico in questo numero. Avrei potuto elencare i cinque o i venti segreti della lettura a freddo. In effetti, sono del parere che in realtà non esiste nessun segreto della lettura a freddo. Può farlo chiunque. E virtualmente qualunque metodo per metterla in pratica “funzionerà”. E davvero possiamo comprimere tutti i consigli in un singolo segreto: provateci! Se sapete parlare, sarete in grado di effettuare una cold reading di successo.


Ray Hyman

Per maggiori informazioni su questo libro, visitate qui e qui.

domenica 11 novembre 2007

Le donne serial killer devono lavorare il doppio per raggiungere la notorietà

In questo mondo pieno di ingiustizie le donne ancora non vengono riconosciute nel loro lavoro. E' successo anche a Barbara Louise Huxley, che per raggiungere la copertina di Time e Newsweek, a 46 anni, ha dovuto uccidere il doppio di vittime innocenti rispetto ai suoi colleghi serial killer di sesso maschile. Per lei è stato davvero faticoso raggiungere la notorietà...

Huxley, nella casa di cura dove svolge il suo duro lavoro e i terribili omicidi, ha visto le sue attività non riconosciute per anni.

La sua prima vittima l'ha uccisa a soli 27 anni. Si trattava di un paziente anziano che ha soffocato con i tubi chirurgici. Poi sono seguiti altri sette omicidi per soffocamento, ancora più lenti e metodici.

Come molte giovani donne che vogliono semplicemente la possibilità di uccidere il maggior numero possibile di vittime, prima di essere arrestata dalla polizia, Huxley ha affrontato una feroce resistenza ad ogni turno, a volte da funzionari di polizia, a volte testimoni oculari, o spesso, la resistenza stessa delle vittime.

Huxley ha detto: "Voglio solo essere trattata come qualsiasi altro omicida sociopatico."

Nel frattempo, Huxley e una mezza dozzina di altre donne come lei deve continuare a bruciare e mutilare innumerevoli vittime, senza l'attenzione dei mezzi di comunicazione senza la giusta applicazione della legge che i loro atroci atti giustamente meritano.

Adesso Huxley sogna di essere trattata come un assassino sanguinario e non più, come questa nostra società malata fa, una semplice, dolce tenera donna.

(Fonte)

La mappa di tutti i vulcani attivi nel mondo

I vulcani non sono distribuiti in modo casuale sulla superficie terrestre, ma sono indicatori di zone di debolezza corrispondenti ad aree instabili della crosta terrestre. Essi si trovano in corrispondenza dei limiti di placca, sia dove si crea nuova crosta in risalita dall'astenosfera (dorsali oceaniche) sia dove la crosta viene distrutta sprofondando di nuovo nell'astenosfera (zone di subduzione).
Ne è prova di ciò la cosiddetta Cintura di fuoco che è la linea di vulcani che circonda tutto l'oceano Pacifico. Essa è costituita da vulcani dalla bella forma conica e con pendii abbastanza acclivi. La loro attività è di tipo esplosiva e i magmi eruttati, piuttosto viscosi, sono per lo più di tipo andesitico (da ciò viene chiamata anche linea dell'andesite). Dato il tipo di attività questi vulcani sono caratterizzati da una pericolosità piuttosto elevata.
A questo tipo di vulcani appartengono il Vesuvio (il vulcano a rischio più elevato dell'Europa), i Campi Flegrei, Stromboli e Vulcano nelle isole Eolie.
I vulcani delle dorsali, invece sono caratterizzati da magmi meno viscosi e sono quindi più fluidi. La loro forma è piuttosto appiattita e formano grandi espandimenti lavici. Sono caratterizzati da una pericolosità modesta. Una zona dove è possibile osservare questo tipo di vulcanismo è l'Islanda, in quanto si può considerare un tratto di dorsale affiorante dall'oceano Atlantico. A questo tipo di vulcani appartiene l'Etna, il vulcano più grande d'Europa.
Un vulcanismo simile a quello delle dorsali è dato dai vulcani delle cosiddette rift valleys che rappresentano una dorsale in via di formazione. Questo tipo di vulcani si può osservare in Africa Orientale nella zona dei grandi laghi.
Oltre a questi due grandi tipi di vulcani dei limiti di placche ve ne sono altri tra cui quello dei cosiddetti vulcani di hot spot, che sono situati all'interno di una placca. Appartenenti a questo tipo di vulcanismo abbiamo i vulcani delle isole Hawaii localizzati in mezzo alla grande placca dell'oceano Pacifico. La loro attività è simile al vulcanismo delle dorsali oceaniche.

Per maggiori informazioni visitate la fonte.

sabato 10 novembre 2007

Ettore Majorana. Il geniale fisico scomparso misteriosamente nel 1938.

«Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fanno del loro meglio ma non vanno lontano. C'è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentale per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni come Galileo e Newton. Ebbene Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha. Sfortunatamente gli mancava quel che è invece comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso.»

(Enrico Fermi)

Con queste parole il premio Nobel della Fisica, Enrico Fermi, descriveva il giovane Ettore Majorana. In effetti Ettore era un giovane e geniale fisico, dal carattere ombroso e riservato. Nel 1937 Ettore Majorana fu nominato professore di Fisica teorica all'Università di Napoli, dove si legò d'amicizia con Antonio Carrelli, professore di Fisica sperimentale presso lo stesso Istituto di Fisica.

Ma ciò che fa di Majorana un genio davvero particolare, non era tanto il suo carattere eccentrico, ma la storia della sua scomparsa, tuttora completamente avvolta nel mistero.

La sera del 25 marzo 1938 Ettore Majorana partì da Napoli con un piroscafo della società Tirrenia alla volta di Palermo, ove si fermò un paio di giorni: il viaggio gli era stato consigliato dai suoi più stretti amici, i quali lo avevano invitato a prendersi un periodo di riposo.

Il giorno stesso, prima di partire, aveva scritto a Carrelli la seguente missiva:

Caro Carrelli, Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi... Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto...; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo.

Ai familiari aveva invece scritto:

Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all'uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi.

Il 26 marzo Carrelli ricevette da Majorana un telegramma in cui gli diceva di non preoccuparsi di quanto scritto nella lettera che gli aveva precedentemente inviato.

Lo stesso giorno fu scritta e spedita anche questa ultima lettera:

Palermo, 26 marzo 1938 - XVI Caro Carrelli, Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all'albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all'insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli.

Ma Ettore non comparve più.

Iniziarono le ricerche. Del caso si interessò, dietro pressioni di Fermi, lo stesso Mussolini; fu anche proposta una ricompensa (30.000 lire) per chi ne desse notizie, ma non si seppe mai più nulla di lui, almeno non in modo inequivocabile.

Il professor Vittorio Strazzeri dell'Università di Palermo asserì di averlo visto a bordo alle prime luci dell'alba del 27 marzo mentre il piroscafo sul quale era imbarcato si accingeva ad attraccare a Napoli (in realtà egli condivise la cuccetta con un giovane viaggiatore che, secondo la descrizione, corrispondeva a Majorana, da lui mai conosciuto personalmente prima di allora). Un marinaio asserì di averlo scorto, dopo aver doppiato Capri, non molto prima che il piroscafo attraccasse, e la società Tirrenia, anche se l'episodio non fu mai confermato, asserì che il biglietto di Majorana era tra quelli testimonianti lo sbarco. Anche un'infermiera che lo conosceva sostenne di averlo visto, in questo caso nei primi giorni dell'aprile 1938, mentre camminava per strada a Napoli.

Ma non fu mai trovata nessuna traccia documentata della sua destinazione ed in mare non fu mai trovato.

Le indagini furono condotte per circa tre mesi e si estesero ad un convento di Gesuiti che si trovava vicino a dove lui abitava, dove pare si fosse rivolto per chiedere una qualche sorta di aiuto, forse come reminiscenza del suo periodo scolastico presso i Gesuiti di Roma. La famiglia seguì anche una pista che sembrava portare al Convento di S.Pasquale di Portici, ma alle domande rivoltegli il padre guardiano rispose con un enigmatico: "Perché volete sapere dov'è? l'importante è che egli sia felice".

Ci fu una ridda di ipotesi, di indizi, ma non si ebbero mai certezze sulla sorte di Majorana: va comunque notato che nelle sue lettere egli non parla mai di suicidio, ma solo di scomparsa, ed era persona attenta alle parole.

L'unica certezza tra tante supposizioni consiste nel non indifferente prelievo di una considerevole somma di denaro (alcuni stipendi arretrati) che Majorana fece prima di far perdere le sue tracce, l'equivalente di circa 10 mila dollari attuali, oltre che della sparizione del suo passaporto. Anche questo fatto, unito alla razionalità della mente di Majorana, rende poco probabile l'ipotesi del suicidio.

Amaldi nel suo Ricordo scrisse che egli aveva saputo trovare in modo mirabile una risposta ad alcuni quesiti della natura, ma che aveva cercato invano una giustificazione alla vita, alla sua vita, che era per lui di gran lunga più ricca di promesse di quanto non lo sia per la stragrande maggioranza degli uomini.

Il giorno prima di salpare da Napoli consegnò alla studentessa Gilda Senatore una cartella di materiale scientifico: questi documenti furono mostrati anni dopo al marito di questa, anch'esso fisico. Questi ne parlò con Carrelli che ne parlò con il rettore che li volle: dopo di che le carte si persero.

La storia dell’ultimo teorema di Fermat e della sua dimostrazione è una vicenda più appassionante di una saga, più intricata di una tragedia, più affa

La storia dell’ultimo teorema di Fermat e della sua dimostrazione è una vicenda complicata ed è più appassionante di una saga, più intricata di una tragedia, più affascinante di un romanzo d’avventura.

L’Ultimo Teorema di Fermat ha un collegamento forte con la matematica dell’antica Grecia e con i fondamenti del pensiero di Pitagora. Si arriva, in un magico balzo di secoli, dal teorema di Pitagora fino alla sofisticata matematica moderna. Ma vediamo di descrivere, a grandi linee, questa storia così piena di sorprese.

Il problema dell’Ultimo Teorema (da questo momento in poi lo chiameremo così) sembra molto semplice perché si basa su una nozione matematica che tutti possono ricordare:

In un triangolo rettangolo il quadrato costruito sull’ipotenusa è equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti.

Questa è la formulazione del Teorema di Pitagora, che tutti conosciamo. Se x, y e z (z è l’ipotenusa e x e y i cateti) sono le lunghezze dei lati del triangolo, allora il teorema può essere enunciato simbolicamente nel seguente modo:

z^2 = x^2 + y^2

Se in un triangolo rettangolo x = 3 e y = 4 si vede che z (l’ipotenusa) sarà uguale a 5, infatti, considerando la formula appena scritta si avrebbe:

52 = 32 + 42 e cioè: 25 = 9 + 16

e per questo triangolo il Teorema sarebbe verificato. Ma Pitagora come poteva sapere che il suo teorema era valido per qualsiasi triangolo rettangolo? Ovviamente non poteva misurare l’infinita varietà di trangoli per vedere se tutti lo verificavano! Tuttavia egli era assolutamente sicuro della universalità delle sue conclusioni. La ragione di questa fiducia sta nel concetto di dimostrazione matematica. La ricerca di una dimostrazione di questo genere è la ricerca di una conoscenza più assoluta di qualsiasi altra conoscenza accumulata da ogni altra disciplina. Il Teorema di Pitagora è una verità definitiva che nessuno potrà mai modificare.

Dopo la morte di Pitagora, i suoi allievi, oltre alla dimostrazione del Teorema, divulgarono al mondo il segreto per trovare le cosiddette “Terne Pitagoriche”. Le terne pitagoriche sono combinazioni di tre numeri interi che soddisfano l’equazione di Pitagora z^2 = x^2 + y^2 . Come abbiamo visto prima l’equazione è valida se x = 3, y = 4 e z = 5. Ma anche se x = 5, y = 12 e z = 13, infatti si ha: 132 = 52 + 122, cioè 169 = 25 + 144.

Un terna pitagorica più grande è x = 99, y = 4900 e z = 4901. Per numeri più grandi le terne diventano sempre più difficili da trovare. Per scoprire le terne i pitagorici inventarono un metodo e nel far questo dimostrarono che il loro numero era infinito. Quindi esistono infinite terne di numeri interi che soddisfano l’equazione di Pitagora. Ma adesso consideriamo una equazione del tipo:

z^3 = x^3 + y^3

dove i quadrati sono diventati cubi. La potenza è passata da 2 a 3. A questo punto ci chiediamo: esistono terne pitagoriche che soddisfano questa equazione? Ebbene, trovare soluzioni per l’equazione “al cubo” sembra proprio che sia impossibile! E inoltre, se la potenza viene cambiata da 3 ad un qualunque numero più alto n (cioè 4,5,6...), anche in questo caso sembra impossibile trovare una soluzione. Alla fine l’equazione:

z^n = x^n + y^n per n maggiore di 2

non riesce più a mostrare soluzioni. E infatti il grande matematico francese del Seicento Pierre de Fermat fece la stupefacente affermazione che la ragione per la quale nessuno poteva trovare una soluzione era che la soluzione non esisteva affatto.

“Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema, che non può essere contenuta nel margine troppo stretto della pagina”.

Così scriveva Pierre de Fermat a proposito di quello che sarebbe stato il più grande rompicapo degli ultimi quattro secoli. La dimostrazione che non stava nel margine troppo stretto non fu mai trovata. Qui comincia la grande avventura, e quella frase divenne il guanto di sfida raccolto da generazioni di matematici, che si sforzarono invano di dimostrare questo teorema così apparentemente semplice, ma in realtà così impenetrabile.

Dopo oltre tre secoli e mezzo, l’enigma ha trovato una soluzione: un matematico inglese, di nome Andrew Wiles, della Princeton University, che sin dalla sua infanzia sognava di trovare una soluzione, è riuscito nel 1994 a violare il grande segreto.

Resta però ancora un piccolo mistero… Osservando la dimostrazione dell’Ultimo Teorema di Wiles, si nota che è una dimostrazione davvero molto lunga e complicata, che fa uso delle tecniche matematiche più moderne e complesse, molte delle quali sono state introdotte dallo stesso Wiles. Quasi tutte queste tecniche erano completamente sconosciute all’epoca di Pierre de Fermat. Allora ci chiediamo: come aveva fatto il grande matematico francese a dimostrare quel teorema? Aveva forse commesso un errore? Si era ingannato? Oppure esiste un modo molto più semplice per dimostrarlo, che per tre secoli e mezzo è sfuggito anche alle più grandi menti matematiche?

Vorrei concludere con una curiosità, per così dire, “umoristica”. Nella metropolitana di New York, sui muri della stazione dell’Ottava Strada, compare un simpatico graffito, ispirato senza dubbio da tutta l’attenzione dei media per il teorema quando ne fu dato annunzio nel 1994:

“ z^n = x^n + y^n: nessuna soluzione.

Ho scoperto una dimostrazione meravigliosa di questo fatto, ma adesso non posso scriverla perché sta arrivando il mio treno”.

venerdì 9 novembre 2007

Cari alieni, invece di venirci a rapire di notte e portarci nei vostri dischi volanti per farci strane e dolorose visite mediche, leggetevi questo rac

L’intuizione

Fam Arouet si stava recando nello studio del Direttore del Dipartimento di Ricerca sulle Civiltà Extraterrestri con il cuore in gola. Non sapeva se il Direttore Tomath avrebbe gradito ciò che avrebbe detto, ma non aveva scelta. La verità è il primo dovere di un ricercatore. Tuttavia si sentiva soggiogato da una inquietudine di cui non riusciva a liberarsi.
La porta si aprì in fondo al luminoso corridoio e Fam pose lo sguardo dentro lo studio del Direttore arredato in maniera davvero molto moderna, ma senza eccesso; era un ambiente piacevole, come (quasi sempre) il suo umore.
Lo fece accomodare con un gesto e un sorriso. Tomath non cambiava mai, Fam lo conosceva da anni, ma nemmeno l’età aveva cambiato la sua natura: poche parole e sorriso affabile.
«Sono contento di rivederti ogni tanto... è da un po’ che non passi da qui: mi sono mancate le nostre interminabili chiacchierate sulla filosofia greca...».
«Lo so, lo so... Il lavoro e la carriera ci assorbono sempre di più, or-mai...» disse Fam, con un tono pieno di nostalgia.
«Hai fatto progressi Fam; tu più di me. Nel nostro campo nessuno ha una conoscenza superiore alla tua.»
«È proprio per questo che sono venuto a parlarti.»
«Hai avuto qualche altra intuizione?»
«In un certo senso, si.»
«Allora dimmi, non tenermi sulle spine!»
«Abbiamo sbagliato tutto...»
Ci fu un attimo di silenzio imbarazzato. Tomath sorrideva aspettando un’altra parola di Fam, ma quello, scuro in faccia, non accennava a dire altro.
«È successo qualcosa Fam?»
«È successo che ho usato il denaro del Dipartimento per portare avanti una ricerca non autorizzata! Ecco tutto.»
Tomath restò di sasso; non sapendo che dire, si portò una mano nei ca-pelli facendo finta di sistemarli. Dopo un attimo di incredulità, nella sua mente si accavallarono mille pensieri, ma il più martellante era: come aveva fatto il suo amico a mettere in atto una cosa del genere, senza che lui se ne accorgesse! Si sentì dolorosamente responsabile.
«Come è potuto accadere? Io avrei autorizzato qualsiasi tua proposta, lo sai, anche le più folli! Non ti ho mai posto limiti da questo punto di vista! E inoltre come hai fatto a prendere il denaro?».
«Lo so, ma la mia ricerca richiedeva la più assoluta riservatezza! Nemmeno tu dovevi sapere.»
«Quindi per amore della segretezza hai fatto qualcosa che, se vera, po-trebbe mettere fine sia alla tua che alla mia carriera?» disse Tomath, co-minciando a scaldarsi.
«Sì, l’ho fatto, ma i risultati sono stati davvero incredibili! Ne è valsa la pena!» disse Fam con un sorriso smagliante.
«Spiegati meglio!»
«Come ti dicevo prima, noi abbiamo sbagliato tutto! Abbiamo com-messo un errore di fondo che ci ha portato a cercare gli extraterrestri nei modi e nei posti sbagliati. Ti rendi conto di quanti fondi sono stati buttati al vento? E poi? Nessun risultato convincente. Improvvisamente, alcuni mesi fa, ho avuto l’intuizione giusta.»
«E quale sarebbe questa intuizione?»
«Sono partito da una affermazione del fisico teorico Paul Davies. Egli disse che se avessimo incontrato una civiltà extraterrestre, la comunica-zione sarebbe potuta risultare inattuabile perché non era affatto sicuro che ci fosse qualcosa da comunicare... ricordi?»
«Sì, ricordo bene, ma vai avanti...» disse Tomath, ancora in pensiero per la rivelazione di poco prima: il fatto di avere mandato in fumo una carriera lo metteva spaventosamente in ansia e nessuno gli poteva dare torto per tanta preoccupazione.
«Allora ho messo questa affermazione in relazione alla comunicazione tra esseri viventi con grande differenza di livello intellettivo. Ad esempio la comunicazione tra esseri umani e gatti si restringe solo allo scambio di coccole e all’offerta di cibo, non puoi raccontare al gatto le tue elucubra-zioni filosofiche o scientifiche, perché sarebbe del tutto inutile... né il gatto può comunicare altro che voglia di coccole o desiderio di cibo. Eb-bene, questo avverrebbe tra due esseri che comunque sono dello stesso pianeta, ma tra esseri di pianeti diversi anche queste semplici forme di comunicazione potrebbero essere del tutto assenti e l’unica informazione a disposizione potrebbe ridursi alla pura constatazione dell’esistenza! Cioè: io ti vedo e tu mi vedi. Mi segui?»
«Fin qui ti seguo, ma non riesco a capire dove vuoi arrivare...» disse Tomath imbarazzato.
«In realtà a questo ci eravamo già arrivati. La constatazione dell’esistenza è già un risultato incredibilmente interessante. Per questo motivo, per anni, sono stati portati avanti progetti come O.Z.M.A. o il più noto S.E.T.I. Inoltre questo Dipartimento ha finanziato ricerche su U.F.O., abduction, crop circles, civiltà scomparse e tante altre cose che non hanno portato altro che spreco di tempo e di fondi... cioè risultati ZERO».
«Questo lo so, ma tu che rimedi hai trovato?» disse Tomath, temendo che il discorso di Fam si sarebbe rapidamente smarrito in oziose conside-razioni.
«Abbiamo percorso tutte le strade, tranne l’unica che porta direttamente alla cosiddetta: “constatazione dell’esistenza”! Ce l’avevamo sotto il naso, ma non l’abbiamo vista!»
«Sei sicuro? Noi ne abbiamo provate di tutti i colori!»
«Sì, sono sicuro...» disse Fam, con sguardo trionfante.
«Vorrei che tu mi spiegassi…»
«Certamente. Per farti capire meglio ti faccio un esempio. Hai mai visto un gatto che capisce che nella tua casa c’è un apparecchio televisivo?»
«Credo proprio di no; di solito la mia gatta ci si addormenta di sopra, anche quando mio figlio lo tiene acceso ad alto volume!» disse Tomath.
«Ecco! Quindi cani e gatti, ad esempio, sono assolutamente incapaci di distinguere una tecnologia. Si addormentano sul televisore, passeggiano sul cofano delle automobili, marchiano il territorio sui pali della luce... Da questa evidenza potremmo estrapolare che se noi fossimo a contatto con una civiltà extraterrestre molto più avanzata di noi, potremmo non essere in grado di percepire le loro tecnologie, e chiaro?»
«Con questo che vuoi dire? Che potremmo addormentarci su un disco volante scambiandolo per un letto?» disse Tomath ridendo.
«Ebbene, non ci crederai, ma è proprio ciò che è accaduto a un centina-io di persone in questa città!»
«Che si sono addormentate su un disco volante?!» disse Tomath con una faccia tra il divertito e lo stupito.
«Esattamente! Ho scoperto che molti oggetti che noi scambiamo per letti sono in realtà delle navi spaziali aliene! Lo so, sembra talmente in-verosimile che stento a crederci io stesso...»
«Ma hai almeno un prova?» disse Tomath, sconvolto.
«Nel mio laboratorio ho un paio di letti che farebbero la gioia di qualsi-asi scienziato anziché quella di una coppia di amanti... Sapessi, una volta analizzati, cosa ci ho trovato dentro...»
«Ma com’è possibile una cosa del genere?»
«È del tutto possibile, anzi, direi che è banalmente ovvio, talmente ov-vio che non ci avevamo mai pensato. Le nostre menti non sono in grado di razionalizzare una tecnologia enormemente superiore alla nostra, quindi sono costrette a crearsi una falsa immagine. Come un gatto scambia il cofano di un automobile per un luogo adatto per dormire, allo stesso modo noi possiamo scambiare una nave spaziale aliena per un letto. Anzi, la nostra mente fa molto di più di un semplice scambio: essa VEDE un letto! Capisci?»
«Credo, credo di sì...» balbettò Tomath, cominciando a credere che Fam si fosse lasciato prendere un po’ troppo dall’entusiasmo.
«Sai come ho fatto a scoprirlo? Andando ad analizzare tutte quelle per-sone che sognavano molto spesso di fare viaggi nello spazio o di vedere alieni o esseri strani. In realtà non stavano affatto sognando, viaggiavano davvero nello spazio! Le navi spaziali aliene si attivano con la mente, quindi quelle persone le “mettevano in moto” inconsapevolmente usando le facoltà mentali, che nel sonno sono notoriamente potenziate. Siccome poi si basano su una propulsione a stadi intermedi di spazi interdimen-sionali, sembrava che il letto e la persona non si muovessero da lì e in re-altà sfrecciavano ad anni luce di distanza! Inoltre ho scoperto anche che questi letti erano stati regalati o prestati ai soggetti, quindi significa che gli alieni lo hanno fatto apposta per sottoporli a esperimenti. Non è una scoperta incredibile?»
«Credo di sì...» Tomath cominciava a sentirsi un cretino. Da un bel po’ era lì che ascoltava gli sproloqui di un uomo che aveva perso ogni traccia di raziocinio e non sapeva nemmeno cosa rispondergli.
«L’altra grande scoperta che ho fatto è stata che molti indumenti che indossiamo quotidianamente sono in realtà dei manufatti alieni: per essere precisi sono dei sofisticati strumenti per monitorare tutti i nostri parametri vitali. Noi li indossiamo e loro trasmettono agli alieni la pulsazione cardiaca, la pressione del sangue, la temperatura e chissà quanti altri pa-rametri che noi non immaginiamo neanche! Chi non ha comprato qualche economico indumento made in China? Ebbene, di questi indumenti ci viene detto che sono stati realizzati con manodopera a basso costo e proprio per questo sono venduti a prezzi stracciati, ma questo è un trucco! Il prezzo basso serve a favorirne la diffusione a livello mondiale, e il fatto che sono marchiati made in China serve a limitare la possibilità di verificarne la provenienza! Anche in questo caso in laboratorio ho un centinaio di magliette che una volta analizzate a fondo hanno rivelato dettagli davvero incredibili!» disse Fam trascinato da un crescente entu-siasmo.
«Più tardi voglio vedere sia i letti che le magliette! Ma c’è una cosa che vorrei capire... i cani e i gatti sono incapaci di percepire le nostre tecno-logie, ma sono capacissimi di vedere NOI! Se noi non siamo capaci di vedere le tecnologie aliene, quindi dovremmo essere almeno capaci di vedere LORO! Perché invece non li vediamo?»
«Ci ho pensato anche io a questo problema e mi sono scervellato per mesi, ma poi ho trovato la soluzione: anche questa era sotto il naso e non l’abbiamo mai vista. Sono partito sempre dal rapporto umani-animali. I cani e i gatti, per rifarci agli stessi esempi di prima, ci vedono benissimo, ma ci percepiscono come se fossimo anche noi cani o gatti! Solo che ci pongono in una posizione dominante rispetto a loro! Da ciò si estrapola facilmente che...»
«...noi vediamo gli alieni come se fossero normalissimi esseri umani, ma in posizioni sociali molto elevate, come star del cinema, presidenti, imperatori, ecc... Questa però l’ho già sentita,» lo interruppe Tomath, mostrando tutta la sua perplessità.
«Sì, qualcuno l’aveva già pensato, e noi l’abbiamo snobbato come un pazzo visionario...» disse Fam con tristezza.
«Loro sono tra noi,» aggiunse Fam a bassa voce avvicinandosi a To-math.
«Anche tu sembri un pazzo visionario in questo momento!» lo rimpro-verò Tomath.
«Io ho le prove!»
«Le voglio vedere!»
«Calmati! Le vedrai al momento opportuno.»
«Spero che per te il momento opportuno sia molto presto. Io ho da la-vorare...» disse Tomath alzandosi dalla sua poltrona. Cominciò a pensare che se Fam non se ne fosse andato entro pochi minuti avrebbe perso la pazienza. L’atteggiamento di Fam era un po’ troppo irritante.
«Questo è più importante del tuo lavoro. È qualcosa di troppo grandio-so, i tuoi appuntamenti possono certamente aspettare».
«Aspettare cosa? Perché non vuoi farmi vedere subito le prove?» chiese Tomath.
«Ti rendi conto che Gesù era con molta probabilità un alieno che aveva mostrato a tutti le sue capacità! Lo hanno ucciso i suoi stessi simili per metterlo a tacere. In questo modo trovano spiegazione anche i numerosi miracoli che Egli faceva…» disse Fam pensieroso.
«Non cambiare discorso! Voglio visionare le prove che hai citato. Vo-glio vedere le analisi dei letti e delle magliette! Tu hai queste analisi, por-tamele, per favore».
«Non subito; mi devi perdonare ma non mi fido: anche tu potresti esse-re un alieno!»
«Basta Fam. La mia pazienza ha un limite. Ho solo altri cinque minuti da dedicarti, poi ho un seminario. Giusto il tempo per andare a prendere le tue analisi e portarmele!» disse Tomath severo.
«Dopotutto anche tu hai sempre occupato posizioni sociali elevate... potrei togliermi ogni dubbio facendo l’analisi di un campione dei tuoi tessuti…»
«Cosa?!» gridò Tomath.
«Sì, certo! L’analisi metterebbe in evidenza un DNA diverso da quello umano e sarebbe la prova della tua appartenenza!».
Con mossa rapida Fam afferrò il tagliacarte sulla scrivania di Tomath e si diresse di scatto verso di lui.
«Cosa vuoi fare?» disse Tomath con una smorfia di terrore disegnata sul viso.
«Calmati! Ci vorrà solo un attimo… mi basta un lembo del tuo orecchio per avere la prova che mi serve. Non ti farà male e se sei davvero umano non hai niente da temere!» disse Fam, rosso in viso.
A quel punto Tomath si decise, con un movimento rapido della mano, premette il bottone che si trovava sotto la sua scrivania e chiamò la sicu-rezza. Entro un minuto sarebbero arrivati due uomini.
«Tu non ragioni più... ti invito ad uscire da questo ufficio!» disse To-math, pallido in viso per la paura.
A quel punto Fam si fermò e abbassò il tagliacarte.
«Io l’avevo sempre sospettato, sai? È da anni che ti tengo d’occhio! Ma non ero sicuro, non sono mai stato sicuro. Non lo sono nemmeno adesso... ma se sei umano allora devi aiutarmi! Bisogna divulgare questa scoperta; ci divideremo il merito e saremo ricordati come i più grandi scienziati della storia umana. Saremo per sempre quelli che hanno scoperto l’esistenza degli extraterrestri, supereremo in fama Galileo, Newton, Ein-stein, Watson e Crick e tanti altri! Ti rendi conto di cosa abbiamo appena fatto?» disse Fam, febbricitante per l’entusiasmo.
«Tra pochi secondi due uomini ti accompagneranno fuori da questo e-dificio. Ma ci sentiamo tra qualche giorno. Dopo avere osservato cosa c’è dentro il tuo laboratorio...» disse Tomath freddamente.
I due uomini della sicurezza entrarono nello studio, strapparono dalla mano di Fam il tagliacarte e lo presero con forza dalle braccia. Mentre lo portavano fuori egli gridò:
«Diventeremo una leggenda perché nemmeno loro sono riusciti a fer-marci!», poi la porta dello studio si chiuse automaticamente.
Tomath crollò sulla poltrona in preda al pianto. Non solo il suo migliore scienziato e amico aveva perso la salute mentale, ma aveva anche commesso un reato di cui, lui, sarebbe potuto essere considerato respon-sabile, con gravi conseguenza per la carriera. Si sentiva rovinato e beffato dal destino.
Il giorno dopo invece si sentì parzialmente rincuorato. Dalle indagini svolte al computer non risultava nessun illecito da parte di Fam. Nessuno aveva mai prelevato denaro per svolgere ricerche di nascosto. Nel labora-torio non c’erano né letti né magliette e nemmeno altre cose strane. Anzi, la scrivania era desolatamente vuota, come se Fam non lavorasse da mol-to tempo.
Nonostante tutto restava il fatto che il suo amico era impazzito e questo per lui era un grande dispiacere. La migliore mente di tutto il Diparti-mento si era deteriorata e non sapeva se ne fosse esistita qualcuna in gra-do di succederle degnamente.
Le emozioni delle ultime 24 ore erano state talmente forti che Tomath si sentiva male fisicamente: avvertiva forti dolori addominali e anche un po’ di mal di gola. Ad un certo punto i dolori divennero spasmi e uscì dal suo studio per precipitarsi in bagno. Vi stette circa cinque minuti poi uscì, ma ancora non si sentiva davvero a posto.
Quando Harajo, tecnico del Dipartimento dal carattere eccentrico e in-troverso, vide uscire il direttore dal bagno, così pallido e sudaticcio, ven-ne colto da uno spiacevole sospetto. Si precipitò in bagno e guardò den-tro.
Le sue preoccupazioni erano fin troppo fondate. Non bastava che aveva dovuto in fretta e furia sgomberare il laboratorio di Fam Arouet, perché quello sciagurato ci teneva due navi spaziali e un centinaio di sonde ce-rebrali! Non bastava nemmeno che era stato costretto a cancellare tutte le tracce informatiche dei movimenti di denaro che lo stesso Fam aveva fat-to per procurarsi i soldi per le sue ricerche!
E doveva sopportare anche questo, parecchie volte al giorno.
«Il mio compito qui al Dipartimento sarebbe molto più piacevole se gli esseri umani la smettessero di defecare sul mio computer!» pensò.
«Ma l’hanno scambiato per un gabinetto?»

Giuseppe Nicosia

Come oscilla un pendolo su Giove? (filmato)

In questo filmato possiamo vedere una bella rappresentazione di come cambia il periodo di oscillazione di un pendolo semplice in vari corpi ...